Regionali 2018
Uvp verso le Regionali, con un programma per i primi cento giorni e sei "progetti per sognare"
Aosta - I "Progressistes" si preparano alle Elezioni. Sul tavolo giocano la carta della "Green Valley", Un brand ma anche un modello sociale e economico unico - spiega Viérin - che abbraccia ambiente, mobilità elettrica e sostenibile".

L’Union Valdotaine Progressiste comincia la sua campagna elettorale da Aosta, e non è un caso. Aosta è sempre stata, per i “Progressistes” un “tabù”, la roccaforte nella quale non arrivarono a sfondare neanche quando, poco più di cinque anni fa - a vederla oggi sembra passata un’era geologica -, entrarono con prepotenza sulla scena politica valdostana.

Da movimento “antisistema”, Uvp arriva oggi alle Regionali da forza di governo, con due assessori ed il Presidente della Regione, e un po’ di ansia da prestazione che si sente, in questo incontro al Caffè Nazionale. Anche perché, e a dirlo è la Presidente del “Leone dorato” - nonché candidata - Elisa Bonin in mezzo c’è stato un “lutto”, il tonfo elettorale del 4 marzo.

Da qui Uvp è ripartita: “Ascoltando gli elettori abbiamo lavorato duramente nell’ultimo anno per la ricomposizione del ‘fronte autonomista’ - spiega Bonin - ma la gente ha chiesto qualcos’altro: un ritorno alla politica pulita, al servizio dei cittadini, fatta da gente per bene. E noi abbiamo composto una squadra così, le vicende giudiziarie non ci appartengono”. Per una Uvp, continua la Presidente che “non può che porsi come forza di governo”.


Il programma

Il programma è in realtà duplice, uno “di legislatura”, per i primi 100 giorni: “Un progetto che metteremo in campo sin da subito - ha spiegato Laurent Viérin - che parla di trasporti, Casinò, Cva, agricoltura, turismo, sociale, tutti i settori nei quali abbiamo le idee chiare, sintesi del ‘pensatoio’ aperto tra il movimento e i candidati, e che parte da una immediata variazione di bilancio, ed in campagna dettaglieremo dove i fondi saranno reinvestiti subito”.

Per sommi capi, Uvp elenca: più sviluppo e più lavoro, poltiche sociali con la persona al centro, buona sanità, politiche per l’istruzione e la formazione, politiche culturali, politiche ambientali, agricole e territoriali, politiche turistiche e di mobilità, politiche per la sicurezza e l’immigrazione e per lo sviluppo della Città di Aosta.

In mezzo il piano “Green Valley”: “Un brand ma anche un modello sociale e economico unico - dice il Presidente della regione - che abbraccia ambiente, mobilità elettrica e sostenibile, enogastronomia e benessere sociale, ma che passa attraverso legami più stretti col Vallese con il  rilancio del Grand Conseil Valais-Vallée d’Aoste, con le regioni limitrofe, con ‘Carema valdostana’ e con l’europarlamentare valdostano”.

Viérin resta volutamente vago, perché sa che sono i “sogni” a fare le campagne elettorali. E qui svela l’altro programma, che parte dai “240 milioni di euro circa che lo Stato deve circa. Questi rapporti vanno regolati definitivamente. Solo così potremo avere una ‘Zona franca’ in chiave moderna ed una fiscalità diversa per la Regione. I soldi a disposizione una volta risolti i rapporti con lo Stato serviranno al rilancio della Valle d’Aosta con progetti per sognare davvero”.

Sei “opere strategiche” per la precisione, finanziabili anche attraverso Fondi Europei, a partire dal TGV Parigi - Aosta con un tunnel ferroviario Bourg-Saint-Maurice/Pré-Saint-Dider, o ancora il tunnel Champorcher/Cogne, che richiama la “mobilità intervallava” di Olivetti.

Oppure il progetto “Saint-Vincent sulla neve”, un collegamento funicolare in galleria - a basso impatto ambientale - per legare la cittadina termale direttamente alla Monterosa Ski, senz’auto, o ancora la “Cittadella degli Anziani”, dove gli spazi pubblici inutilizzati diventino punti di aggregazione permanenti per la Terza età, nel segno dell’inclusione, o l’idea del Polo Fiera VdA, spazio fieristico fisso, alla Pépinière, da riempire di eventi di richiamo per tutto l’anno oppure il Lycée des Sports, un istituto in grado di conciliare sport e scuola.

“Progetti - chiude Viérin - e non solamente ‘idee’, studiati in termini di fattibilità e da condividere con tutti i valdostani e con le altre comunità limitrofe”.

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