I lettori di Aostasera
Ultima modifica: 25 settembre 2018 alle ore 9:45

In ricordo di Diego Bonvento

Aosta - Riceviamo e pubblichiamo

I lettori di AostaSera

Una sera come tante, finisci di lavorare, magari sei arrabbiato con il tuo capo, forse hai litigato o hai solo urlato ai colleghi, ordinaria amministrazione, mandi un messaggio dicendo alla tua fidanzata, amore mio sto arrivando ma la porta di casa non la apri più. Mai più. Non ci sarà più “amore mio sono tornato” ma “amore mio sarò sempre e per sempre un pezzo di te, nel tuo cuore, nella tua anima".

Non potevamo sapere che quello era l’ultimo ciao, l’ultima buonanotte, l’ultimo caffè o telefonata. La morte ti strappa via dalla vita è l’aspetto più devastante che strappa di te ciò che sei ma soprattutto chi potevi essere. Adesso che tutto è finito i nostri cari giornalisti e la nostra pettegola società possono smetterla di fare i perbenisti, perché è dura, difficile sapere che il tuo fidanzato, un tuo amico, è morto e lo vieni a sapere da un social mentre cerchi di capire dove caspita è finito: ospedale, obitori, cimitero, un continuo rimbalzare da una parte all’altra tutti dimenticandosi del lato umano. Sempre. Sempre maledettamente sempre. Un social ti dice che un tuo amico è morto: nome e cognome a pochi minuti dall’incidente, mentre proteggiamo nome e cognome di assassini, ladri e stupratori, ah già la privacy !!!

Ancora ai quattro venti prima che la famiglia lo sappia un Tg ti dice “ok tasso alcolemico superiore – nulla osta i funerali“ caso chiuso. L’importante è dire è colpa sua, passiamo alla prossima notizia. La notizia  era dare la colpa a qualcuno. In questo caso a Diego, ma dire chi era Diego per la sua Micaela, per i suoi amici, per la sua famiglia cosa aveva passato nella sua vita cosa non potrà più essere, non era importante, mentre, nel frattempo dove lui è morto per sempre, si può dire morto per sempre?

Perché la morte non ti riporta indietro nemmeno a strappare il cielo, giusto? Dicevo dove lui è morto per sempre, passeranno ubriachi, drogati e persone senza cintura, ma magari non ci sarà il fondo stradale ghiacciato, innevato o magari non ci sarà il destino bastardo. No. Va bene, ci sta tutto quello che volete. Ma guardate negli occhi chi gli voleva bene alzate la testa dai social e dalle vostre belle penne patinate, iPad, evitate di puntate il dito e dite solo “mi dispiace” metteteci un po’ di cuore.

Perché Diego l’abbiamo perso noi. Diego noi sapevamo chi era e che cosa aveva vissuto. Diego poteva essere uno di noi. Diego potevate essere voi. Dopo una incazzatura sul lavoro. Dopo due bicchieri di troppo con i colleghi. Diego potevate essere voi, che per abitudine non indossava la cintura perché quel tratto di strada  ormai era famigliare, lo faceva 8000 volte l’anno per andare a lavorare e noi essere umani siamo dei cocciuti e non riusciamo quasi mai a vincere le nostre abitudini. Il nostro crederci immortali.

Diego potevate essere voi con l’unica voglia di tornare a casa, la tua vera casa con l’amore di una donna che ti aspettava magari arrabbiata con te per il ritardo per il nervosismo che ti portavi dal posto di lavoro e per il bicchierino in più. Ma con tutto l’amore del mondo. Sarebbe bello che ogni tanto chiuso il caso si dedicasse qualche parola all’amore, al confronto, all’affetto. Pretendiamo amore, ma non sappiamo nemmeno più raccontarlo. L’amore conta. Cazzo. L’amore è una decisione. E insegniamolo ai nostri ragazzi che è più importante un abbraccio, un mi dispiace, un ti perdono, che dire è colpa tua, te la sei cercata, sempre questa voglia di trovare per sempre un colpevole.  Perché alla fine per voi è morto un ragazzo con il tasso alcolemico alto. Per noi è morto un fidanzato, un fratello, un figlio, un amico. Prima di uscire di casa ricordatevi sempre il cuore. Sempre. Grazie. Riposa in pace Diego ovunque tu sia troverai l’amore che meriti. 

Dimenticavo ho sentito ringraziare il cielo perché le altre persone coinvolte sono vive, prima ancora di dire “povero Diego” con gli occhi sconvolti e il cuore a mille. Prima il pensiero è stato questo ”loro sono salvi”. Per noi l’amore conta. Sempre.

Loredana Delfino

Commenta questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>