Politica

Referendum, il fronte del “No” gongola. Il M5S chiede la testa dei parlamentari valdostani

Aosta - Critiche al deputato e al senatore anche da Bertschy, Uvp. “Punto di partenza per lavorare democraticamente alla revisione dello Statuto” spiega invece il Comitato per il No.

Comitato No al referendum costituzionale

I vincitori, il fronte del 'No' alla Riforma costituzionale, risultati referendari alla mano, non possono che godersi il risultato delle urne. “Un 'No' secco ad una riforma che avrebbe accentrato il potere nel Governo a discapito del Parlamento e nello Stato a discapito delle autonomie. Un 'No' anche in Valle d'Aosta, nonostante le indicazioni di voto di alcuni partiti autonomisti di maggioranza, più interessati forse agli equilibri romani che agli interessi della regione. Non è però che un punto di partenza per lavorare in modo democratico e partecipativo alla revisione del nostro statuto e al futuro della Valle”, fanno sapere Valeria Fadda, Domenico Palmas e Luca Scacchi dal Comitato per il No.

Anche per Roberto Cognetta, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, il voto è anche l'occasione per prendersi responsabilità politiche chiare. Secondo il pentastellato qualcosa, insomma, deve succedere: “Ringrazio i valdostani perché hanno fatto una scelta consapevole e da noi auspicata, si sono informati e poi hanno scelto per il 'No'. Politicamente il deputato Marguerettaz ed il senatore Lanièce dovrebbero fare un passo indietro, hanno sbagliato completamente”.

Voto che porta con sé anche un altro strascico, dall'entità ancora da valutare, ovvero l'unico partito di maggioranza in Regione che ha spinto per il fronte del 'No', l'Union Valdôtaine Progressiste: “C'è soddisfazione – spiega il Presidente del Leone dorato Luigi Bertschy – perché i cittadini hanno partecipato in massa sia in Italia che nella nostra regione dando piena affermazione alla scelta di schierarsi per il 'No', e per aver contributo anche con la nostra scelta a difendere in modo chiaro il nostro Statuto e la nostra autonomia, per una riforma che vada invece in una direzione federalista”. Anche qui, però, non manca la stoccata politica ai parlamentari Marguerettaz e Lanièce: “Questa esperienza – aggiunge Bertschy – insegna anche che su temi di così grande importanza, prima di esprimersi in Parlamento, i nostri rappresentanti devono aprire il confronto con le istituzioni locali”.

Classe 1981, giornalista pubblicista. Ho studiato all’Università di Bologna ma non abbastanza.
Scrivo quello che c’è da scrivere, in genere di politica. Amo David Foster Wallace e indosso sempre gli occhiali da sole.

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