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Dopo 46 giorni, l’aostano arrestato per favoreggiamento della prostituzione lascia il carcere

Aosta - Il Gip Davide Paladino ha deciso per la sostituzione della misura carceraria a carico di Fabio Letey, 43 anni, con l’obbligo di firma presso l’autorità di pubblica sicurezza. La richiesta di revoca era stata ripresentata dall'avvocato Marco Bich.

Fabio Letey

Si aprono le porte del carcere per Fabio Letey, il 43enne aostano arrestato lo scorso 14 febbraio dalla Squadra mobile della Questura, con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione. Il giudice per le indagini preliminari, Davide Paladino, ha accolto l’istanza di revoca della custodia cautelare depositata alcuni giorni fa dal difensore dell’uomo, l’avvocato Marco Bich, sostituendo la misura carceraria con l’obbligo di firma presso l’autorità di pubblica sicurezza. Il pubblico ministero Carlo Introvigne, che coordina le indagini riguardanti Letey, aveva espresso parere favorevole sulla domanda.

La richiesta è stata rinnovata dal legale, dopo che una prima istanza, depositata in occasione dell’interrogatorio di garanzia del 43enne aostano finito in manette, tenutosi il 16 febbraio, era stata respinta. Dopo quarantasei giorni trascorsi da Letey in cella, sono state ritenute affievolite le esigenze di cautela.

Secondo l’accusa, l’uomo, verso la fine del 2016 subaffittava alcune stanze dell’appartamento dove viveva in via Festaz ad Aosta a ragazze, prevalentemente straniere, che si prostituivano. Tutto ciò, secondo la ricostruzione degli investigatori, avveniva all’insaputa dei padroni di casa. Dalle indagini, iniziate quando gli agenti avevano notato movimenti sospetti attorno all’abitazione, era emerso inoltre come Letey organizzasse l’attività delle giovani donne, fungendo da intermediario con i clienti.

La cronaca non dorme mai. Cerco di tenerlo a mente e l’insonnia atavica è preziosa alleata. 45 anni, a lungo addetto stampa di enti ed istituzioni, quando non sono in Tribunale o Procura inseguo la sufficienza come papà, marito e radioamatore. Per il resto, fotografia (meglio se velivoli), sport americani e una sola certezza: il mondo va oltre Pont-Saint-Martin.

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