Cinema
Il film "Une vie à apprendre" di Eloise Barbieri approda nei festival internazionali di montagna
Aosta - A novembre sarà in Spagna al Torello Mountain Film Festival e in Bulgaria all'International Mountain Film Festival in Bansko.  Il film sarà presentato questa sera alle 20 su RAI3 negli spazi della RAI VdA.

Dopo il Festival di Trento e il Cervino Cine Mountain, il film "Une vie à apprendre" della valdostana Eloise Barbieri approda nei festival internazionali. 
La pellicola ha partecipato nel mese di settembre al Zakopane Mountain Film Meetings, in Polonia, ad ottobre al Tegernsee International Mountain Film Festival in Germania mentre a novembre sarà in Spagna al Torello Mountain Film Festival e in Bulgaria all'International Mountain Film Festival in Bansko. 

Altri appuntamenti in programma sono: a dicembre il  Festival du Film de Montagne de Autrans (Francia) e  Mendi Film Festival (Spagna).

"Tutti i festival fanno parte della International Alliance for Mountain Film Festival e rappresentano i principali appuntamenti con la cinematografia di montagna nei paesi rispettivi" spiega in una nota la regista che ha ricevuto   un contributo alla post produzione dal Film Fund della Film Commission Vallée d'Aoste.

Il Centro di Cinematografia e Cineteca del CAI ha manifestato inoltre interesse per l'acquisto dei diritti non commerciali.

Il film sarà presentato questa sera alle 20 su RAI3 negli spazi della RAI VdA.

La trama di "Une vie à apprendre". Nonostante sia rimasta paralizzata a causa di un incidente in montagna, Vanessa François continua a scalare con l’aiuto di alcuni amici, che oltre ad essere dei fortissimi alpinisti, si dimostrano generosi e solidali. Dopo aver salito con successo la via Zodiac nello Yosemite, decide di affrontare il Grand Capucin, un monolite di quasi 4000 metri di quota nel massiccio del Monte Bianco. In montagna Vanessa sembra trovare la dimensione ideale, anche se sa bene che la sua condizione non le permette più di vivere questa passione come prima e che gli sforzi che le richiede sono davvero troppo grandi. Per Vanessa la salita verso la cima del Grand Capucin è prima di tutto un viaggio in se stessa, è sempre più consapevole che la sua vera prigione non è la paralisi, ma sono le montagne che si ostina a non voler lasciare.

 

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