Cronaca

Ancora senza esito le ricerche dei due alpinisti non rientrati dal Monte Bianco

Courmayeur -I soccorritori, da stamane, si concentrano sui sondaggi della valanga alla quale portano le tracce sulla neve e sull’avvenuto rilevamento di un segnale, simile a quello di un cellulare. Esclusi questi elementi, resta l’ipotesi della caduta in un crepaccio

ricerca alpinisti dispersi - Foto dei tecnici del soccorso Federico Daricou e Marino Obert

E’ una sorta di puzzle al contrario quello che, da ieri mattina, impegna gli uomini del Soccorso Alpino Valdostano e della Guardia di Finanza di Entrèves sul versante italiano del Monte Bianco, dove sono riprese oggi le ricerche di due alpinisti – il trentaseienne di Sestri Levante, Daniele Colombo, e un suo amico 34enne sloveno, di cui non sono state rese note le generalità – che non hanno fatto rientro a casa dopo il lungo ponte di ognissanti, in vista del quale avevano raggiunto la Valle per un’ascensione.

Il pezzo centrale della figura è che i due erano partiti con l’idea di raggiungere il bivacco Eccles, per poi salire qualche via dell’impegnativa parete: “magari facendo il Pilone Rosa, piuttosto che altri percorsi”, spiega il direttore del SAV, Adriano Favre. Il problema è che lassù non sono mai arrivati, perché le tracce rinvenute sulla neve conducono ad una valanga, staccatasi sul ghiacciaio del Brouillard, a quota 3800 metri. Non esistendo alti segni sul manto bianco, è verosimile che i due siano stati travolti.

“La zona è piuttosto ricca in crepacci, profondi decine di metri – racconta ancora Favre – e l’ipotesi è che, venendo investiti dalla neve e cadendo, siano precipitati in uno di essi”. Alla verifica di questa ipotesi, però, si può arrivare solo per esclusione, eliminando cioè altri pezzi del puzzle, attorno al principale. Il primo da rimuovere è costituito dal sondare l’intera valanga, per capire se i due sfortunati alpinisti non siano finiti nel cuore del ghiacciaio, ma siano coperti da una modesta quantità di neve.

“E’ un’attività che per buona parte abbiamo svolto ieri – aggiunge Adriano Favre – e che oggi completeremo”. Da stamattina sul fronte nevoso caduto, peraltro piuttosto duro a causa delle temperature rigide in quota, ci sono quattro guide del SAV e dodici del SAGF, con un’unità cinofila. I sondaggi hanno dato, sinora, esito negativo, ma “vogliamo portare a termine questo intervento, per responsabilità e serietà nei confronti delle famiglie”.

L’altro pezzo del puzzle su cui gli uomini del soccorso sono al lavoro è dato dalle tracce elettromagnetiche. Sull’elicottero SA1 è montato quello che i tecnici conoscono come “Sistema Recco”, un dispositivo in grado di captare eventuali segnali provenienti da radio o cellulari. “Nel sorvolo della zona di ieri – aggiunge il Direttore del SAV – lo strumento ha manifestato una rilevazione analoga a quella di un cellulare. Per questo, abbiamo due zone prioritarie su cui stiamo lavorando”.

Tolta anche questa tela dal mosaico, l’ipotesi del crepaccio resterà isolata al centro della figura, finendo con l'essere la sola plausibile, perché rafforzata dalle attività parallele svolte, ma chi opera nel soccorso in montagna sa bene che le valutazioni vanno fatte a posteriori. Per ora, il lavoro continua sul ghiacciaio del Brouillard.

La cronaca non dorme mai. Cerco di tenerlo a mente e l’insonnia atavica è preziosa alleata. 45 anni, a lungo addetto stampa di enti ed istituzioni, quando non sono in Tribunale o Procura inseguo la sufficienza come papà, marito e radioamatore. Per il resto, fotografia (meglio se velivoli), sport americani e una sola certezza: il mondo va oltre Pont-Saint-Martin.

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