Cronaca
Il Pm: "nessuna correlazione tra la malattia che ha ucciso Maicol e l’attività che stava svolgendo"
Aosta - Nella richiesta di archiviazione del fascicolo aperto per omicidio colposo a seguito della morte del 26enne di Aymavilles impegnato in un torneo di calcetto, il sostituto procuratore Carlo Introvigne ripercorre l’accaduto, senza individuare responsabilità

“Nonostante il rimarchevole caldo della giornata del 23 giugno, non può esservi correlazione certa - anzi è probabile che non vi sia alcuna correlazione - tra l’aritmia cardiaca che ha ucciso il giovane e l’attività che egli stava conducendo”. Lo scrive il pubblico ministero Carlo Introvigne, nella richiesta, avanzata al Giudice per le Indagini Preliminari Davide Paladino, di archiviare il fascicolo aperto contro ignoti per il reato di omicidio colposo, a seguito della morte di Maicol Castelnuovo, 26enne impegnato nel torneo di calcio a cinque “Città di Aosta”, in corso in quelle ore sui campi allestiti in piazza Chanoux.

Una conclusione cui il magistrato giunge rispondendo, in ultima analisi, a due interrogativi. Il primo riguarda l’“aritmia maligna insorta in un quadro di cardiomiopatia dilatativa, disconosciuta ma evoluta in fibrillazione ventricolare”, cioè la malattia al cuore evidenziata come causa di morte di Castelnuovo dagli esami autoptici ed istologici disposti dalla Procura. Una patologia mai emersa prima, che Maicol non sapeva di avere. Sentiti dagli inquirenti, i suoi familiari hanno detto solo di un “soffio al cuore” diagnosticatogli all’età di dieci anni e mai progredito in altro. Un elemento del quale il medico al quale Castelnuovo si rivolgeva, il dottor Antonio Dell’Utri, direttore della medicina dello sport dell’IRV di Aosta, ha riferito di non aver mai avuto comunicazione dal ragazzo.

Al riguardo, nell’istanza di archiviazione il Pubblico ministero si chiede se il giovane portiere (che, al di là del futsal, partecipava al campionato di calcio Eccellenza, in forza quest’anno allo Charvensod), “era asintomatico e non a conoscenza della sua grave patologia”, nella visita di idoneità sportiva agonistica svolta lo scorso 10 marzo potevano esserci “elementi utili a porre la diagnosi di cardiopatia, o quantomeno a “disporre ulteriori accertamenti”?

La risposta all’interrogativo “pare affermativa”. Il medico-legale Roberto Testi, che ha svolto gli accertamenti sul cadavere (ed ha esaminato anche gli atti relativi alla visita, nonché la scheda di intervento del 118 e il verbale di Pronto soccorso), nella sua relazione rileva come il tracciato dell’elettrocardiogramma svolto sulla vittima la scorsa primavera “non poteva essere definito normale a ragione di un’extrasistole ventricolare a riposo e di una coppia di extrasistoli all’inizio del carico (tra i 110 e i 120 battiti al minuto), che non si ripresentavano all’aumentare della frequenza”.  Tale dato, secondo il pm Introvigne, sulla scorta del ragionamento del consulente medico, avrebbe dovuto spingere il dottore della struttura alla quale l’atleta si era rivolto per la visita a “disporre ulteriori accertamenti” e a non “rilasciare il certificato di idoneità sportiva agonistica”.

A questa considerazione subentra tuttavia il secondo interrogativo posto dal magistrato, vale a dire se “quanto eventualmente omesso” in sede di abilitazione all’agonismo “abbia avuto un contributo causale rilevante” nella tragica fine del giocatore. In questo caso, la risposta è “negativa”, dal momento che “è bene ricordarlo, è morto un atleta in un momento in cui non è seriamente sostenibile che stesse effettuando attività atletica, cioè comportante un aumento di lavoro cardiaco”.

“Non si può prescindere dal fatto - scrive ancora il Pubblico ministero - che il torneo ‘La Piazza’ è un evento amatoriale”, durante il quale “le compagini si sfidano a calcio a cinque in un contesto amicale”, e che “il malore è occorso ad un portiere a pochi minuti dall’inizio della prima partita che lo vedeva impegnato” nella squadra del “Real La Ruine”, con lo zio Domenico Spatari come allenatore. Una somma di fattori tale da condurre il magistrato a sottolineare come “per una valutazione obiettiva” dei fatti “è necessario considerare come il malore” abbia colto il 26enne “in un momento in cui egli non era sotto sforzo”. 

Pertanto, conclude il Pm, è di “tutta evidenza la mancanza di nesso causale fra l’ottenimento dell’idoneità sportiva agonistica e la morte”. Lo è, perché “quand’anche non avesse potuto partecipare al campionato di Eccellenza e fosse stato reso edotto della propria condizione di cardiopatico”, il ragazzo “forse non avrebbe partecipato al torneo”, ma comunque “il fatidico 23 giugno 2017, sarebbe stato impegnato in qualsivoglia attività comportante per il suo cuore un carico di lavoro - minimo - equivalente o comunque paragonabile a quello reale al momento del malore”. 

Tesi sulle quali dovrà ora pronunciarsi il Gip Paladino, accogliendo la richiesta di archiviazione, oppure respingendola. Nelle cinque pagine di istanza, il sostituto Introvigne, partendo da quanto accaduto in quel concitato venerdì pomeriggio in piazza Chanoux, annota inoltre come, dall’analisi della documentazione acquisita e delle dichiarazioni delle persone sentite in merito durante le indagini, “nella sostanza nessun rimprovero può essere mosso” circa “l’organizzazione del torneo, che del resto si svolge con continuità e cadenza annuale ad Aosta essendo diventato un evento tradizionale”.

Nemmeno è censurabile, per il Pm, il personale dell’U.S.L. accorso in piazza Chanoux a bordo dell’ambulanza. Il mezzo “è partito dall’ospedale in brevissimo lasso di tempo dall’allarme ricevuto ed è giunto in pochi minuti” a destinazione, “a sirene spiegate finché è stato necessario e seguendo la via più breve”. Nella sua testimonianza, uno dei soccorritori ha ricordato come, all’arrivo sul luogo dell’intervento, il ragazzo “respirasse regolarmente ed avesse battito, anche se lieve”.

Caricato sull’ambulanza in “codice 3” (massima gravità), il paziente “andava in arresto cardiaco”. A quel punto, un altro dei soccorritori “iniziava le manovre rianimatorie e veniva utilizzato il defibrillatore, che analizzava automaticamente il battito ed emanava la scarica elettrica, senza tuttavia ottenere esito”. Seguivano poi due “scariche abortite” e “nel giro di un minuto e mezzo” l’ambulanza giungeva in ospedale, lasciando il ragazzo nelle mani dei medici di Pronto soccorso. 

Al “Parini”, un rianimatore ed un cardiologo, assistiti in una seconda fase da un emodinamista, “tentavano in ogni modo di salvarlo con manovre manuali ed utilizzo di presidi meccanici, senza tuttavia ottenere il minimo risultato e vedendosi dunque costretti, dopo quasi due ore, a constatare il decesso”. Nemmeno sull’operato del personale ospedaliero, l’istanza contiene appunti

“Più critica” è invece, nella parte dell’atto in cui il Pubblico ministero dà conto delle valutazioni del consulente medico Testi, “la valutazione dell’operato” del medico del torneo, Alain Porliod, nell’immediatezza dei fatti. “Egli aveva a disposizione un defibrillatore - si legge - e non l’ha utilizzato, sulla scorta della considerazione che” Maicol Castelnuovo, una volta accasciatosi a terra, “respirava ancora, sebbene a fatica, ed aveva ancora battito cardiaco avvertibile al polso, sebbene flebile”.

Al riguardo, il consulente “riferisce che la buona prassi medica avrebbe imposto di posizionare comunque gli elettrodi e permettere al DAE” (che “analizza in modo automatico i dati relativi al battito per evitare di erogare scariche innecessarie e potenzialmente nocive”) di “‘valutare’ la situazione”. Tuttavia, sottolinea il sostituto Introvigne, “non può certamente essere addossata” al medico della competizione una “responsabilità di tipo penale” per il solo fatto “di non aver posizionato gli elettrodi”.

Non è infatti detto che la macchina “una volta analizzata la situazione avrebbe scaricato” e soprattutto “non è detto che un’eventuale scarica avrebbe sortito gli effetti sperati”. Purtroppo, è la constatazione al riguardo, “anche l’unica scarica poi erogata dal defibrillatore del 118 non ha rianimato il cuore del ragazzo”, che si è fermato definitivamente poco dopo in ospedale, gettando nello sconforto familiari, amici e chiunque lo avesse conosciuto.

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