Al cinema
Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni
Aosta - Il film è la sintesi perfetta del detto “Se i vecchi potessero e i giovani sapessero”

Che cosa racconta:
Tutto quello che vuoi è la sintesi perfetta del detto “Se i vecchi potessero e i giovani sapessero”: Alessandro è un giovane romano ribelle e ignorante, ancora inconsapevole di ciò che la vita ha da offrirgli, mentre Giorgio, poeta ottantacinquenne vittima di Alzheimer, ha ormai dimenticato i suoi ricordi più belli. Eppure, grazie a questa insolita relazione tra due opposte generazioni che si incontrano, tra versi e racconti, riaffiorano in superficie i momenti più belli del passato di questo anziano e buffo signore, che con le sue parole riesce a guidare Alessandro e i suoi amici nel difficile passaggio all’età adulta.  

Come lo racconta:
Il film investe nella sceneggiatura (e come potrebbe non farlo vista la lunga carriera di Bruni da poco passato alla macchina da presa?), e soprattutto vanta un’interpretazione profonda e alchemica dei due protagonisti. Giuliano Montaldo, denso e autoironico, dona al suo pubblico un personaggio che resta nel cuore. Al suo fianco l’esordiente Andrea Carpenzano mostra già un talento che non mancherà di stupire. L’opera si sviluppa così in un equilibrio di riso, commozione e un po’ di retorica, offrendo con delicatezza al suo spettatore lo spunto per riportare a casa una nuova riflessione.   

Una curiosità:
Nel raccontare questa vicenda intrisa di memoria e umanità, il regista trae ispirazione dalla propria vita e dalle persone che la animano: il padre di Bruni, affetto da Alzheimer, torna al passato e agli anni della guerra, evocando i protagonisti che hanno contribuito a scrivere la storia di un’Italia contesa tra il nazismo e la potenza colonialista di un impero a stelle e strisce.   

Perché vederlo:
In un’epoca in cui il presente sembra già passato di moda, niente più del valore della memoria può insegnarci l’importanza della calma e dell’introspezione. In una società stimolata da mille distrazioni e votata alla schizofrenia collettiva, saper guardare al passato, per imparare anche a guardarsi un po’ dentro, appare l’unica svolta possibile per rianimare il dialogo intergenerazionale di cui il film ci parla e incamminarsi verso il futuro con rinnovato vigore. 

 

Una battuta:
«Lei non ha mai scritto poesie? Si scrivono quando non si sa dove mettere l’amore».

 

Valeria De Bacco

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