Cronaca
Sgombrati due alloggi nel comune di Quart confiscati alla famiglia Nirta
Quart - A quanto si è appreso, il rilascio è avvenuto spontaneamente, con la consegna delle chiavi da parte di uno dei familiari. Gli immobili passano all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità

Nella mattinata di oggi, lunedì 13 marzo, si sono svolte le operazioni di sgombero di due alloggi, situati al Villair di Quart, da tempo confiscati alla famiglia Nirta, ma risultati ancora occupati, almeno fino alla scorsa estate. A quanto si apprende, uno dei familiari si è presentato spontaneamente, consegnando le chiavi. Il rilascio è quindi avvenuto in maniera non forzosa, con l’accesso agli immobili, la verifica dello stato dei luoghi e la redazione di un verbale finale sottoscritto dalle parti.

La proprietà di tali unità passa così all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che disporrà in merito alla loro utilizzazione futura, secondo quanto previsto dal Codice delle leggi antimafia. Sul posto erano presenti anche forze dell’ordine e Vigili del fuoco, ma non c’è stato bisogno del loro intervento. L’Amministrazione comunale ha avuto un ruolo di supporto delle operazioni.

Il maxi-sequestro di beni alla famiglia Nirta era scattato nel 2013, quale proposta di applicazione delle misure di prevenzione personale e patrimoniale seguita all’arresto di Giuseppe Nirta, cinque anni prima, per traffico internazionale di droga. Le indagini erano state avviate dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, sotto il controllo della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Torino. In manette erano finiti anche il fratello di Giuseppe, Domenico Nirta, nonché i nipoti Franco e Roberto Di Donato.

Gli inquirenti, durante le indagini, avevano accertato una sproporzione tra i redditi dichiarati da Nirta e l’ingente patrimonio a lui riconducibile (il valore complessivo superava i 700mila euro, per un totale di sedici immobili, tra la Valle e la Calabria), ipotizzando che lo stesso fosse frutto di attività illecite. La misura era scattata, inoltre, in virtù della “facile dispersione e occultamento” dei beni.

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