Cronaca
Kilian Jornet Burgada si spoglia in vetta: è sfida al Sindaco di St-Gervais sulla salita al Bianco
Aosta - “Quindi, se si sale dal versante italiano è legale?” è il testo del cinguettio dello skyrunner spagnolo, che un minuto dopo ha aggiunto: “non c’entrano i materiali, ma la conoscenza del loro utilizzo e l’esperienza di ognuno”.

Nel regolamentare, con un’ordinanza in vigore da oggi, la salita al Monte Bianco attraverso la “Voie royale”, il sindaco di Saint-Gervais-les-Bains, Jean-Marc Peillex, aveva preventivato delle critiche. Chissà se si aspettava che una delle prime reazioni illustri giungesse proprio da colui che ha superato quota quattromila metri correndo e senza corda, né piccozza: Kilian Jornet Burgada

Una cinquantina di minuti fa, l’atleta spagnolo ha “twittato” una foto in cui appare nudo in vetta, con una mano a coprire le parti intime e l’espressione divertita. Ugualmente eloquente il testo del “cinguettio”: “Bref, si on grimpe coté italien c'est legal?”, che tradotto diventa “quindi, se si sale dal versante italiano è legale?”. Una tuta giace nella neve, abbassata alle caviglie dello skyrunner, ma non se ne riesce a distinguere il peso.

Un minuto dopo, con un altro “tweet”, Burgada ha aggiunto: “C'est pas le materiel mais la connaisance sur l'utilisation de celui-ci et experience à chaque un…”, cioè “non c’entrano i materiali, ma la conoscenza del loro utilizzo e l’esperienza di ognuno”. L’uomo che è salito e sceso dal Cervino, in autosufficienza, in 2 ore 52 minuti e 2 secondi risponde così all’amministratore (e consigliere dipartimentale) firmatario del provvedimento di regolamentazione, motivato dal fatto che “da oltre due anni troppe teste calde scambiano il Monte Bianco per un ultra trail”.

Anche sul “tetto d’Europa”, nell’ambito del progetto “Summits of my life” (una sfida a migliorare i suoi record su alcune delle cime più note del mondo), Burgada era salito correndo. Era l’11 luglio 2013 e lo skyrunner iberico era partito alle 4.46 dalla chiesa di Chamonix, arrivando ai 4.810 metri della vetta in 3 ore e 33 minuti e ridiscendendo in un’ora e 24, fermando quindi il cronometro a 4 ore 57 minuti 40 secondi e abbattendo, di 13 secondi, il primato di Pierre André Gobet.

La presa di posizione di Burgada è destinata a far discutere, anche perché sul massiccio tra Valle d'Aosta e Savoia il runner spagnolo ha vissuto, personalmente, momenti di difficoltà. Il 17 giugno 2012, nella prima impresa di “Summits of my life”, denominata “Mont Blanc Crossing” e rappresentata da una traversata di due giorni da Les Contamines Montjoie a Champex, il compagno Stéphane Brosse aveva perso la vita sull’Aiguille d’Argentiere (3900 metri), precipitando dopo che una cornice di neve aveva ceduto sotto i suoi piedi.

Il 7 settembre 2013, invece, Il Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne di Chamonix lo aveva recuperato, via terra perché l’elicottero non aveva potuto alzarsi causa maltempo, sulla facciata nord dell'Aiguille du Midi. All'arrivo sotto lo sperone del Frendo, gli uomini del PGHM si erano trovati di fronte il campione spagnolo e la sua fidanzata, entrambi solamente in scarpe da ginnastica e pantaloncini.

Nella serata di quel giorno, Burgada aveva scritto sulla sua pagina Facebook: “Ora e sempre la montagna ti ricorda che lei è la più forte e tutti i giorni ti fornisce tante lezioni. Grazie al Peloton d'Haute Montagne di Chamonix". Un messaggio leggermente diverso da quello “twittato” oggi. Chissà se lo skyrunner ricorda ancora le parole scritte in quell’occasione.

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