Scuola
Compiti a casa: il genitore è un coach che dovrebbe rimanere "a bordo campo"
Licia Coppo affronta l'annoso tema dei compiti a casa nella rubrica "Basta un po' di educazione". Il tema oggi sarà anche approfondito in un incontro alle 18 al Centro delle Famiglie di Aosta.

"Dobbiamo allevarli, accudirli, coccolarli, nutrirli, educarli, insegnarli a stare al mondo e ora ci stai pure dicendo che dovremmo imparare a essere i "coach" dei nostri figli? Licia, forse non stai esagerando?". Me la vedo già la vostra obiezione, con lo sguardo sconsolato di chi si sta dicendo "no, questo è troppo!". In effetti sì, c'è anche questo lavoro nella missione multitasking di noi genitori (ma certamente molti già lo fanno, senza saperlo).

Le azioni educative che svolge un genitore sono tante e differenziate. Nel suo libro "Ho un sogno per mio figlio" Roberto Gilardi le illustra sapientemente, organizzandole in 7 funzioni educative: una di queste è proprio quella di saper sostenere, incoraggiare, accompagnare i propri figli alla conquista di un obiettivo, di un traguardo. Che è ben diverso dall'aiutare! Un genitore aiuta un figlio quando c'è un problema, una difficoltà.

Quando invece problemi non ce ne sono, è evidente quanto sia comunque importante esserci! Per stare al fianco dei figli, a fare il tifo perché loro riescano, a motivarli quando sono stanchi, a incoraggiarli a tenere duro quando vorrebbero mollare, a dare quelle utili e necessarie indicazioni che permettano il raggiungimento di un obiettivo. Eccolo lì, il genitore coach!!

Prendiamo la questione compiti-studio dei figli…che ben si presta all'esempio. L'impegno scolastico dovrebbe essere di "proprietà" dei figli; il ruolo del genitore dovrebbe essere quello di creare le condizioni facilitati all'apprendimento (essere riposati con un numero sufficiente di ore di sonno, avere uno spazio ed un tempo adeguati allo studio, essere aiutarti nel pianificare le priorità, avere una settimana di impegni ben calendarizzati, essere a volte supportati nella gestione dei materiali). Poi tu figlio studi e fai i tuoi compiti, io genitore faccio altro. Quando serve ti interrogo, controllo che i compiti siano completi, ti do indicazioni su come rifare esercizi o attività se son proprio fatti male o incompleti. Ma non li rifaccio con te... fianco a fianco, tenendoti la penna in mano!

Dovremmo fare proprio come un allenatore sportivo; ve lo immaginate che si metta in campo a correre al posto dei giocatori per fare goal? Sarebbe ridicolo, oltre che inopportuno. Molti di questi, neppure durante gli allenamenti fanno gli esercizi con gli atleti, ma, giustamente, dicono cosa fare, come farlo, quando farlo e quanto farlo. E svolgono la funzione di coach, motivano e incoraggiano, soprattutto quando gli atleti sono sopraffatti dallo sconforto e dicono "non ce la farò mai!" (vi garantisco che succede anche ai maratoneti professionisti). Invece troppe volte, noi genitori, corriamo il rischio sulla questione compiti-studio-scuola di "correre" tutto il tempo di fianco ai figli. Anzi, ahimè a volte corriamo al posto loro! Ci sostituiamo. Oppure togliamo loro un po' di zavorra, gli spostiamo gli ostacoli del percorso, gli facilitiamo la strada (quando gli prepariamo gli schemini di storia, gli scarichiamo materiali utili da internet, o, in extremis, li giustifichiamo con i professori perché non hanno potuto studiare tutte le pagine a causa di altri impegni). Scagli la prima pietra chi non lo ha mai fatto almeno una volta!! Bene, dopo questo outing virtuale e di gruppo, sarebbe bene rifocalizzarci.

Il nostro posto, sia nello sport che nella vita, ed in particolare nella vita scolastica dei figli, è e dovrebbe rimanere “a bordo campo”. La partita se la giocano loro, che sia di calcio, rugby, basket…o che sia la verifica di matematica, di latino e un giorno il colloquio di selezione o l’esame all’università. Sostenere, incoraggiare, motivare non è sempre facile; dire a nostro figlio "non ti arrendere", "ce la puoi fare", "non mollare", "lo studio è anche fatica e impegno, ma so che tu puoi riuscire" e poi vederlo lì seduto che si arrovella su un compito che pare insormontabile, maledicendoci perché non lo aiutiamo, perché non siamo lì a farlo con lui, non è certo facile. Vaglielo a spiegare che nella vita, spesso, "per aiutare davvero qualcuno, bisogna non aiutarlo"! Ma così facendo, stiamo donando ai nostri figli la cosa più preziosa: l'autonomia, la capacità di organizzarsi, di camminare con le proprie gambe. Direi che il gioco vale la candela, assolutamente!

Per i lettori valdostani, potete venire oggi, lunedì 24 ottobre, alle 18.00 al Centro delle Famiglie di Aosta. Parleremo proprio di studio-compiti-scuola...di come promuovere autonomia organizzativa, di come sostenere i figli senza aiutarli...insomma, di come fare i genitori-coach! Trovate tutte le informazioni organizzative sull'evento Facebook

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