Cronaca
Ritrovamento dei 25mila euro in Regione: i tre indagati non rispondono al pm Ceccanti
Aosta - L’ex presidente Marquis e il suo segretario particolare all’epoca Trevisan non si sono presentati alla convocazione di oggi, venerdì 8 giugno, in Procura. Il già consigliere regionale Marco Viérin, invece, lo ha fatto, ma non ha risposto alle domande.

In due non sono comparsi, mentre il terzo lo ha fatto, ma per dire che non avrebbe risposto alle domande. L’assenza e il silenzio sono state le scelte dei tre indagati a seguito dell’invito a presentarsi in Procura oggi, venerdì 8 giugno, per essere sentiti dal pm Luca Ceccanti nell’ambito dell'inchiesta sul presunto ritrovamento di venticinquemila euro in contanti, assieme ad una lettera ed altra documentazione, all’interno dei locali della Presidenza della Regione, il 22 giugno 2017. Nel fascicolo, al momento, sono iscritti per l’ipotesi di concorso in calunnia l’allora capo dell’Esecutivo regionale Pierluigi Marquis, il suo segretario particolare all’epoca Donatello Trevisan e il già consigliere regionale Marco Viérin.

Per il primo, che al momento dei fatti occupava l’ufficio in cui è stato denunciato il rinvenimento della somma (segnalata all’interno di un vano della scrivania presidenziale), è stato l’avvocato Jacques Fosson, dopo averlo comunicato agli inquirenti, a spiegare le ragioni della scelta di non rispondere alla convocazione: “il dottor Marquis è stato invitato a fornire delle giustificazioni rispetto all'accusa che gli è stata rivolta, senonché egli non ha nulla da giustificare, anzi attende che sia la Procura a spiegare come faccia a sostenere un'accusa così grave, pertanto abbiamo declinato l'invito a fornire delle informazioni".

Decisione analoga per Donatello Trevisan. Il legale Massimiliano Sciulli, dopo aver premesso che il suo cliente “è stato accusato anche pubblicamente di un reato gravissimo che non ha commesso” e che “lo stesso ha tenuto l’unica condotta possibile  doverosa a fronte del ritrovamento di quell’ingente somma nella scrivania”, ha dichiarato che “ad oggi la Procura non ha spiegato quali siano gli elementi che la inducono a ritenere che sia stato commesso un reato così grave qual è la calunnia”. “Fino a quando non avremo queste spiegazioni – ha aggiunto – il dottor Trevisan non risponderà ad alcuna domanda e men che meno a quelle che il pubblico ministero intende rivolgergli”.

Marco Viérin, invece, è arrivato in Tribunale stamane, verso le 11.30. Prima dell’orario dell’interrogatorio è stato raggiunto dal suo difensore, l’avvocato Claudio Soro. Attorno alle 12.30, dopo che negli uffici della Procura erano arrivati anche alcuni degli inquirenti impegnati nelle indagini (affidate alla Questura di Aosta), il legale ha lasciato il Palazzo di giustizia da solo, dichiarando ai cronisti che il suo cliente si era avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa della chiusura delle indagini e di conoscere il contenuto delle contestazioni avanzategli. Viérin, a quel punto, si era già allontanato da un’uscita secondaria.

La settimana scorsa erano stati sentiti in qualità di persone informate sui fatti tre ex consiglieri regionali: Leonardo La Torre, Dario Comé e Claudio Restano. La tesi accusatoria è che quel denaro sia stato collocato nel luogo in cui è avvenuto il ritrovamento successivamente all’insediamento di Marquis come Presidente, avvenuto nel marzo 2017, con modalità tali da indurre però a ricondurre soldi e documenti al predecessore Augusto Rollandin (assieme al contante era presente anche una carta Bancomat in uso all’ex presidente unionista).

Lo scorso ottobre, quando dall’apertura del fascicolo erano state sentite una quindicina di persone, il pm Ceccanti aveva disposto perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici dei tre indagati, dove erano stati prelevati anche computer, smartphone, tablet ed altri dispositivi informatici. Per consentire l’analisi dei numerosi files presenti all’interno degli stessi, a marzo di quest’anno, il titolare dell’inchiesta aveva chiesto la proroga delle indagini, di cui non è lontano il termine di scadenza. Per il momento, tuttavia, la versione di Marquis, Trevisan e Viérin (gli ultimi due, peraltro, sentiti nelle prime battute dell’inchiesta quali “persone informate sui fatti”) non finirà nel fascicolo del pubblico ministero.

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