Basta un po' di educazione
Nuove regole per l'uscita dalla scuola media: "quando una legge è diseducativa"
Aosta - Licia Coppo, pedagogista, interviene nella sua rubrica sul tema di attualità legato all'accompagnamento a scuola degli alunni che frequentano la scuola media.

I ragazzi vogliono diventare grandi. Se i legislatori non glielo impediscono! Nell’era dei bambini che faticano a crescere, perché hanno genitori troppo amorevoli che li lavano, li vestono, gli allacciano le scarpe e gli portano la cartella fino a 14 anni, ci mancavano solo le uscite dell’attuale Ministra e la circolare del MIUR che ha riportato alla ribalta una questione legale, in una “zona grigia” da anni.  

Sì, perché l’uscita autonoma da scuola tra gli 11 e 14 anni è da sempre una ‘gestione atipica’. Dove il buon senso e l’intelligenza della stragrande maggioranza dei Dirigenti avevano sempre optato per acconsentirla. Poi arriva una sentenza della Corte di Cassazione, che dopo 15 anni imputa anche alla Scuola una parte di responsabilità della morte di un povero ragazzino investito da un pullman di linea. Ebbene sì, pullman di linea, non autobus della scuola. Ma la Cassazione ha solo applicato la Legge. E il Miur, di conseguenza, ha diramato la folle circolare. Dopo la medicina difensiva, ormai siamo arrivati anche alla Scuola difensiva. Pur di evitare il rischio di una denuncia, la Scuola si tutela a discapito del benessere degli alunni e dei loro bisogni evolutivi. Ora pare stiano ragionando a livello parlamentare per una modifica di legge, che ci auguriamo arrivi in fretta e ci faccia uscire da questo paradossale empasse; eh sì, perché l’art 591 del nostro codice penale specifica che non si può lasciar solo un ragazzino sotto i 14 anni, perché sotto a quell’età è prevista una presunzione assoluta di incapacità.

Ora, da madre vorrei specificare che anche dopo questi fantomatici 14 anni, non è che i nostri figli diventino dei santi iper-responsabili! La discussione che ho fatto ieri sera con nostro figlio quindicenne, mi fa dire che una assoluta incapacità di intendere la mantengono anche sopra i 14 anni. Soprattutto quando vogliono fare una cosa e tu dici loro di no! La legge ci dice che dovremmo passare da un accudimento totale, prendendoli per manina fino ai 13 anni+364giorni, quando spesso sono più alti e grossi di noi (alcuni maschi hanno già la barba e la voce da Troll delle caverne), per poi invece lasciarli andare liberi per la città, magari anche a bordo di uno scooter, addirittura viaggiare soli all’estero, il giorno dopo quando ne compiono 14? Apperò!

Purtroppo la Legge non tiene conto del principio della gradualità, che è fondamentale in educazione per la conquista di tutte le tappe evolutive della crescita. Sul non-senso di questa Circolare e sulle annesse uscite imbarazzanti della Ministra Fedeli ne hanno scritto il pedagogista Daniele Novara, lo Psicoterapeuta Alberto Pellai, la Psicoanalista dell’adolescenza Stefania Andreoli, la Sociologa Chiara Saraceno. Avranno tutti preso uno svarione? O magari la voce di chi opera in campo educativo da anni andrebbe ascoltata? Inoltre, come dice bene Novara: “esiste la Legge ma esiste anche la Convenzione dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, ratificata anche dall'Italia, dove viene sancito il diritto alla mobilità, all’autonomia e alla libertà dei bambini, in relazione all’età. Andare a prendere un preadolescente alle medie significa mortificazione della sua dignità”.

Bene, probabilmente su questo siamo tutti concordi. Anche i nonni, sui quali la Fedeli aveva tentato di scaricare l’ultima palla. "Che vadano loro a prendere i nipoti alle medie" ha detto. Evidentemente la ministra Fedeli vive in un interspazio dove i nonni sono tutti in pensione già dopo i 50 anni, nelle famiglie lavora solo un genitore guadagnando minimo 3000 euro e l’altro si presenta tutti i giorni alle 13.15 a prendere il figlio canticchiando Singing in the rain. Forse un sano bagno di realtà servirebbe alla nostra cara Ministra.

Ma finché la legge non cambia cosa possiamo fare? Ci sono Comuni illuminati, che da anni hanno attivato politiche per promuovere le autonomie di bambini e ragazzi. Il Comune di Bergamo, ad esempio, ha attivato progetti Piedibus, di educazione stradale, progetti per percorsi sicuri e c’è stato un attento lavoro dei Consigli di Istituto per adeguare i regolamenti e predisporre moduli in cui la famiglia dichiara di avere educato ed istruito il minore in relazione alle sue capacità e al suo carattere e chiede alla scuola di allentare l’obbligo di vigilanza. O come ha suggerito il Pubblico Tutore dei Minori del Friuli Venezia Giulia, che invita a non far fare le “liberatorie”, che non hanno alcun valore giuridico, ma piuttosto a predisporre della dichiarazioni dei genitori che richiedono che il figlio possa godere di una maggiore autonomia, affermano di essere consapevoli che durante l’orario extra-scolastico la vigilanza ricade totalmente sulla famiglia stessa e di avere allenato e istruito il proprio figlio a percorrere il tragitto casa-scuola, dopo averne valutato la maturità. Insomma, se i Dirigenti prendono un po’ di coraggio in mano, recuperando un po’ di “buon senso pedagogicamente orientato”, la soluzione c’è.

In molti Stati Europei la percentuale di ragazzini che vanno e tornano da scuola da soli varia tra l’80% e il 60%. In Italia molto di meno. Anche il rapporto “Children’s Indipendent Mobility” ci dice che in Finlandia molti bambini a 10 anni prendono gli autobus urbani da soli. In Italia sarebbe impensabile! Non solo legalmente, anche culturalmente. Eppure studi affermano che la perdita di mobilità indipendente ha numerosi effetti negativi sulla crescita, sul calo della qualità della vita, sull’aumento del rischio obesità, sul minore sviluppo di autoefficacia per le scarse competenze pratiche e sociali del ragazzo.

Insomma, siamo il paese più protettivo d’Europa, e fa male ai nostri figli!

Spesso si ha paura di farli muovere in bici per la città. O a piedi. Non sia mai che ti succeda qualcosa! Di sicuro una cosa accade, se lasciamo che gradatamente i figli sperimentino una serie di autonomie. Accade che crescono. Magari diventando anche più responsabili. E poi speriamo che qualcuno diventi anche un Buon Ministro dell’Istruzione!

 

Per approfondire:

Articolo sull’esperienza del Comune di Bergamo, sulle loro buone prassi
Articolo sulle indicazioni del Pubblico tutore dei Minori del Friuli Venezia Giulia
Articolo con alcune stime europee e prassi degli altri stati

 

 

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