Cultura
"The Workers Cup", in Cittadella il film che racconta i retroscena dei Mondiali di calcio in Qatar
Aosta - Giovedì 12 luglio, alle 21.30, riprende in Cittadella dei Giovani “Mondovisioni”, la rassegna che propone i migliori docu-film selezionati dai maggiori festival mondiali selezionati dalla nota rivista Internazionale.

Tanta musica, tanti eventi, ma anche tanto cinema. Con il primo appuntamento messo in cantiere la settimana scorsa, riprende in Cittadella dei Giovani “Mondovisioni”, la rassegna che propone i migliori docu-film selezionati dai maggiori festival mondiali selezionati da CineAgenzia e dalla nota rivista Internazionale.

Storie a volte difficili, e di paesi lontani da noi, raccontati però con un ritmo ed una qualità  che li rendono fortemente “contemporanei”. Il secondo appuntamento, in programma in Cittadella giovedì 12 giugno alle 21.30 è con “The Workers Cup”, lo splendido documentario di Adam Sobel che punta i riflettori – ed il periodo è quello giusto – sui prossimi Mondiali di calcio, quelli in Qatar nel 2022.

Dietro i lustrini e lo spettacolo che la Coppa del Mondo porta con sé, infatti, “The Workers Cup” ci fa scoprire un duro retroscena: alle nuove infrastrutture in costruzione per il Mondiale qatariota stanno lavorando 1,6 milioni di immigrati, il 60% della popolazione del paese.

Un “esercito” confluito dall’India, dal Nepal, dal Bangladesh, dalle Filippine e sempre più dall’Africa che sta lavorando nel paese più ricco del pianeta con orari massacranti e per salari esigui, vivendo in campi isolati dalla città.

“The Workers Cup” apre per la prima volta le porte di questo mondo seguendo soprattutto il torneo di calcio sponsorizzato dallo stesso comitato che sta organizzando la Coppa del Mondo, e al quale partecipano le rappresentative di 24 imprese costruttrici. Qui si scoprono i protagonisti del documentario, i lavoratori: eroi sul campo, ma fuori dai 90 minuti di parti ai margini della società, con una terribile pressione psicologica e completamente svuotati della speranza che li aveva spinti a emigrare.

 

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