Chiusura dell’ApeLuna: “In questa storia tutti perdono”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata dalla mamma di un bimbo iscritto alla Garderie ApeLuna, la cui chiusura è prevista per il 31 dicembre.
ApeLuna - lettera
I lettori di Aostasera

Quando decidi di affidare tuo figlio a qualcuno che non sei tu, per scelta o per necessità, si insinua in te il pensiero di essere un genitore orribile, perché ti sembra un gesto crudele, innaturale, ingiusto. Lo so, pare una cretinata, ma quel pensiero arriva anche nella mente più lucida e razionale e non ci puoi fare nulla. Accade quando lasci il pargolo ai nonni, figuriamoci quando lo metti in mano a persone sconosciute che non sanno nulla di te, del tuo bambino, delle sue esigenze, delle sue abitudini.

È successo anche a me, quando abbiamo cominciato l’inserimento di Leo all’ApeLuna.
Mi trovavo lì nel parcheggio, con Silvia, a condividere lo stesso stato d’animo e le stesse domande: abbiamo fatto la scelta giusta? E se piangono? E se hanno bisogno di noi? E se si sentono abbandonati? E se… E se…
Andavamo a berci un caffè per ingannare l’attesa e quando tornavamo a riprendere Leo ed Enea sembravamo quelle madri che riabbracciano i figli dopo mesi di Erasmus e cercano di trovare in loro qualche segno di disagio: hanno mangiato? Hanno dormito abbastanza? Hanno sentito nostalgia?

Questo smarrimento è durato, credo, due giorni e il motivo è di una semplicità disarmante: le educatrici, quelle che noi abbiamo sempre affettuosamente chiamato “le ragazze dell’Ape”, sono state capaci di guadagnarsi la nostra totale e incondizionata fiducia.
Io ricordo come se fosse ieri questa sensazione: andavo al lavoro e durante la mattinata riuscivo a non pensare a Leo. Non fraintendetemi, non è che fossi una madre snaturata che non vedeva l’ora di levarsi dai piedi suo figlio. La realtà era che sapevo di aver affidato il mio bimbo a persone competenti, rassicuranti, propositive, coinvolgenti, empatiche e di una dolcezza senza fine. Che si sarebbero prese cura di Leo come avrei fatto io.

Questa era la forza dell’ApeLuna: un team che diventava parte della tua famiglia.
Erano sempre sorridenti, le ragazze dell’Ape. Se c’era qualche problema te ne parlavano con sincerità e si dimostravano subito disponibili a cercare una soluzione con te.
Non ci hanno mai, neanche una volta, fatto vivere la garderie come un semplice parcheggio, ma sempre come un luogo di crescita e di benessere per Leo e per noi.
Ci hanno senza dubbio insegnato ad essere genitori migliori.

Per queste e altre mille ragioni avevamo deciso senza alcun tentennamento di iscrivere anche Alice, a gennaio 2019.
Per queste e altre mille ragioni, la chiusura dell’ApeLuna ci fa arrabbiare e ci demoralizza: non solo perché Alice sarà privata di un’esperienza meravigliosa, ma perché come lei e come noi, tanti altri bambini e famiglie perderanno un prezioso servizio che offriva ben più di quanto ci si aspettasse.

Ma più di tutto, temo che questa decisione sciagurata cancelli dal viso delle ragazze dell’Ape quel sorriso che trovavamo ad accoglierci ogni mattina. E no, non se lo meritano affatto.

La vera assurdità è che in questa storia tutti perdono, non c’è nessun vincitore.
Queste parole probabilmente cadranno nel vuoto, ma per noi erano doverose, perché l’ApeLuna ci ha regalato tanto e nessun taglio al bilancio, nessuna manovrina politica o amministrativa potranno mai levarci la riconoscenza e l’affetto verso quelle ragazze e il loro lavoro.

[in linea con la filosofia educativa dell’ApeLuna, si è scelto di non infarcire questo post di invettive o improperii: lascio libero sfogo all’immaginazione dei lettori].

Nelle foto: Le nostre pagine sul Diario di Viaggio dell’ApeLuna, compilato da ogni famiglia al termine del percorso dei bimbi.
Una lettura che consiglierei vivamente a chi, oggi, ha deciso di mettere in fondo a quelle pagine la parola FINE.

Joëlle Zaninelli

 

ApeLuna - lettera

 

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