Parla Antonio Manzini: “La Valle? L’ho scelta perché somiglia a Rocco”

Intervista a schema libero al "papà" del vicequestore Schiavone, alla vigilia dei primi "ciak" della "fiction" con cui il poliziotto romano mandato in punizione ad Aosta sbarcherà in tv.
Antonio Manzini
Cultura

Non sempre un personaggio letterario assurge a popolarità di massa, perché leggere in Italia non è esattamente “mainstream”. Rocco Schiavone, il vicequestore di Polizia figlio della penna di Antonio Manzini, è cresciuto, nella personalità e nel pubblico, in ognuno dei quattro romanzi e dei vari racconti usciti sinora di cui è protagonista, arrivando a rappresentare una delle rare eccezioni al principio generale. A testimoniarlo è la recente decisione di dedicargli una “fiction” televisiva, perché, sempre in Italia, è il “piccolo schermo” a consacrare definitivamente. Insomma, il poliziotto romano, anzi romanissimo, mandato in “esilio professionale” in Valle d'Aosta, luogo che odia profondamente, e dove però dà soluzione a crimini e delitti che darebbero più d'un grattacapo ad investigatori dal diverso stato d'animo, è la “star” del momento del poliziesco italiano. Quanto basta per parlarne con il cinquantunenne autore dei libri, editi da Sellerio, che hanno fatto conoscere al resto d'Italia Aosta, la sua Valle e la sua Questura.

Partiamo dalla tv, che è "le plat du jour", come dicono in alcuni ristoranti del centro. Da poco più di ventiquattr'ore, la domanda che ha scatenato per settimane i tuoi lettori su Facebook ha una risposta: a vestire i panni televisivi di Rocco Schiavone sarà Marco Giallini, il “Terribile” della serie “Romanzo Criminale”. E' il nome che avevi in mente da quando è nata l'idea della fiction?
Non avevo in mente nessun nome. Solo un viso, vago, ma non dirò mai quale. Credo che Giallini che personalmente non conosco, ma conosco professionalmente, sia una bellissima scelta.

Per Giallini si passa, sul piccolo schermo, da ladro (e che ladro) a guardia (e che guardia). Credi alla teoria per cui un buon poliziotto (e Rocco lo è) sia un criminale che, all'ultimo, cambia idea?
Rocco è uno nato in mezzo ai criminali, che ha "studiato" da criminale in mezzo ai sampietrini, che ha amici criminali, che nel sangue ha il dna del bandito e che poi sì è gettato dall'altra parte della barricata per il posto fisso. Ha studiato, ha fatto la scuola. Io non lo so se un buon poliziotto sia un criminale che cambia idea. Qualcuno conosco nelle forze dell'ordine e nella mia piccolissima esperienza nessuno mi sembra un criminale illuminato sulla via di Damasco.

Sei coinvolto nella sceneggiatura della fiction e a breve inizieranno le riprese in Valle. Chiederti anticipazioni è come per un giornalista chiedere a un Vicequestore dettagli su un'operazione prima che scattino gli arresti. Non sta bene. Però, su, dicci qualcosa di più. Vedremo solo Aosta, o anche il resto della Valle? Altri attori che compariranno a fianco di Giallini? Le storie saranno nuove o ispirate ai libri? Insomma, dottore, dia una notizia a un povero cronista…
Le puntate saranno sei. Ci saranno i quattro libri usciti, l'ultimo “Era di maggio” steso su due puntate, e una puntata sarà costituita da due racconti ambientati ad Aosta, usciti nelle raccolte Sellerio. Si vedrà Aosta, questo sì, anche il resto della Valle, ma non ne so molto. Quello è il lavoro della produzione, della regia, non mio. Non so dove gireranno, né i luoghi che hanno scelto. Credo che molto più di me ne sappia la “Film commission” di Aosta, nella persona di Igor Tonino, che tanto si è speso per portare Rocco in Valle e che devo sempre ringraziare per l'energia e l'entusiasmo che ha messo nell'operazione.

Veniamo alla versione in cui Rocco è diventato famoso, quella dei tuoi libri. Al di là dell'uscita di “Pista Nera”, che segna il suo “primo vagito” agli occhi dei lettori, qual è l'esatta circostanza in cui Schiavone si è affacciato alla tua mente? Puoi raccontare la gestazione e la nascita del personaggio (e se sei partito da qualche figura di poliziotto reale)?
Non lo so. E' nato piano piano, un pezzo alla volta. Non c'è ispirazione a persone che conosco, o forse sì, in maniera inconscia. Certo qualcosa di personale c'è, qualcosa di qualche amico, insomma io parlo di vissuto, e qualcosa di reale lì dentro ci sarà. Ma poi la fantasia è un campo che prediligo. Perché se ti ispiri troppo alla realtà poi sei su un binario. Invece la fantasia passa dalle strade alla campagna, dal cielo al mare senza bisogno di vie segnate. Per me è molto meglio.

Roma segna il centro d'Italia. Ci sono tanti posti dove mandare qualcuno lontano per punirlo. Perché proprio Aosta? Ci racconti qualcosa di più del tuo rapporto con la nostra regione?
Mi dispiace correggerti, il centro d'Italia è Rieti. C'è pure una piazza con tanto di misurazioni! Sciocchezze a parte, la Valle l'ho scelta perché somiglia a Rocco. Può sembrare, e forse lo è, un'idiozia, ma io credo che la roccia nera, le montagne più alte d'europa, i ghiacciai, la natura insomma con la quale non si scherza, bella e terribile allo stesso momento, le valli strette e ombrose che si aprono all'improvviso regalando paesaggi da sogno come nel Paradiso, tutto questo mi ricorda l'anima del personaggio. E poi è un posto che amo, e dovendo passarci, con la mente, tanti mesi, preferisco davanti agli occhi quel paesaggio lì e avere nel naso quei profumi lì.

Per Montalbano, l'acqua della Sicilia che lo circonda è fonte di energia. Lo stesso non sembra vero per Rocco, rispetto al clima alpino e alle sue precipitazioni. Eppure, quell'idiosincrasia sembra finire col rafforzarlo, giacché risolve casi che, a volte, hanno uno spessore criminale pure maggiore di quanto la quotidianità valdostana non racconti. Un caso raffinato di “chi disprezza compra”?
No, la verità è che Rocco ancora non si è accorto che lui la Valle la ama. Piano piano lo capirà. Bisogna dargli un po' di tempo. Sai, è romano…

La domanda sul rapporto del vicequestore Schiavone con l'altra metà del cielo è immancabile. Hai creato Rocco e, proprio per questo, come tutti coloro che sono attaccati alla loro creatura, sei forse quello meno adatto a giudicarlo, ma come fa a piacere così tanto alle donne?
E che ne so? Bisogna chiederlo a lui, oppure alle donne. Se lo sapessi ne avrei approfittato, non credi?

La Questura di Aosta sta vivendo una fase di transizione. E' appena cambiato il Questore, oltre ad alcuni dirigenti chiave, Capo della Squadra Mobile incluso. In un momento del genere, Schiavone sbuffa più del solito? Teme che qualche nuovo collega possa fargli le scarpe?
Se n'è andato in pensione un uomo che ammiravo e stimavo e sarà dura riempire il vuoto che ha lasciato. Schiavone sbuffa sempre. Sia conoscendo i suoi colleghi, sia aspettandone di nuovi. L'unica cosa che lo renderebbe felice, oddio felice è un parolone, diciamo che gli strapperebbe un vago sorriso, è un questore donna. I motivi li capisci da te.

E con i cronisti di “nera”? Insomma, l'insofferenza di Rocco fa curriculum nel suo caso, ma – considerando che Aosta è, alla fine, piccola e che anche a lui potrebbe tornare utile – per quale motivo non mostrare meno spigoli, tra l'altro, a noi poveri “scribacchini”?
Lui non ha nessun problema coi cronisti. Lui odia le conferenze stampa perché gli tocca parlare in pubblico. E' il questore Costa che odia i giornalisti. Per una vecchia ruggine. Rocco se odia i giornalisti li odia nella stessa misura in cui odia il resto dell'umanità. Diciamo che non ne fa una questione di religione o professione. Il suo odio lo spalma democraticamente su tutti.

C'è speranza che il vicequestore Schiavone prima o poi si abitui alla Valle, dismettendo le “Clarks” per scarpe adatte alla neve?
Le Clarks non potrà mai abbandonarle. Come il Loden. E non credo si abituerà mai alla Valle. Ci conviverà, un po' come si fa con un vicino di casa molesto. Un po' lo si ignora, ogni tanto gli si presta il sale, mai lo si invita a cena.

A quando in libreria la prossima avventura di Rocco e – inevitabile finale – quali i tuoi progetti per il futuro?
Credo debba essere pronta per l'estate che viene. Per ora il progetto è quello. Poi… basta tediare il lettore. Ho già parlato troppo! 

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