Speciale Trail, Sport
Ultima modifica: 20 giugno 2018 alle ore 3:21

Una giornata tra i VolonTor al Rifugio Cuney

Nus - “Senza volontari, questa manifestazione non potrebbe esistere”, si sente ripetere spesso. Non è solo retorica: siamo andati a vivere una mezza giornata con loro a Cuney

Rifugio Cuney

Ad ogni Tor des Géants si sente ripetere in continuazione: “Senza volontari, questa manifestazione non potrebbe esistere”. Lo hanno ribadito anche durante la conferenza stampa di presentazione di quest’ottava edizione anche Alessandra Nicoletti, Claudio Restano, Fabrizia Derriard e Alberto Lorenzi. Non è retorica, perché è abbastanza evidente che senza 2500 persone che vivono questa manifestazione sulla propria pelle, come se fosse una loro creatura, non si potrebbe stare.

Giovedì 14 settembre siamo andati al Rifugio Cuney per vivere da vicino questa “vita da volontario”, una mezza giornata che si è poi rilevata molto movimentata per il concomitante passaggio di atleti del Tor des Géants ed un gruppo di partecipanti al Tot Dret che stava fronteggiando la difficile scelta se abbandonare o meno la gara a causa di cancelli orari ritenuti stretti.

A coordinare tutte le squadre è Erika Noro, che da sempre gestisce con grande maestria basi e VolonTor. Il passaggio successivo è il contatto con Camillo Rosset, Vicesindaco e Assessore al Turismo, Sport e Commercio del Comune di Nus: “L’Assessore comunale è il responsabile di ogni sede presente sul proprio territorio di competenza”, spiega. “Nel caso di Nus, bisogna gestire sia il Rifugio Cuney che il Rifugio Magià. Questo è il terzo anno che lo faccio, ma le squadre sono già collaudate molto bene. Certo, a volte bisogna far fronte ad alcune défaillances dell’ultim’ora e non è facile, ma lo spirito di sacrificio di questi volontari è grandioso”. Rosset racconta di qualche imbarazzo l’anno scorso, con il 4K, ma ammette che, in fondo, “il valdostano è buono e non si fa problemi”. Lasciata la macchina a Fontaney, ci incamminiamo verso il Cuney, e nel percorso Rosset, estasiato ed innamorato della propria vallata, racconta: “Quando c’era il Bivacco Reboulaz era bellissimo: un posto molto raccolto, dove bisognava portare a mano il generatore, ma con un’atmosfera stupenda”. Incrociamo ed incitiamo molti trailers, fronteggiando un tempo da lupi che, inizialmente, ci aveva illusi. Abbandono momentaneamente Rosset ed il collega Fabio per evitare una ferrata che, già solo vista da centinaia di metri di distanza, mi fa venire le vertigini, e ci rincontriamo al rifugio. Della trentina di persone che Rosset coordina, tra Cuney e Magià, in questo momento nel tendone ce ne sono 6, oltre a qualche atleta. Tutti sono dei monumenti dei VolonTor, e sono qui praticamente da sempre. Ad accogliere e salutare i corridori sulla soglia ci sono Venanzio e Lorenzo. Quest’ultimo è qui dal primo anno, ma ha dovuto saltarne due. È coraggioso, Lorenzo, ha quello spirito di sacrificio tipico degli alpini, ed è uno di quelli che fanno il doppio turno: e ogni turno è di 24 ore. “Un ragazzo di Milano che sta facendo il Tor mi ha detto che, se arriva a Courmayeur, l’anno prossimo viene a fare il volontario. Mi sono fatto lasciare il numero, ci conto”, racconta. “Ognuno dà una mano come può: c’è chi sta all’entrata, chi tiene i tempi, chi si occupa dei rifornimenti. Siamo tutti utili, cerchiamo anche di dare sostegno a chi corre”. Venanzio ha partecipato a tutte le edizioni, anche se “gli anni iniziano a pesare”. Al tavolo del rilevamento cronometrico ci sono Stefano e Italo: Stefano scansiona con il cellulare i braccialetti di tutti, mentre Italo scrive a mano sul registro gli orari di entrata e di uscita per ogni pettorale. C’è anche un altro bloc-notes: “Qui segniamo a che ora ogni atleta vuole essere svegliato”, spiega Stefano. “C’è il numero del pettorale ed il numero del letto. Se non li svegli all’orario giusto si arrabbiano molto”. “Anche quando li svegli si arrabbiano, a volte”, ironizza Lorenzo. Stefano c’è da sempre, mentre Italo ha saltato il primo anno: “Speravo di farlo da atleta, perché sono uno che fa sport. Sono molto legato a Cuney, credo che sia un posto magico”. Italo è schivo, non gli piace apparire, però ogni anno viene qui, da Cuorgné, e vuole fare il doppio turno. Dormono due, tre ore al giorno, ma sono sempre sorridenti e in forma, e non perdono occasione di scherzare. “Siamo un team affiatato, ormai ognuno ha le proprie mansioni: squadra che vince non si cambia!”. I volontari non sono soli. Ad affiancarli, trasformandosi a loro volta in VolonTor, ci sono i gestori del rifugio: “Diamo loro da mangiare, ci occupiamo di tenere i viveri sempre ben riforniti. Anche noi facciamo turni, dormendo un paio d’ore: anche noi facciamo il nostro Tor!”, spiegano. “Perché questa maglietta bisogna guadagnarsela”. Già, la maglietta: il vero premio di ogni VolonTor è la t-shirt, prestigioso segno di riconoscimento dello sforzo fatto, vessillo da conquistare con sacrificio ed esibire con grande orgoglio.

Verso l’ora di pranzo l’atmosfera diventa frizzante, ma i volontari sono bravi a tenere tutto sotto controllo. Nella notte ci sarà ancora più movimento, ma loro non sono preoccupati, come non lo sono del vento, della pioggia, del freddo: sono una squadra, una famiglia. E poi hanno la maglietta.

Dopo una laurea in Lingue e Letterature Straniere ed un Dottorato di ricerca in letteratura francese, nel 2016 sono entrato a far parte di AostaSera come collaboratore. Mi occupo soprattutto di sport e, vista la mia voglia di sperimentare, ho iniziato a provare diverse discipline. Il britpop ed i romanzi esistenzialisti sono stati il punto di partenza della mia formazione culturale.

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