Società

Centro di documentazione Paola Cattelino: piccola realtà dalle grandi ambizioni

Aosta - Tante persone ieri alla Cittadella dei Giovani ha deciso di salutare la nascita del centro di documentazione sulla disabilità intitolato a Paola Cattelino.

inaugurazione centro documentazione

Nel teatro della Cittadella ieri sera, lunedì 3 dicembre, c’era tantissima gente per accompagnare la nascita del centro di documentazione sulla disabilità intitolato a Paola Cattelino. Mamma Renata e la sorella Elena, in primis, ma anche gli amici e i colleghi di Paola, i tanti che hanno avuto modo di incrociarla, sul lavoro come nella vita.

C’erano anche persone che non hanno conosciuto direttamente Paola, ma erano lì per testimoniare, con la loro presenza, di come ci sia bisogno anche in Valle d’Aosta di un centro di documentazione capace di raccogliere e mettere a disposizione di tutti – disabili, famiglie, istituzioni, studenti e associazioni – materiali, riviste, ricerche e studi sul tema delicato e complesso della disabilità.

Un centro di documentazione inteso non come un luogo chiuso e polveroso, conosciuto da pochi, ma come un soggetto che vive nella società, che si mette in relazione, che propone collaborazioni e sottopone punti di vista nuovi nelle interlocuzioni che apre e nelle situazioni che incrocia.

Va in questa direzione, virtuosa, il processo che ha portato alla sua inaugurazione di ieri: l’appello lanciato da Maria Cosentino della cooperativa sociale C’era l’Acca a cui hanno risposto positivamente diversi enti e associazioni come il Codivda, la Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta, l’Università della Valle d’Aosta, il CSV e l’Inail.

A questi soggetti spetterà ora il compito, non semplice, di portare avanti il lavoro iniziato tanti anni fa da Paola con il Sid (Servizio informazione Disabilità) prima e l’ufficio Accessibilità della Regione Valle d’Aosta poi.

Un lavoro che dovrà necessariamente puntare sulla crescita della cultura sulla disabilità, guardare anche alle esperienze virtuose fatte in altre regioni e in altri paesi, intercettare soluzioni, servizi o progetti, da proporre alle istituzioni. Il tutto con l’obiettivo di migliorare il benessere delle persone con disabilità e delle loro famiglie, promuoverne l’autonomia e le scelte, accrescere la loro partecipazione e valorizzare il loro contributo nella società.

Perché la sensazione, emersa anche ieri, è che rispetto al tema si possano fare, purtroppo, anche significativi passi indietro negli anni. Vuoi per la riduzione delle risorse economiche, vuoi per la fatica delle associazioni e la stanchezza delle famiglie a cui è demandata buona parte dell’assistenza, vuoi per lo sguardo poco rivolto al futuro delle istituzioni, rischiamo di retrocedere e di tornare ai tempi in cui la persona con disabilità era un problema da risolvere e un soggetto da assistere.

Ho 44 anni e sono giornalista professionista. Nonostante la laurea in Scienze della Comunicazione, ho trovato lavoro fondando, insieme ad altri, questo quotidiano online. Grazie alla mia proverbiale saggezza in redazione mi chiamano “mental coach”, mentre per gli amici sono “la nonna”. Nel tempo libero mi piace leggere, viaggiare, camminare e stare con gli amici.

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