Educazione figli
Lavorare stanca... e anche studiare: ma aiutano a crescere
Aosta - Chiedere o non chiedere un contributo e la partecipazione dei nostri figli ai lavori domestici? Se ne occupa Licia Coppo nella sua rubrica "Basta un po' di educazione"

Eccoci. Il giro di boa è stato ampiamente compiuto. I giorni di vacanza rimanenti sono molti meno di quelli già trascorsi: provate a guardare gli occhi mesti dei vostri figli e ve ne accorgerete. Loro lo sanno. Sanno che tra poco più di un mese si ritorna tra i banchi di scuola. E vorrebbero che quest’ultimo mese non passasse mai.

E allora verrebbe da dire “povero figlio mio, ti lascio godere ancora di un po’ di relax e libertà, che poi da settembre è finita la pacchia”: ora, premesso che un messaggio così fa passare la scuola come una prigione fatta solo di frustrazioni e depressioni (e, se anche lo pensate, magari è meglio non condividerlo troppo con i figli), ma siamo proprio certi che non si siano già riposati abbastanza? Di certo in questo abbondante mese e mezzo qualcuno sarà già andato un po’ in vacanza, qualcuno ai vari centri estivi/soggiorni/campi; in generale tutti hanno goduto di quel tempo senza orari rigidi, del poter giocare a lungo in un parco giochi con gli amici, dell’assenza della sveglia ogni mattina. Anche quelli che si sono fatti la maratona di tutti i turni di centro estivo da giugno ad oggi, di certo hanno le giornate un po’ più strutturate di altri, però comunque al centro estivo si gioca. Non son due ore di francese, due di italiano, e una di matematica come certe mattine di scuola!

Se fino ad oggi li avete lasciati in una condizione di libertà e relax, forse ora è il momento buono di mettere mano su due cose: i compiti e i lavoretti in famiglia.

I compiti vanno fatti, non ce n’è. Lo so, lo so bene che molti bambini e ragazzi sono caricati come i muli degli sherpa nepalesi alla volta dell’Annapurna: conosco ragazzi di rinomati licei che passano dalle 6 alle 7 ore al giorno, in estate, per i compiti e lo studio. 15 libri da leggere, più tutto il resto. Una follia! “Tanto valeva continuare ad andare a scuola!”, obiettano giustamente alcuni. L’ho scritto mesi fa su questa rubrica, che i compiti delle vacanze andrebbero ridotti e radicalmente ripensati: ma l’estate non è la sede né il momento per assumere il ruolo di paladini dei figli, concedendo loro di non farli, o farli solo in parte, solo perché ne hanno troppi, sono ripetitivi e forse poco utili. E’ un messaggio diseducativo che non prepara alle fatiche della vita. Per non arrivare a fine agosto con gli attacchi di ansia per tutto quel che c’è ancora da fare, la cosa migliore sarebbe aiutare i figli a pianificare la tabella di marcia estiva dei compiti (anche un po’ prima di agosto), suddividendo le pagine da fare ogni giorno, ad esempio. Preciso: voi li aiutate a pianificare, ma poi i compiti li fanno loro. Così come voi continuate ad andare a lavorare.

E qui apriamo il capitolo due: il lavoro in famiglia. L’estate è una ghiotta occasione per insegnare ai nostri figli a dare un contributo serio ai lavori in famiglia. Durante l’anno è più complesso, molti bambini hanno delle agende settimanali più fitte della Presidente di Confindustria! Ma in estate i tempi ci sono. Che siano a casa con voi, dai nonni, ad un centro estivo o, i più grandini, a casa da soli, quell’ora e mezza al giorno per i compiti la fanno. Non mi dite che poi, in tutta la giornata, non si trova un’altra ora (a casa nostra sono spesso anche due!) per dare un contributo in famiglia!

Quali lavori si possono già far fare, e a quale età? mi chiedono in molti. Ho trovato nel web questa tabella molto carina, che propone delle tappe molto interessanti. 

Per chi ha figli ancora tra l’infanzia e le elementari, questo è il momento buono per mettere le basi del lavoro domestico. Che poi dopo i 12-13 anni è dura farglielo fare, se non li avete abituati prima! Dalla prima elementare in poi, apparecchiare e sparecchiare deve essere la norma, come riordinare e spolverare la propria cameretta. Poi passare aspirapolvere, svuotare la lavastoviglie, stendere i vestiti, piegare la lavatrice di mutande e calzini (ai nostri figli viene la sincope ancora ora: “noo, la lavatrice dei calzini no!”). Dalla prima media in poi si può far provare anche a stirare! E farli cucinare, quello è un investimento per il vostro futuro! Vi garantisco che ogni volta che arrivo a casa e trova la cena fatta dai figli, mi commuovo; poi mi deprimo guardando in che stato è la cucina, ma vabbè. Pian piano, anche in quello stanno migliorando.

Il messaggio però deve essere chiaro: “caro figliolo, i tuo contributo in famiglia è necessario, e utile”. Non fate fare loro dei lavori superflui. Si sentiranno presi in giro. Deve essere lavoro vero. Anche se borbottano, si lagnano, non demordete: è per il loro bene. Volete figli con una buona autostima e autoefficacia? Date loro la spugnetta e lo spruzzino e fategli pulire il bagno. Non c’è nulla di più formativo del lavoro.

Così, passa anche l’idea che la famiglia è una squadra, un team. Sennò come si fa a dire la mitica frase “questa casa non è un albergo!” se li trattate da ospiti?

Ultima cosa: l’annosa questione paghetta. A casa nostra, per i lavori ordinari, non c’è nessun paghetta. Qualcuno vi dà per caso la paghetta perché cucinate una buona cena ogni sera? Però esistono i lavori straordinari: se vi puliscono tutta l’automobile, o tagliano il prato, o vi aiutano a svuotare e rassettare garage e cantina, allora una piccola mancia si può dare. A casa nostra prendono 5€ ciascuno per tutto il taglio prato, un lavoro che impegna alcune ore. Loro dicono che sia “sfruttamento del lavoro minorile”. Io rispondo che, volendo, possono farlo anche “aggratis”. Loro scuotono la testa rassegnati, sbuffano ma sorridono, mi guardano con una strana complicità e poi accendono il tagliaerba.

Lavorare stanca, ma educa.

P.S: visto che a casa nostra già da tempo si studia e si lavora, ad agosto mi concedo ritmi un po’ più soft dedicati alla famiglia. Questa rubrica torna a settembre, quando la campanella della scuola tornerà a suonare, e ripartiranno gli “incastri quotidiani” di ogni famiglia

 

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