Cronaca

Valpelline, per la centralina Arpisson chiesti 5 rinvii a giudizio

Aosta - Riguardano gli impresari Bruno e David Nex, il socio di uno di loro Marco Magliano, l’ex sindaco Ermanno Riva Rivot e l’ingegnere Joel Créton. Tra i reati contestati, il tentato abuso d’ufficio, il falso e la violazione delle norme edilizie.

La realizzazione della centralina idroelettrica “Arpisson”, in località Bois de Prailles a Valpelline, sarebbe costellata da irregolarità, a vari livelli. Violazioni, emerse durante le indagini effettuate dal Corpo Forestale della Valle d’Aosta, per cui il pubblico ministero Carlo Introvigne ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone, tutte coinvolte nell’iter dell’opera, sostenendo una tesi accusatoria imperniata su un intreccio di ruoli e interessi non lontano dall’evocare una “House of cards” in salsa valdostana.

All’ex sindaco del Comune, il 53enne Ermanno Riva Rivot, in carica dal 2013 al 2015 (e già in municipio nei quattro anni prima, ma come vicesindaco), viene contestato il tentato abuso d’ufficio, nel procurare al legale rappresentante dell’impresa committente dei lavori, il 59enne Bruno Nex della “Ceab Srl” di Doues, un vantaggio indebito, rappresentato dalle sovvenzioni del Gestore Servizi Energetici per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

La condizione per ottenere gli aiuti è che non vi sia, nel ciclo produttivo, un aumento della derivazione idrica. L’impresa aveva però ottenuto dalla Regione una sub-concessione per il prelievo di acqua a fini idroelettrici dieci volte superiore a quella posseduta dal Comune per la distribuzione di risorsa potabile. Secondo l’accusa, Riva Rivot, tra il maggio  2012 e l’ottobre 2013 (quindi ai confini della prescrizione del reato ipotizzato, fissata in sei anni), per aggirare l’ostacolo avrebbe sfruttato la sua doppia veste di amministratore comunale e dipendente dell’Ufficio gestione demanio idrico dell’Assessorato regionale alle opere pubbliche.

In sostanza, sarebbe arrivato ad istruire, sul lavoro, le pratiche di adeguamento delle portate idriche derivabili dall’amministrazione comunale dalle sorgenti di Arpisson alta e Les Planes, dopo averle egli stesso innescate, chiedendo alla Regione, come sindaco di Valpelline, di adeguare quei prelievi ai volumi già permessi alla “Ceab Srl” per produrre corrente.

Inoltre, sempre in qualità di primo cittadino, in occasione del sopralluogo conseguente alle istanze, avrebbe nominato consulente del Comune l’ingegnere Joel Créton, 42 anni di Ollomont (paese di cui il tecnico è anche Sindaco), già direttore dei lavori in un’altra opera della “Ceab Srl”. Infine, inosservante del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, Riva Rivot non avrebbe segnalato al suo dirigente i rapporti di lavoro intrattenuti dalla moglie con il professionista incaricato dal Comune e con imprese riconducibili allo stesso Nex.

Dall’imputazione a Riva Rivot scaturisce, ancora per Bruno Nex e per il 38enne aostano Marco Magliano, soci nella “Ceab Srl”, l’accusa di indebita percezione di erogazioni, a danno dello Stato. I due, nella relazione allegata alla richiesta di incentivi al Gse, hanno indicato il manco di aumenti nella portata derivata. Per la Procura, alla luce dell’inchiesta, una falsa attestazione, valsa alla società – dal giugno 2017 – contributi per un totale di oltre 176mila euro.

La fase attuativa dell’opera, iniziata nel maggio 2016 e non ancora conclusa, vede poi una ulteriore molteplicità di accuse – mosse in concorso e individualmente – per il committente Bruno Nex, il progettista e direttore dei lavori Joel Créton e per David Nex, 38enne di Doues, titolare della “Alpiscavi Srl”, ditta esecutrice materiale dei lavori. Nella ricostruzione dei forestali, parte dell’acquedotto comunale di Valpelline, di cui la “Ceab Srl” era incaricata della manutenzione ordinaria e straordinaria, sarebbe stato dismesso dall’impresa, perché trasformato, attraverso una modifica arbitraria del tracciato, nella condotta di adduzione della futura centrale idroelettrica “Arpisson”.

Non solo, attuando tale “variazione” (in alcun modo autorizzata dal Comune) sarebbero state installate anche, attestando il contrario, tubazioni in ghisa, provenienti dal sistema antincendio del tunnel del Gran San Bernardo. L’attività sulle condotte, oltre ad essere “mascherata” da intervento sulla rete idrica, sarebbe avvenuta senza titoli edilizi, nell’ambito dei lavori di costruzione di un’altra centralina (la “Foillou”, sempre a Valpelline) e in una zona paesaggisticamente vincolata.

La Procura ha chiesto quindi di processare tutti e tre per appropriazione indebita, violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose e per le violazioni del testo unico in materia edilizia e del codice dei beni culturali e del paesaggio. A ciò si aggiungono gli addebiti individuali a Créton, quale direttore dei lavori, di falsità ideologica in certificati e all’impresario Bruno Nex di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico. È atteso ora il pronunciamento del Gup del Tribunale sulla richiesta della Procura, con la fissazione dell’udienza preliminare, o l’eventuale archiviazione.

La cronaca non dorme mai. Cerco di tenerlo a mente e l’insonnia atavica è preziosa alleata. 45 anni, a lungo addetto stampa di enti ed istituzioni, quando non sono in Tribunale o Procura inseguo la sufficienza come papà, marito e radioamatore. Per il resto, fotografia (meglio se velivoli), sport americani e una sola certezza: il mondo va oltre Pont-Saint-Martin.

Commenta questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>