Basta un po’ di educazione
Ultima modifica: 27 settembre 2018 alle ore 16:25

Una scuola diversa #sipuòfare

Aosta - A volte basta iniziare da poco: cambiare la disposizione dei banchi, smetterla di ingabbiarsi da soli con la logica del programma da fare; basta iniziare a parlare di meno ed ad ascoltare di più bambini e ragazzi.

Chi mi segue sui social, me lo sente ripetere come un mantra. #unascuoladiversa #sipuofare.

Ci credo davvero, o avrei già smesso di fare questo lavoro. Ormai da troppi anni incontro insegnanti demotivati e demoralizzati, stanchi di venire sepolti da carte inutili, stanchi di avere classi pollaio, stanchi di avere le mani legate da Dirigenti miopi, stanchi di dover gestire alunni DSA, BES, ADHD, alunni disabili senza il sostegno che servirebbe, stanchi di perdere più tempo a scrivere burocratici progetti che a realizzarli, stanchi di sopportarsi le lamentele dei genitori. Stanchi, insomma. E demotivati. Diciamocelo, un po’ hanno ragione. Ma non hanno giustificazione.

Perché ne incontro altrettanti, e non sono pochi, che si dannano l’anima per i loro studenti, che a mezzanotte sono ancora al pc a preparare un’attività originale per il giorno dopo. Ne incontro alcuni che fanno corsi di aggiornamento a spese loro, che non usano la LIM solo come sostituto della lavagna a gessi, docenti che sanno insegnare ai ragazzi facendoli divertire, che si sono rinnovati per dialogare con questi nuovi ragazzi digitali; ci sono quelli che se metà della classe è insufficiente alla verifica vanno in crisi loro, anziché scaricare la colpa sugli alunni. Conosco insegnanti che fanno riunioni extra-orario non pagate, che ricevono i genitori anche alle 7 di sera quando c’è un problema.

A questi insegnanti faccio un accorato appello: siate meno invisibili e più condottieri del cambiamento! Non possiamo aspettare che arrivi un ministro competente a realizzare quelle riforme così necessarie per svecchiare questa scuola dagli ingranaggi obsoleti. Anche perché all’orizzonte non se ne vedono. Da anni. Siate dei motivatori per i vostri colleghi meno intraprendenti, svegliateli dall’incantesimo di quei mantra che come un disco rotto stanno inquinando il sistema da anni: “tanto ogni anno è sempre peggio”, “abbiamo le mani legate dalla burocrazia”, “non ci sono più i ragazzi di una volta”, “i genitori di oggi sono un disastro”. E dunque?

Il cambiamento deve partire dal basso, da voi, da noi. Anche da noi genitori; chiedo a tutte le madri e ai padri di smetterla di criticare la scuola senza portare nessun contributo costruttivo. Rimboccatevi le maniche. Alleatevi con gli insegnanti intraprendenti che hanno voglia di innovare e cambiare. Sosteneteli, valorizzateli, e non fate di tutta l’erba un fascio. C’è del buono nella Scuola, eccome! La fregatura è che fa più scalpore un insegnante che non brilla di luce propria, di cinque insegnanti tosti.

Il cambiamento si può fare ora, oggi, adesso. Ci sono insegnanti che stanno facendo cose straordinarie, spesso in piccole scuole di provincia. Ci sono quelli ormai strafamosi come Enrico Galiano, ma c’è anche Davide Tamagnini, il maestro che mette i colori al posto dei voti, autore del libro “Si può fare. La scuola come ce la insegnano i bambini”. C’è Filippo Barbera, un giovanissimo docente con un’esperienza sui DSA che se la scordano certi professoroni accademici; sta sviluppando un App specifica per dislessici, tanto per dire. C’è Giampiero Monaca, che nella piccola provincia dell’astigiano porta i bambini ad apprendere a spasso nei boschi col suo progetto Bimbisvegli. Ci sono quelli come Paola Limone, che con altri colleghi ha messo su una community su Facebook che, se ben usata, è un pozzo di risorse. Ci sono quelli delle scuole senza zaino, ci sono quelli delle classi capovolte, e soprattutto ci sono quelli che insegnano a Scampia o al quartiere Zen di Palermo. Portatori di speranza e riscatto sociale. E ce ne sarebbero ancora da citare! Ci sono anche dirigenti illuminati: chi mi segue sa che spesso cito Ludovico Arte. Andate a vedere come ha trasformato in 5 anni un istituto professionale di Firenze! Classi con lavagne interattive e realtà aumentata, tutta la scuola cablata, aule con cuscinoni per sedersi e fare lezione a terra, l’edificio abbellito con un murales gigantesco fatto insieme ai ragazzi. Sulla facciata di ingresso, campeggia la frase di Gramsci: “Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché abbiamo bisogno di tutto il nostro entusiasmo”.

Se ci sono docenti che oggi, in questa scuola e con queste regole, ce l’hanno fatta a cambiare, allora possono farcela tutti. Andate a vedere come hanno fatto, fatevi ispirare. Seguiteli sui Social. A volte basta iniziare da poco: cambiare la disposizione dei banchi, smetterla di ingabbiarsi da soli con la logica del programma da fare (che poi i programmi non esistono più, repetita iuvant); basta iniziare a parlare di meno ed ad ascoltare di più bambini e ragazzi, che questa generazione ha un sacco da dire. Basta dare meno nozioni e più competenze; oggi le informazioni le trovi in rete con un click, ma lo spirito critico e la capacità di pensare te la può dare solo un bravo docente.

Se non sono stata abbastanza motivante, vi lascio con un estratto della bella lettera scritta anni fa dal maestro Lodi ai suoi colleghi, per augurare a tutti un buon inizio:

“[…] Forse qualcuno di voi ha la brutta sensazione di lavorare come dopo un conflitto: in mezzo a macerie morali e culturali, a volte causate dal potente di turno – ce n’erano anche quando insegnavo io – che pensa di sistemare tutto con qualche provvedimento d’imperio. I vecchi contadini delle mie parti dicevano sempre che i potenti sono come la pioggia: se puoi, da essa, cerchi riparo; se no, te la prendi e cerchi di non ammalarti e, magari, di fare in modo che si trasformi in refrigerio e nutrimento per i tuoi fiori. […]. Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro. Siate orgogliosi dell’importanza del vostro mestiere e pretendete che esso venga riconosciuto per quel moltissimo che vale”.

Un scuola diversa si può fare. Oggi. Siate condottieri del cambiamento.

 

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