Cultura
Quando la montagna si fa cultura: anche Aosta ha il suo "Café des guides"
Aosta - E’ il “Café-librairie” di piazza Roncas, che aggiunge il riferimento ai maestri di alpinismo nella sua denominazione, per effetto di una convenzione con l’Uvgam. Il presidente Giglio: “siamo convinti che le guide abbiano ancora molto da dire”.

“Malgrado si pensi che è una professione muscolare”, tra le guide alpine “la componente culturale è tutt’altro che assente”. Parole di Pietro Giglio, presidente dell’UVGAM, il sodalizio che riunisce 229 maestri di alpinismo della Valle d’Aosta. Parole pronunciate per spiegare che non solo la tradizione letteraria e filmica plasmata da chi vive la montagna per mestiere – che risale nel tempo fino al 1899, con “Dalle Alpi alle Ande” di Mattia Zurbriggen, e trova esempi recenti in “Anuk”, scritto a quattro mani nel 2011 dal finanziere del Sagf di Entrèves Daniele Ollier ed Enrico Camanni – non solo è un dato tangibile, ma ha ora un luogo dove vivere alla luce del sole (e ai piedi delle cime) ad Aosta.

E’ il Café-librairie di piazza Roncas che, per effetto di una convenzione con l’Unione Valdostana delle Guide di Alta Montagna, aggiunge “et des guides” alla sua denominazione. La novità è già visibile sulle insegne del locale. “La riflessione – ha spiegato Giglio, in un momento “inaugurale” tenutosi nel pomeriggio di ieri, venerdì 11 maggio – è che tutte le località blasonate delle Alpi, da Cortina a Courmayeur, hanno un caffè delle guide”. Ad Aosta, che in termini di altitudine è tra le cittadine più elevate dell’arco alpino, e dalla quale si può scorgere una vetta da oltre quattromila metri (il Grand Combin), sino ad oggi mancava e la volontà è stata anche di recuperare al capoluogo regionale dell’“alpinità, carattere che era andato scemando nel tempo”.

L’idea è quella di un luogo che sia “anche un po’ un cenacolo. Per incontrare le guide e far vedere le guide”. I professionisti della montagna (attualmente, oltre a quelli attivi ce ne sono 12 che stanno completando la loro formazione, oltre a 58 “emeriti”) “esprimono l’amore per loro il territorio, quasi nel significato tedesco di Heimat”. Un vocabolo tedesco che non ha corrispettivo nella lingua italiana. Patria non è esatto, il concetto sarebbe forse quello di “Matria”, che però appunto non esiste. Sta di fatto che, per Giglio, proprio quel sentimento fa sì che le guide “abbiano ancora molto da dire” e l’auspicio “è che questa iniziativa serva anche a rafforzare il rapporto” tra loro e la città.

Così, il locale-libreria di piazza Roncas (che sottolinea l’innovazione anche con elementi espositivi, oltre a numerose opere a tema) sarà la sede in cui “le guide verranno a raccontare le loro avventure, attraverso le loro pubblicazioni e i documentari”. Non solo: “ci siamo spinti oltre. Abbiamo organizzato un ciclo di incontri, imperniato sul concetto di avventura”. La riflessione è sconfinata, estesa a tutto il “popolo della montagna”. Il Presidente dell’Uvgam lo ha detto chiaramente: “abbiamo un forte legame sia con il Club Alpino Italiano, sia con il Soccorso Alpino Valdostano” e i rispettivi responsabili, Piermario Reboulaz e Adriano Favre, erano nel pubblico ad ascoltarlo.

A plaudere all’iniziativa, sul palco assieme a Giglio, l’assessore regionale al turismo, Aurelio Marguerettaz. “E’ vero – ha detto – che si tratta di una professione muscolare. Se non c’è una prestanza fisica, una preparazione, non si può andare in montagna. Il fascino della guida, però, lo troviamo nei racconti. Si possono fare delle belle foto, delle immagini, ma nella mente resta impresso il racconto. Non puoi fotografare il rischio. Non puoi fotografare la paura. Li puoi raccontare. E’ importante avere un luogo ove raccontare”. Un posto, insomma, ove le esperienze individuali si fondono, forgiando la memoria collettiva. Il progetto è ambizioso, ma anche scalare vette impervie lo è, in fondo. 

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