Ambiente
Piano Tutela Acque, per le associazioni ambientaliste un "vero e proprio regalo agli speculatori"
Aosta - Tra i punti dolenti l'articolo 5 "una vera 'licenza' per i prelievi idrici illeciti" spiegano, per via di "sanzioni troppo basse paragonate a guadagni di milioni di euro”.

La Regione Valle d'Aosta tutela le sue acque? No, almeno a sentire le 5 associazioni ambientaliste – Cai Valle d'Aosta, Legambiente, Movimento per la Decrescita Felice, Comitato Giù le mani dalle acque e da Cva e Valle Virtuosa – che ieri pomeriggio, al Csv, si sono radunate per fare un'analisi della situazione delle gestione idrica da parte dell'Amministrazione pubblica.

Primo indiziato il Piano di Tutela delle Acque: “Abbiamo sottolineato le criticità e fatto molte proposte costruttive riguardo il Piano – ha spiegato Jeanne Cheillon, Valle Virtuosa – e abbiamo sollecitato molti incontri. Pochi giorni fa c'è stata la convocazione della Terza commissione permanente e abbiamo scoperto che la legge 115, purtroppo, è preoccupante e che prevede sanzioni e controlli sugli sforamenti dell'uso delle centraline idroelettriche poco penalizzanti”.

Nel dettaglio entra Marcello Dondeynaz, che ha seguito l'iter del Piano in quota Cai VdA: “Le disposizioni in materia ai limiti del prelievo idrico e della tutela dei corsi d'acqua – ha spiegato – sono misure urgenti, mentre in questa legge ci sono contenuti parziali, inefficaci e in alcuni casi un vero e proprio regalo agli speculatori”.

Tra i punti dolenti, secondo Dondeynaz, il peggiore è l'articolo 5 del Piano: “Di fatto – prosegue – una vera 'licenza' per i prelievi idrici illeciti. Quelli oltre la portata sono sanzionati dai 2mila ai 12mila euro, insufficienti a disincentivare il fatto che si stia commettendo un reato ambientale prelevando in maniera illegale. Questo è un provvedimento del tutto inefficace e inaccettabile, le sanzioni sono troppo basse paragonate a guadagni di milioni di euro”.

Oltre alle sanzioni ritenute troppo basse il problema – nel problema – che le associazioni ambientaliste segnalano è anche quello della effettività delle sanzioni stesse: “Ad oggi – racconta invece Rosetta Bertolin di Legambiente – ci sono 60 sanzioni alle imprese in sospeso, non le pagano perché non si basano su una Legge regionale che recepisca il Regio decreto. Questo racconta bene quanto sarebbe urgente approvare questa legge, ma con cifre per le sanzioni adeguate, che permetterebbe oltretutto di recuperare soldi di questi 60 provvedimenti sospesi”.

Legge che, secondo Bertolin, è destinata ad arenarsi: “Il Piano di Tutela delle Acque è fermo – conclude – e non riprenderà ora, alla vigilia delle elezioni. Contando che deve passare anche la Vas (la Valutazione Ambientale Strategica, ndr) è difficile che l'approvazione arrivi anche entro il 2018”.

Non ha invece partecipato ai tavoli tecnici del Pta, ma è stato invitato, sul tema anche il Comitato per la Salvaguardia e Tutela di Cortlys: “Una vicenda che si trascina da 9 anni – spiega Roberta Aluffi –, con una concessione scaduta dal 2009 per la quale potrebbe arrivare la proroga, la terza, un vero primato. Normalmente l'acqua va derivata entro tre anni dalla concessione, e sulla sua durata trentennale non ne resterebbero neppure 20. Un impianto dalla vita così breve non è di pubblica utilità, e ha costi ambientali altissimi”.

La richiesta è una sola, la sospensione: “Se a nove anni dalla concessione l'impianto non è stato ancora costruito – chiude Aluffi – è merito dei gravi difetti del progetto di concessione. È difficile raddrizzare un ramo nato storto, va tagliato. Per questo abbiamo chiesto, con Legambiente, al Presidente della Regione di dichiararne la decadenza o di revocare una concessione che ormai è un semplice simulacro di concessione per un impianto che, se realizzato mostrerebbe un cubo di cemento, in parte dentro l'alveo del Lys, ricoperto pudicamente da pietroni. Un imbarazzante monumento all'indifferenza per le acque ed il paesaggio”.

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