Cronaca
Incidente mortale La Saxe: "il solo intervento che poteva evitarlo non era nel potere degli imputati"
Aosta - Nella sentenza di assoluzione per l’attuale sindaco di Courmayeur, il suo predecessore, un dirigente regionale e due funzionari Anas si spiega che l’allungamento della galleria paramassi era la sola opera utile, ma nessuno dei comparsi poteva disporla.

“La responsabilità per il tragico evento oggetto di imputazione” non può che essere ascritta “a soggetti non evocati nel presente giudizio”. Lo scrive il Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Aosta, Davide Paladino, nella sentenza con cui ha mandato assolti dall’accusa di omicidio colposo, al termine dell’udienza dello scorso 2 dicembre, tutti e cinque gli imputati del processo scaturito dalla morte del manager francese Jean-Pierre Pisier. L’uomo, il 2 gennaio 2011, viaggiava in automobile lungo la strada statale 26, assieme alla compagna, quando, poco prima di entrare nella galleria di La Saxe (Courmayeur), un sasso staccatosi dalla parete sovrastante colpì la vettura, uccidendo lui e ferendo lei.

Il magistrato giunge a tale considerazione, dopo essere partito dai principi “ripetutamente affermati in materia di reati omissivi dalla Suprema corte”, vale a dire: “la titolarità di una posizione di garanzia non comporta, in presenza del verificarsi dell’evento, un automatico addebito di responsabilità colposa a carico del garante, imponendo il principio di colpevolezza la verifica in concreto sia della sussistenza della violazione - da parte del garante - di una regola cautelare, sia della prevedibilità e dell’evitabilità dell’evento dannoso”.

Rispetto a questi ultimi aspetti, durante il procedimento era stata affidata una perizia a due professionisti, “chiamati a stabilire quali interventi avrebbero evitato con certezza l’evento”. La risposta della consulenza, annotata con puntualità dall'estensore della sentenza, è netta: “i periti hanno indicato il prolungamento della galleria paramassi, già esistente in un tratto della strada statale 26, quale unica soluzione in grado di risolvere con certezza il problema”. 

A rafforzamento di questa tesi, i due tecnici (l’ingegner Bray e il geologo Genovese) hanno sottolineato “l’inadeguatezza di soli interventi di disgaggio e la maggiore onerosità e incertezza dei risultati, rispetto alla soluzione di prolungare la galleria paramassi, di interventi di consolidamento della parete mediante chiodature, placcaggi, posa di reti ecc.”. Il prolungamento della galleria, “di spettanza di Anas”, “venne in effetti realizzato da tale Ente a seguito dell’evento” da cui scaturì il processo.

Stante questa situazione, secondo il giudice Paladino, “appare evidente che la decisione di un tale intervento esulasse dalla sfera di competenza dei soggetti che sono stati chiamati a rispondere nel presente giudizio della morte del Pisier, ovverosia i Sindaci del Comune di Courmayeur e il dirigente regionale”. Nessuno di loro (erano stati chiamati in giudizio Fabrizia Derriard, attuale primo cittadino, Romano Blua, suo predecessore, e Raffaele Rocco, coordinatore dell’Assessorato regionale alle Opere pubbliche) avrebbe infatti potuto “assumere la decisione di intraprendere l’esecuzione di lavori straordinari su un manufatto di proprietà dell’Anas, poiché sprovvisti dei necessari poteri e risorse sul piano amministrativo e contabile”.

“Neppure - aggiunge il magistrato - si può affermare una responsabilità, all’interno dell’Anas, dei capi nucleo” (gli imputati si completavano con i funzionari Ludovico Carrano e Mauro Noce, nda), perché “individui pacificamente sprovvisti dei necessari poteri deliberativi in merito alla realizzazione di opere di tal fatta”. Insomma, la sola azione che poteva servire a evitare le circostanze in cui morì Pisier non era nelle competenza di nessuno tra coloro che vennero chiamati a risponderne: da lì, l’assoluzione di tutti gli imputati - difesi dagli avvocati Ghillino, Flick, Bellora e Maione - “per non aver commesso il fatto”.

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