Società

La Casa di sabbia lancia la prima iniziativa #unpodivita

Aosta - L'obiettivo è mettere a disposizione delle famiglie con i bambini disabili gravi le risorse per aiutarle a vivere dei piccoli momenti di serenità.

E’ appena nata, ma si sta già attivando su fronti diversi. E’ “La Casa di Sabbia”, un’onlus nata, come tante associazioni, dalla storia di una famiglia in difficoltà: mamma Agnieszka e papà Patrick da tre anni lottano quotidianamente, giorno e notte, per assicurare un’assistenza specialistica continua al figlio Hervé, di tre anni, alle prese con una malattia ultra rara “che mai nessuno ha diagnosticato anche se abbiamo eseguito tantissimi esami genetici e clinici" scrivono i due genitori. “L’unica cosa certa – dicono – è che alcuni dei nervi cranici non funzionano bene”.

E allora, insieme a un po’ di amici e persone sensibili, la famiglia di Hervé dedice di fondare La Casa di Sabbia per sostenere le famiglie con bambini disabili gravi “per i quali il sistema socio-sanitario italiano non prevede soluzioni adeguate per garantire le migliori cure e assistenza a domicilio e preservare la vita. Va in quella direzione anche la loro prima iniziativa intitolata #unpodivita che si propone di mettere a disposizione delle famiglie con i bambini disabili gravi le risorse per aiutarle a vivere dei piccoli momenti di serenità.

I tanti bimbi che non sono più in fase acuta e possono essere assistiti a casa con l’Assistenza Domiciliare Integrata richiedono, infatti, cure particolari e apparecchiature mediche. L’assistenza spesso è assicurata dai genitori e dai parenti. Le mamme e i papà diventano caregiver a tempo pieno e si trovano spesso a trascurare le relazioni con gli altri figli, le relazioni tra di loro e con loro stessi. La casa in cui vivono diventa un quartier generale dal quale è difficile uscire tutti assieme, ma diventa anche complicato uscire lasciando in sicurezza il bimbo disabile.

L’iniziativa #unpodivita punta quindi a raccogliere fondi  sul territorio da dedicare a queste situazioni di estrema fragilità: per dare un po’ di respiro a queste famiglie affinché possano trascorrere  piccoli momenti di serenità con gli altri figli fuori casi e consentire momenti di sollievo dall’assistenza del bambino disabile, fornendo personale in grado di assisterlo in condizioni di sicurezza.

Ho 44 anni e sono giornalista professionista. Nonostante la laurea in Scienze della Comunicazione, ho trovato lavoro fondando, insieme ad altri, questo quotidiano online. Grazie alla mia proverbiale saggezza in redazione mi chiamano “mental coach”, mentre per gli amici sono “la nonna”. Nel tempo libero mi piace leggere, viaggiare, camminare e stare con gli amici.

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