Cronaca

Casinò, l’inchiesta partita (anche) da poche parole su una delibera

Aosta -Le centinaia di pagine del fascicolo del pm Eugenia Menichetti sulla Casa da gioco raccontano alcuni retroscena sulle indagini e i perché delle accuse mosse agli otto imputati dell’udienza che riprenderà dopodomani in Tribunale.

Il procuratore capo Fortuna e il comandante generale della GdF Toschi.

L’udienza sui 140 milioni di finanziamenti regionali al Casinò, che riprenderà dopodomani, mercoledì 19 settembre, dinanzi al Gup Paolo De Paola, è figlia di un duplice sforzo investigativo. Lo raccontano le centinaia di pagine del fascicolo sulla base del quale il pm Eugenia Menichetti accusa, a vario titolo, di falso in bilancio e truffa aggravata alcuni “big” della politica valdostana (l’ex presidente della Giunta Augusto Rollandin e i già assessori Ego Perron e Mauro Baccega), gli amministratori unici del Casinò dal 2012 al 2015 Luca Frigerio e Lorenzo Sommo, nonché i componenti del Collegio sindacale nello stesso periodo Fabrizio Brunello, Jean-Paul Zanini e Laura Filetti.

Al centro delle accuse, le quattro delibere di Consiglio e Giunta regionali sulle erogazioni, a favore dell’azienda di Saint-Vincent, per gli inquirenti indebite, poiché frutto di bilanci “taroccati”. La richiesta di rinvio a giudizio – che ha condotto all’udienza preliminare dello scorso 31 luglio (in cui sette degli otto imputati hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato) – è del 14 giugno di quest’anno. Le indagini preliminari erano state chiuse definitivamente il 17 maggio, con una  riformulazione delle imputazioni tale da chiamare in causa anche la “Casinò de la Vallée”, quale responsabile civile.
 

I politici parlano, la Polizia ascolta

Il fascicolo, però, nasce alla fine del 2016. È il 22 novembre quando la Squadra mobile della Questura indirizza alla Procura, oggi retta da Paolo Fortuna, un’annotazione relativa ad indizi di reato ricavati indagando su “una presunta attività di riciclaggio di denaro” nel Casinò. Righe in cui si legge che, nell’intercettare l’utenza telefonica dell’allora assessore Perron, sono emerse “conversazioni importanti” tra lo stesso, “il presidente della Giunta regionale (Augusto Rollandin) ed altri componenti la maggioranza, nonché revisori e sindaci” della società di gestione della Casa da gioco.

“Telefonate – mettono nero su bianco gli investigatori – che fanno ritenere che gli stessi – pur consapevoli della grave situazione in cui versa il Casinò – siano in procinto di truffare ulteriormente la Regione Autonoma Valle d’Aosta – avendolo già fatto negli anni precedenti dato che sono palesi le loro affermazioni di consapevolezza sui soldi, testuali ‘sperperati’ precedentemente (falsificazione dei bilanci annuali mediante lo scorporo delle imposte anticipate) – facendo approvare un contributo straordinario di 28 milioni di euro in favore di quella struttura”.

Tale ipotesi, però “attualmente non è stata portata a termine e rinviata per l’irrigidimento di alcuni componenti il governo regionale e per timore di controlli”. Viene allegata una decina di trascrizioni di telefonate. Tra queste, anche quella in cui tecnici e politici, in riunione, ragionano con il revisore dei conti Zanini proprio sull’ipotesi di un nuovo sostegno economico al Casinò. Verbali di cui le difese degli imputati, nella scorsa udienza, hanno chiesto la non ammissibilità, perché provenienti da altro procedimento penale. Al riguardo, il Gup De Paola non si è espresso e i legali hanno già annunciato che solleveranno nuovamente l’eccezione.

Quelle poche parole su una delibera…

Sulla vicenda si muove anche il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, che svilupperà il resto delle indagini. Le “Fiamme gialle” comandate dal tenente colonnello Piergiuseppe Cananzi notano e segnalano, scrivendo in Procura il 21 dicembre 2016, alcune parole della delibera adottata dal Consiglio regionale per la ricapitalizzazione, da 60 milioni di euro, della Casinò de la Vallée.

L’atto, risalente al 2014, cita un verbale di una precedente assemblea dei soci del Casinò. In esso, il Collegio sindacale sollecita una nuova convocazione, onde deliberare “le misure necessarie per garantire l’integrità del patrimonio e la continuità aziendale, tenendo conto dell’avvenuta iscrizione di imposte anticipate non in aderenza a quanto previsto dai principi contabili”.

Secondo gli inquirenti, un’attestazione avvenuta “incredibilmente”, che rappresenta il tassello necessario a dimostrare la “diretta correlazione” tra l’indebito inserimento delle imposte anticipate nei documenti contabili del Casinò (già censurato dalla società di revisione KPMG e alla base dell’ipotesi di falso in bilancio) e “la corresponsione dei contributi/finanziamenti da parte” della Regione (qualificata in truffa aggravata, con l'amministrazione di piazza Deffeyes come parte lesa, costituitasi in giudizio tramite l’avvocatura interna).

I finanzieri, anticipando uno dei temi più sollevati dalle difese nella quasi parallela causa sui finanziamenti, in corso alla Corte dei conti (seguita dallo stesso Nucleo e di cui è attesa la sentenza a breve), scrivono poi che “la cosiddetta ‘scelta politica’ deve godere, necessariamente, della giusta autonomia e naturalmente non può essere scevra da errori”, a fondamento dei quali deve comunque essere "la buona fede del soggetto attivo”.

Tuttavia, nella vicenda Casinò, “la scelta politica di finanziare comunque una società partecipata in perdita è stata operata e legittimata attraverso una artefatta rappresentazione contabile", ovvero sulla base di "una falsa indicazione normativa che ne imponeva l’esecuzione", nella "piena consapevolezza da parte dell’organo politico di tali gravissime incongruenze”.

Il puzzle investigativo si completa

Una tesi che Guardia di finanza e pubblico ministero approfondiscono – per mettere a fuoco ruoli e rispettive contestazioni –  nel 2017, acquisendo documentazione, leggendo e rileggendo verbali e bilanci degli enti coinvolti (inclusa Finaosta, mandataria per alcuni dei finanziamenti), ascoltando le registrazioni di sedute consiliari e Commissioni e sentendo, come “persone informate sui fatti”, alcuni consiglieri della precedente legislatura e tecnici.

Parte di questo compendio informativo finisce nelle “fonti di prova” con cui il sostituto procuratore Menichetti correda la richiesta di rinvio a giudizio. In essa, il pm sottolinea il ruolo del presidente Rollandin nella vicenda, emerso, “investigativamente, quale figura di indiscusso rilievo nelle decisioni concernenti la casa da gioco, nonché profondo conoscitore della realtà della stessa”. Il resto è storia recente di un procedimento che, considerata la natura pubblica della parte offesa, vede idealmente la comunità valdostana nei panni di parte civile e a cui la politica stessa guarda in attesa di decidere sul futuro di un’azienda che continua a non godere di ottima salute.

La cronaca non dorme mai. Cerco di tenerlo a mente e l’insonnia atavica è preziosa alleata. 45 anni, a lungo addetto stampa di enti ed istituzioni, quando non sono in Tribunale o Procura inseguo la sufficienza come papà, marito e radioamatore. Per il resto, fotografia (meglio se velivoli), sport americani e una sola certezza: il mondo va oltre Pont-Saint-Martin.

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