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Tor des Géants o 4K Alpine Endurance Trail? Le due gare a confronto nelle ‘pagelle’ di AostaSera

Aosta - Archiviate le due gare, il dilemma sulla corsa per cui parteggiare si è trasformato in richiesta di parere, valutazione, e poi dopo la risoluzione approvata in Consiglio regionale, in nuove incognite per il futuro. La domanda è sempre la stessa: Tor o 4k?

Tor vs 4K

Allora, Tor o 4K?” Per mesi questa domanda ha acceso discussioni in ogni bar, corridoio, panchina, piazzetta, barbiere (o parrucchiera) della Valle d’Aosta. Archiviate le due gare nei primi quindici giorni di settembre, il dilemma sulla manifestazione per cui parteggiare si è trasformato in pareri, valutazioni, giudizi. E poi, neanche il tempo di smaltire la sbornia di colli, sentieri e passaggi, che il Consiglio regionale ha riacceso immediatamente riflettori sulla questione approvando una risoluzione che impegna il governo regionale a lavorare per un unico trail nel 2017. Già, ma quale? E in che modo, dato che i rapporti tra Vda Trailers e regione sembrano essere ancora molto tesi? Insomma, se pensavate di esservi liberati del tormentone dell’anno, vi sbagliate di grosso. La domanda, infatti, è sempre la stessa: “Allora, Tor o 4K?”

Il nostro racconto
E’ vero, non li abbiamo corsi noi, quei 680 km con 49 mila metri di dislivello, ma eravamo lì per far sì che anche voi lettori, a casa, poteste intravedere gli stessi panorami e assaporare la fatica dei trailers, anche solo per un attimo. Abbiamo cercato di farlo con una produzione che riteniamo essere di tutto rispetto: 43 articoli (22 sul 4K, 21 sul Tor) 17 video (10 sul 4k e 7 sul Tor) e 12 gallerie fotografiche (5 sul 4k e 7 sul Tor) che in totale sono state letti/visti/guardate da circa 490mila visite. In questi numeri, eccezionali, c’è solo una parte dell’immenso sforzo profuso dalla nostra redazione e dai nostri collaboratori (menzione speciale, dunque, per Orlando Bonserio, Matteo Scieghi, Evi Garbolino, Romuald Desandré e il Gruppo Matou.Tv) durante i quindici giorni infernali del 4K Alpine Endurance Trail prima, e del Tor des Géants poi. Il resto non è raccontabile, anche se le nostre occhiaie in qualche modo parlano da sole: dalle levatacce all’alba per controllare i ritiri alle ore piccole aspettando i passaggi dei primi, dagli appostamenti nei boschi alle attese nei rifugi, dalle corse con il fiatone dietro gli atleti alle battute con i volontari passando dalle foto rubate le interviste “volanti” fino agli ennemila caffè – ok, mettiamoci anche le birre – bevuti. Il tutto con l’imperativo di raccontare in maniera imparziale ciò che abbiamo incontrato lungo il nostro viaggio. E ora, a mente fredda, ci sentiamo di poter fare un confronto tra le due gare partendo dall’assunto che in un mondo ideale, in cui il buon senso spingerebbe gli uni e gli altri a unire le forze sfruttando i rispettivi punti di forza, un confronto tra due gare “gemelle” non sarebbe necessario, perché ne esisterebbe soltanto una.

   
Le date e il meteo
Uno degli argomenti di discussione più sentiti, soprattutto dopo la travagliatissima edizione 2015 del Tor des Géants, riguardava le date di svolgimento della corsa, in cui l’incognita meteo giocava (e giocherà ancora in futuro) un ruolo fondamentale. Il settembre più caldo degli ultimi anni ha regalato sole, temperature estive e colli sgombri soprattutto al 4K (per tutta la gara), mentre per il Tor ne ha beneficiato soltanto per metà, con il maltempo che ha iniziato ad affacciarsi proprio mentre Bosatelli arrivava al traguardo, mercoledì all’ora di pranzo. Se gli ultimi due giorni di pioggia e temperature decisamente più basse non hanno comunque fermato il Tor, l’attivazione dei percorsi alternativi è stata presa in seria considerazione. E’ vero che tali condizioni rappresentano un’anomalia climatica e non la norma, rimanendo variabili senza possibilità di controllo, ma per quest’anno il primo punto va al 4K.

Il percorso
Come già scritto, non li abbiamo provati con le nostre gambe, ma ci fidiamo dei numerosi commenti rilasciati dagli atleti che hanno completato le due gare. Uno su tutti, quello di Bruno Brunod. E lui di montagna se ne intende giusto un pochettino. Il 4K è più duro: non tanto per i km in più, sia in lunghezza che di dislivello, quanto per la difficoltà che il tracciato prevede se affrontato in senso orario. E se i due endurance si presentano entrambi come “il più duro al mondo”, allora il vincitore dovrebbe essere il 4K. Il condizionale è d’obbligo perché il fattore “Malatrà” non può non essere considerato: gli atleti sognano per mesi il momento in cui – se saranno stati forti a sufficienza – saliranno per bussare alla Porta di un Paradiso che non è quello, comunque incantevole, apprezzabile dai Prati di Sant’Orso a Cogne. L’ultima ascesa con vista sul Monte Bianco, a detta della stragrande maggioranza degli atleti, rimane imbattibile. Il Malatrà, però, oltre a essere delizia è anche croce del Tor de Géants: già in due edizioni la gara è stata fermata prima che gli atleti ci potessero arrivare, a causa del maltempo. Il punto più difficile da assegnare va comunque al Tor, fedele al percorso originale dell’Alta via n°1.  Dunque, 1 a 1, palla al centro.

Il pubblico
Passione, affetto ed entusiasmo non si comprano su internet e neanche al supermercato: il confronto tra le due gare, per quanto riguarda il pubblico, è impietoso. Se la partenza di Cogne, seppur confusa e caotica, aveva fatto ben sperare gli organizzatori del 4K, durante la gara gli atleti hanno corso spesso nell’indifferenza più totale: pochissima gente alle basi vita, ancora meno lungo il percorso. Sì è salvato solo il mito, Bruno Brunod, che probabilmente radunerebbe una folla di fan attorno a sé anche nel deserto del Sahara. Insomma, si era capito, negli ultimi mesi, che il volgo parteggiava per il Tor e così è stato. 2 a 1 per il Tor che passa in vantaggio.

Volontari
Sono loro, oggi come nelle scorse edizioni, i veri vincitori delle due gare: onnipresenti, disponibili, generosi, sia al 4k che al Tor.  Senza di loro non esisterebbe né l’una né l’altra corsa, e forse entrambe le parti farebbero bene a tenerlo a mente: in molti assicurano che il prossimo anno, se la situazione non verrà risolta, non daranno disponibilità né agli uni né agli altri. Un punto ciascuno, siamo sul 3 a 2.

Gli atleti
Se per il 95% dei partecipanti ad un endurance trail il principale obiettivo è arrivare vivi al traguardo, il restante 5% vuole vincere. E il volto agonistico della manifestazione conta parecchio quando si vuole appassionare il pubblico, ottenere visibilità dai media e di conseguenza contatti con gli sponsor, da trasformare in soldi da incassare o reinvestire.

Il 4K ha pagato caro lo scotto del debutto e carissima la grande incertezza determinata dalle vicende giudiziarie che fino a luglio hanno tenuto tutti con il fiato sospeso. Da qui il risultato deludente sul fronte iscrizioni (la metà di quanto previsto, 600 su 1200) e su quello dei cosiddetti “top runners”. Di fatto, l’unico corridore degno di tale definizione iscritto al 4K – e cioè inserito nei principali ranking internazionali, non ce ne vogliano Peter Kienzl e soprattutto Bruno Brunod – era Francesca Canepa, atleta che se fosse stata al 100% avrebbe probabilmente dominato la classifica generale. Dall’altra parte il Tor des Géants ha giocato bene le proprie carte e i propri contatti, presentandosi al via con una ventina di trailers di livello. Tra questi la bella sorpresa che prende il nome di Oliviero Bosatelli, dominatore assoluto della corsa. Chi l’ha definito il più bel Tor di sempre, però, forse non ricorda quello del 2012, deciso al fotofinish da Oscar Perez: altri tempi, altre emozioni. In ogni caso, il Tor prende il largo: 4 a 2.

La logistica
Con gli occhi del mondo puntati addosso in attesa di un errore, le due organizzazioni (Forte di Bard e Vda Trailers) si sono comportate in maniera pressoché impeccabile. Le sbavature alla partenza del 4K – con la presentazione dei top runners annullata senza spiegazioni e il caos di una piazza in cui atleti, parenti e amici sono stati ammassati senza divisione nella zona dello start – si annullano con quelle viste alla nuova base vita di Valgrisenche – confusionaria e caotica, al limite del gestibile – per il Tor des Géants. Per il resto, salvo qualche lamentela sul percorso (al 4K i concorrenti hanno riscontrato una penuria di bandierine) ed episodi anomali tra gli atleti (come la presenza di un atleta sotto falso identità al Tor), i due trail sono stati gestiti con attenzione e meticolosità da entrambe le parti. Con un punto ciascuno, il risultato ora è di 5 a 3 per il Tor.

La sicurezza
Era il cavallo di battaglia della Regione e il principale motivo di critica mossa a Vda Trailers riguardo alla gestione delle scorse edizioni: la sicurezza, quindi, non poteva che essere un elemento fondamentale di analisi in fase di confronto. Non c’è stato bisogno di utilizzare i ramponcini, inseriti da quest’anno nella lista del materiale obbligatorio, e nemmeno di mettere in atto i tanto discussi “percorsi alternativi”, anche se al Tor, negli ultimi due giorni, ci si è andati vicini. Il nevischio al Malatrà, sabato mattina, in ogni caso, è stato gestito nel migliore dei modi. La questione GPS, però, non può che determinare l’assegnazione finale del punto al 4K, che ha mantenuto le promesse fornendo a tutti i propri atleti un dispositivo capace di fornire costantemente la loro posizione agli organizzatori come al pubblico a casa (grazie anche all’utilizzo di un’app esterna). Non si può dire lo stesso del Tor che il GPS lo ha sperimentato, in maniera “privata”, soltanto su 80 atleti. Dopo 7 anni di polemiche e richieste, si poteva e si doveva fare di più. Il 4K recupera un punto e riduce le distanze: 5 a 4 per il Tor.

I conti
I bilanci consuntivi delle due gare non sono ancora disponibili e quindi non è possibile, oggi, assegnare un punto rispetto alla spesa sostenuta dalle due organizzazioni. Il risultato rimane inchiodato sul 5 a 4.

La comunicazione
Ed eccoci arrivati alla conclusione del nostro confronto. L’ultimo punto, neanche a farlo apposta quello decisivo, è assegnato all’insieme degli strumenti di comunicazione messi in atto durante le due gare. La scelta d’ingaggiare anche al 4K lo storico speaker del Tor, Silvano Gadin, non ha contribuito, a nostro avviso, a prendere le distanze dalla gara ‘madre’, anzi. Quando il pubblico avverte una strana sensazione di déja vu, lanciando un nuovo brand, non è sicuramente un buon punto d’inizio. Da lì in poi, però, le due gare hanno preso strade diverse: il 4K ha proposto una webtv più classica, con appuntamenti quotidiani dalle basi vita e immagini realizzate dal service durante la corsa, abbinato a dirette Facebook senza commento, mentre il Tor ha preferito concentrarsi quasi interamente sui social, con dirette più frequenti da location anche insolite, sparse sul territorio, avvalendosi della collaborazione di Gadin anche per questi contenuti, e di un service video altrettanto valido. Oltre ai numeri, messi a confronto nella tabella qui sotto, la differenza, a nostro avviso, l’ha fatta la linea editoriale: fredda, autoreferenziale, centrata su pochi atleti, in particolare quelli di casa (uno su tutti il Presidente della Regione, sfiorando l’ossessione nei primi giorni), quella del 4K; più equilibrata e coinvolgente quella del Tor, che vince così la sfida per 6 a 4.

Una vittoria convincente ma non clamorosa, per il Tor, che dovrebbe far riflettere in primis gli addetti ai lavori: se entrambi i contendenti – Regione e Vda Trailers – hanno dimostrato di potersela cavare egregiamente senza l’altro, è evidente che i margini di miglioramenti ci sono su entrambi i fronti ma soprattutto che un altro anno (o più), di polemiche e tribunali sarà difficilmente sostenibile. Siamo pronti a scommettere che nel 2017 ci sarà una gara sola. Il che ci porta di nuovo alla domanda di partenza: “Sarà il Tor o il 4K?”

 

Massimiliano Riccio

39 anni, giornalista professionista: oltre a brontolare continuamente, in redazione mi occupo di tutto un po’, dalla politica allo sport, con un occhio di riguardo per la fotografia e i video. Sono appassionato di tecnologia, musica, grigliate e basket americano.

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