Cultura
L’opera comique “Elisa” dall’Università alla Saison culturelle
La rappresentazione andrà in scena venerdì 7 aprile 2017 al teatro Splendor di Aosta con la partecipazione del soprano Elisa Soster, del tenore Vito Martino, del baritono Federico Longhi.

E’ stato inserito nella programmazione della Saison Culturelle dell’Assessorato all’Istruzione l’opera comique “Elisa”, l’opera comique di Jacques-Antoine de Révéroni de Saint-Cyr e Luigi Cherubini al centro del convegno internazionale « Voyage aux glaciers du Mont St. Bernard ». Percorsi interpretativi e letture dell’Elisa di Cherubini, organizzato nel mese di ottobre dall’Università della Valle d’Aosta in collaborazione con Fondazione "Centro di studi storico-letterari Natalino Sapegno - ONLUS", Conservatoire de la Vallée d'Aoste, Istituto per i Beni Musicali in Piemonte, Università degli Studi di Torino-Dipartimento di Studi umanistici.

Il convegno di ottobre aveva alternato momenti teorici e di esecuzione musicale proponendo la prima esecuzione moderna fedele all’originale (non si contano rappresentazioni dai primi dell’Ottocento). Poiché l’opera Elisa offre molteplici spunti per riflessioni inter-disciplinari scopo del convegno è stato quello di presentare tali approfondimenti, frutto del lavoro di ricerca di docenti e ricercatori dell’Ateneo valdostano, che spaziano dalla musicologia alla storia, alla linguistica, alla storia della letteratura e della filosofia.

La rappresentazione andrà in scena venerdì 7 aprile 2017 al teatro Splendor di Aosta con la partecipazione del soprano Elisa Soster, del tenore Vito Martino, del baritono Federico Longhi e di Giulia Valenti in qualità di voce narrante. Orchestra e coro del Conservatoire de la Vallée d’Aoste saranno diretti rispettivamente da Stéphanie Praduroux e da Luigina Stevenin.

L’Elisa (o Eliza) di Jacques-Antoine de Révéroni de Saint-Cyr e Luigi Cherubini è un opéra-comique andato in scena a Parigi alla fine del 1794, in un momento cruciale del periodo rivoluzionario. Forti istanze politiche e sociali ne permeano la trama, in cui ha particolare importanza una nuova concezione della montagna, che proprio in quei decenni acquisisce un rilievo in precedenza impensabile. La natura sublime dell’alta montagna, bellissima e terribile al contempo, si impone su tutto il resto: è paesaggio dell’anima oggetto di rappresentazioni pittoriche e musicali, ed è paesaggio entro cui avvengono eventi umani che coinvolgono i singoli ma pure intere comunità di persone. La montagna rappresentata nell’opera è quella del passo del San Bernardo, in Valle d’Aosta (molto probabilmente il Piccolo San Bernardo, seppure alcuni elementi potrebbero far pensare anche al Gran San Bernardo).

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