Educazione
Il senso del Natale? Una ghiotta occasione educativa
Aosta - Nella rubrica "Basta un po' di educazione" si tratta il tema del Natale, un'occasione per soffermarsi su come una festa che sta diventando sempre più consumistica possa recuperare la sua "magia" ed insegnare ai propri figli il valore del "saper donare".

Eccoci qui. Un altro Natale è arrivato. Ma non vi pare arrivi prima ogni anno? Sarà perché corriamo tutti, tanto, troppo. Sarà che quando i figli crescono, pare che il tempo sfugga via. Maledetto tempo. Quando poi i figli sono grandi, addio magia. Senza l'attesa del misterioso Babbo Natale, diciamocelo, c'è meno trepidazione, meno attesa. Ammetto, mi sale un velo di malinconia se ripenso a quando mettevamo latte e biscotti sulla finestra, e le carote per le renne.

Vi scongiuro, se avete figli piccolini, prolungate il più possibile quella magia! Invece, ahimè, mi capita sempre più di sentir dire "Ah, piuttosto che lo scopra da solo e ci rimanga male, glielo dico io". Anni 7. "Non volevo che poi fosse arrabbiata con noi per averle mentito, le abbiamo sempre detto da subito la verità". Anni 6. Ah, beh. Viva il materialismo! Già che ci siamo, quando hanno 5 anni diciamo loro che nella vita troveranno sempre qualcuno pronto a fregarli, che se un compagno di scuola li offende devono rendere pan per focaccia, che al mondo c'è chi schiavizza e sfrutta i bambini, che fate e topini dei denti non esistono, che nessuno al mondo ti regalerà dei soldi in cambio di un dente. A meno che non abbiate denti d’oro, ovvio. Che poi non è vero.

Perché nella vita, ogni tanto capita. Accade di ricevere doni e fortune, senza esserseli neppure tanto faticati. E questo varrebbe la pena ricordarlo ai nostri figli, soprattutto se sono abbastanza grandi da poterci fare un pensiero.

Ecco, forse questo è il senso pedagogico del Natale: educare alla logica del dono, cogliere l’occasione di una festa purtroppo sempre più consumistica, per trasmettere qualche valore ai figli. Anche chi non ne vive la dimensione religiosa, non è esente però dal clima culturale. E potrebbe prendere questa come una buona occasione per attivare pensiero nei figli.

 

2 spunti per entrare in una “logica educativa” del Natale, uno per i figli piccoli e uno per i grandi.

1) Le camere dei nostri piccolini sono piene di giochi? E dal 26 dicembre andranno in overload? Bene, potremmo provare a insegnar loro che se ricevono, devono anche saper donare. In alcune famiglie c’è questa regola: “hai ricevuto 3 giochi nuovi e belli a cui tenevi tanto? Allora ne scegli altri 3 della tua stanza, che siano ancora funzionanti, e li andiamo a portare ad un ente benefico che sostiene famiglie povere”. Dai 5 anni in poi, garantisco, si può provare a fare. Capiscono. Mi raccomando, non deve essere una scusa per far fuori giochi vecchi e rotti, che ormai non usano più. Quello fatelo voi, se volete, nelle pulizie di primavera! No, il senso è proprio rinunciare a qualcosa che ancora piace. Hanno ricevuto tanto, provano a dare altrettanto. Oppure fate ogni anno un gesto di solidarietà, ma coinvolgendoli.

Garantire, col vostro dono, cibo, acqua, cure mediche e istruzione a un bambino del Sud del mondo non passerà inosservato agli occhi dei vostri figli. Non si tratta di mettersi a posto la coscienza, ma di farli riflettere che mentre loro mangiano panettoni al caldo scartando regali, c’è un loro coetaneo in qualche luogo del mondo senza cibo e con le scarpe rotte. Se le ha, le scarpe.

Oggi, poi, abbiamo internet che ci aiuta. Per noi, questi famosi “bambini in Africa che muoiono di fame” erano solo uno spauracchio per finire la minestra. Ma che ne sapevamo noi! Oggi i nostri figli sanno. E vedono. Ma c’è il rischio opposto. Che diventino assuefatti; narcotizzati dalle tante immagini di guerre, esodi, viaggi della speranza, bombardamenti. Filtriamo quei contenuti prima di condividerli con loro. E se possono essere di aiuto per capire “quanto sei fortunato tu, bambino occidentale che vivi oggi in Italia” ben venga!

2) E quando sono adolescenti? Ecco, lì c’è la vera sfida. Loro, generazione piena di confort, che nei 5 pollici di uno smartphone pensano di avere tutto, loro che ormai si scelgono i regali da soli su Amazon e te li mettono nella lista dei Desideri, loro… ma come possono entrare in una logica del dono? E’ un’ardua impresa, lo so, ma si può tentare. Per esempio educandoli a unire all’oggetto, il soggetto.

Un adolescente è ontologicamente un materialista; bene, allora insegniamo che un regalo deve essere fatto di pensiero specifico per quella persona. Magari accompagnato da due righe scritte. Che ciò che vogliono avere per sé deve essere un minimo desiderato e atteso, non acquisito come diritto. Che la logica del dono deve essere circolare.

Nella nostra famiglia, ora che sono più grandini, abbiamo istituito la regola che tutti fanno un piccolo regalino individuale agli altri membri della famiglia. Per educare a metterci il pensiero quando “fai un pensierino”. Quest’anno vorrei aggiungere una provocazione ai nostri figli; la condivido qui con voi, così me ne convinco! Oltre al regalo atteso che riceveranno da noi, e ai soliti pacchettini con un libro o dei boxer carini, credo farò una cosa tanto folle quanto vera. Impacchetterò dei doni simbolici: un cartoncino con su scritto “salute”, poi una foto della nostra casa, un foglio con un elenco dei loro numerosi amici, una foto della nostra famiglia, poi una bella immagine di una succulenta cena, infine una foto delle nostre belle vacanze al mare lo scorso anno.

Lo so, penserete che sono andata fuori di testa. Ma dovremmo ricordarlo ogni giorno, ai nostri figli grandi, che la loro vita è un dono. Che sono già circondati di doni. Che possono vivere con lo sguardo rivolto anche fuori dal loro ombelico, dai loro bisogni, un po’ più attenti ad un’umanità che quei doni non li ha. Viviamo in un periodo storico in cui abbiamo il dovere morale di far alzare lo sguardo ai nostri figli adolescenti, che saranno cittadini del futuro.

Per educarli a una logica della solidarietà e della condivisione (anche di tempo, idee, risorse, opportunità) che potrà essere l’unica a toglierci da questo pantano sociale. E questo va fatto tutti i giorni; Natale è solo una ghiotta occasione educativa. Ma poi il vero lavoro riprende dal 26 di dicembre, perché, come cantavano anni fa Carboni e Jovanotti, “…Se razzismo, guerra e fame, ancora uccidon le persone. Lo sai cos’è, dovremmo stringerci le mani…O è Natale tutti i giorni, o non è Natale mai”

P.S.: quello della foto è il presepe essenziale che abbiamo a casa nostra, fatto in Brasile e donatoci da un caro amico del Sermig di Torino. “Certo che manco un presepe normale possiamo avere noi?” borbottano i nostri figli. Ma io confido che qualche messaggio passi anche da lì.

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