Gioie e Motori

Nuova Stratos, il mito Lancia rivive per pochi eletti

Aosta -La nuova nata, destinata ad una produzione limitata a venticinque esemplari, ricorda icasticamente la Strato's degli anni settanta.

stratosstratos

Qualche anno fa, avevo titolato un breve saggio in un tono che a qualcuno era parso enfatico e un po’ alato. Il titolo era “Che poesia, la Strato’s …”. Si trattava di un omaggio alla Lancia Strato’s, una delle macchine più conosciute della storia dell’automobilismo italiano e del suo genio, anche per i numerosi successi, sublimati da titoli mondiali e europei, della versione corsaiola.

Evidentemente, il fascino della berlinetta, denominata “Bête à gagner” dai francesi, irretiti dai trionfi al Rally di Monte – Carlo, aveva a che fare con la poesia, come fissazione nel tempo di una vettura destinata all’eternità. Nel 2005, Chris Hrabalek aveva disegnato la “Fenomenon Stratos”, il cui sviluppo era stato affidato alla Prodrive, spinta dal motore rigorosamente centrale ad otto cilindri da 425 cavalli. Nel 2010, altro progetto.

Pininfarina aveva realizzato la “New Stratos”, su base Ferrari 430 Scuderia, commissionata dall’imprenditore Michael Stoschek. Il modello era perfettamente riuscito e vantava il propulsore Ferrari 4.3 litri, sempre a otto cilindri, che dichiarava una velocità massima di 274 chilometri orari, forte di 540 cavalli. Pininfarina e Ferrari, però, non ne previdero la commercializzazione.

L’ultimo capitolo della saga, forse il più importante e sicuramente il più concreto, ci porta al Salone di Ginevra del marzo scorso. Ne parliamo oggi, alla vigilia del Rally di Monte – Carlo, che proprio ormai quarant’anni fa visse l’ultima affermazione della progenitrice, al volante Bernard Darniche. Anche questa volta, il marchio Lancia non è coinvolto nel progetto. Promotore e produttore è la “Manifattura Automobili Torino” (MAT), a capo della quale siede Paolo Garella, ex Pininfarina. La “MAT” è un’azienda specializzata in supercar: tra tutte, ricordiamo la “Apollo Arrow”. La base di partenza è il prototipo cui abbiamo accennato poc’anzi, la “New Stratos”.

La nuova nata, destinata ad una produzione limitata a venticinque esemplari, ricorda icasticamente la Strato’s degli anni settanta. Le dimensioni sono analoghe, lunghezza contenuta (3,720 m.) e passo corto (2.40 m.). Ma ciò che più emoziona è quell’indimenticato profilo a cuneo, espressione di aggressività e potenza, di superiorità sulle strade di tutto il mondo. Il peso è ridotto a 1247 chilogrammi, per un rapporto peso/potenza pari a 2.3 chili per cavallo. Le prestazioni sono esaltanti. Qualche dato del motore centrale di 4.3 litri. Potenza 550 cavalli, coppia 519 Nm, accelerazione da 0 a 100 km/h in tre secondi e tre decimi, i duecento all’ora raggiunti in nove secondi e sette decimi, una velocità massima superiore ai trecento orari.

Una sintesi di potenza, rapportata alla garanzia dell’impianto frenante a dischi in carboceramica che consentono l’arresto della macchina dalla velocità di 100 km/h in soli due secondi e due decimi. La trasmissione è sequenziale a sei rapporti. La “Nuova Stratos”, con carrozzeria in fibra di carbonio, viene declinata con diversi allestimenti, optional e personalizzazioni. Due le versioni, “GT” e “Safari”, adatta alla guida su fondo sterrato. Il prezzo è di euro 550.000 e occorre una Ferrari 430, quale “donor car” per la conversione. Una realtà per i pochissimi venticinque fortunati.

Enrico Formento Dojot

Da sempre appassionato di automobili, ho dedicato loro una discreta parte della mia vita, compreso il libro sul Rally della Valle d’Aosta. E sto continuando a farlo.

Commenta questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>