Comuni
Migranti: Saint-Vincent, Saint-Rhémy e Champorcher verso lo Sprar in comune. Donnas frena
Donnas - "Non ci sono ancora garanzie che la Prefettura non apra centri accoglienza nei Comuni aderenti al sistema", sostiene Follioley. Più ottimisti gli altri tre Comuni, che sono pronti alla convenzione. Si auspica l'intervento di Celva e Regione.

"Noi per ora stiamo seguendo la questione del Centro accoglienza stranieri che dovrebbe sorgere nel borgo del nostro paese e una cosa è certa: 20 persone nei quattro appartamenti indicati dalla cooperativa Leone Rosso non ci possono stare". Il sindaco di Donnas Amedeo Follioley fa sapere che il suo Comune per ora osserva soltanto i movimenti degli altri tre che invece intendono adottare assieme il piano Sprar: "Non facciamo ancora valutazioni perché bisogna fare dei ragionamenti – spiega – ora tutti spingono per questo sistema, ma non c'è ancora chiarezza sulla clausola di salvaguardia".

Ricapitolando: negli scorsi mesi si era fatto via via più concreto l'impegno tra l'Anci e il Ministero dell'Interno per rendere il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati più appetibile ai Comuni. Si è introdotto un tetto massimo di 2,5 richiedenti asilo ogni mille abitanti e la possibilità di un'accoglienza diffusa sul territorio, con 6 persone ospitate al massimo nei comuni sotto i 2000 abitanti – i quali però devo federarsi e presentare un progetto che ne accolga almeno 10 – e 1,5 ogni mille nelle grandi città.

Si tratta però di medie nazionali, che non tengono conto della ripartizione regione per regione. In Valle d'Aosta, per fare un esempio più concreto, se tutti i Comuni adottassero lo Sprar e se arrivassero (cosa difficile) tutti i 602 migranti assegnati, Aosta ne ospiterebbe 103. Sarre, secondo comune per abitanti, 15. Châtillon e Saint-Vincent 14. Saint-Christophe e Quart 12 e via a scendere. Per Morgex e gli altri 55 comuni meno numerosi le persone da ospitare sarebbero al massimo 6.

La direttiva ministeriale dello scorso 11 ottobre ha introdotto poi la clausola di salvaguardia a cui si riferisce Follioley, clausola che impegna le prefetture a non creare Centri di accoglienza stranieri nei Comuni che decidessero di aderire allo Sprar e a svuotare quelli già esistenti nel caso di un'adesione successiva.

Questa clausola però, per dirla come il sindaco di Monza e rappresentante di Anci Lombardia Roberto Scanagatti, "non ha un tempo zero e bisognerà accompagnare il cambiamento in accordo con le prefetture". Da qui l'intenzione di Donnas di andarci piano: "Qui abbiamo un modo diverso di interfacciarci con la prefettura che nel resto d'Italia – aggiunge Follioley – e quindi bisogna prima fare dei ragionamenti, su questo tema l'assemblea dei sindaci del Celva deve occuparsene e prendere una posizione comune".

Finora questo sforzo corale non è riuscito perché è prevalsa tra i sindaci la volontà di schivare la questione, sperando che la scelta di aprire un Cas non cadesse sul proprio territorio: "Chiaro che non parliamo di argomenti popolari – ammette Follioley – però da una parte bisogna capire che si parla di persone, dall'altra ci devono essere le stesse regole per tutti: se per la legge regionale sull'edilizia popolare gli inquilini possono stare in un certo numero di metri quadri, allora negli appartamenti del nostro borgo 20 persone proprio non possono starci".

Il tema è delicato e il Celva si riunirà giovedì per la prima volta sulla questione. Nel frattempo nei paesi si accendono gli animi di molti cittadini, tra petizioni della Lega Nord e scritte sui muri, come è successo a Champorcher: "Una era nel nostro territorio e si riferiva alla rivolta dei Socques e l'abbiamo cancellata – racconta il sindaco Alessandro Glarey – l'altra era ad Hône e se la prendeva con la presidente della cooperativa e il proprietario dell'albergo dove si ha intenzione di ospitare i 25 richiedenti".

Champorcher si è mossa subito dopo Saint-Vincent e ha deliberato la scorsa settimana l'intenzione di aderire allo Sprar, mentre oggi è arrivato il turno di Saint-Rhémy-en-Bosses: "L'idea è di fare un progetto assieme con una sorta di convezione tra i tre Comuni – spiega Glarey – facendo rete si può beneficiare di economie di scala e gestire meglio l'accoglienza, secondo le necessità degli accolti e del territorio".

"Siamo aperti a tutti con l'obiettivo di fare una buona accoglienza – commenta il sindaco di Saint-Vincent Mario Borgio, il primo a muoversi a favore dello Sprar – chiaro che se si concordasse tutto a livello regionale sarebbe meglio". La stessa cosa viene ribadita da Corrado Jordan, sindaco di Saint-Rhémy: "Non sono politiche che si fanno da soli e auspichiamo che presto si intervenga a livello di Celva e Regione".

Nonostante le conclusioni siano per ora diverse e Donnas ancora sceglierà di attendere, con la minoranza del paese che invece chiede di aderire allo Sprar, Follioley commenta che "non si chiude la porta a nessuno". "Però è chiaro – aggiunge – che gestire da soli un bando Sprar con il Ministero non è semplice, trovare gli alloggi è bello tosto e bisogna vedere in quanto tempo arrivano i fondi statali promessi".

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