Cronaca
Esclusa da una gara della Regione perché colpita da interdittiva antimafia, la "Cgf" ricorre al Tar
Aosta - La ditta aveva proposto il miglior ribasso nella procedura per dei lavori di sistemazione montana, ma nella fase di aggiudicazione è stata raggiunta dal provvedimento del Questore e la Regione l’ha esclusa. L'Amministrazione resisterà in giudizio.

La Regione si costituirà in giudizio nel ricorso promosso al Tribunale amministrativo regionale della Valle d’Aosta dall’impresa “CGF” di Gignod, per essere stata esclusa – a seguito dell’interdittiva antimafia ricevuta nel settembre 2017 - da una gara ufficiosa indetta dall’Assessorato all’agricoltura al fine di assegnare dei lavori di sistemazione montana. Lo ha stabilito la Giunta regionale, con una delibera adottata nella seduta di lunedì scorso, 19 febbraio, designando i legali dell’avvocatura interna a rappresentare l’ente nel procedimento.

La “CGF”, ditta impegnata prevalentemente nel settore del movimento terra, aveva partecipato con il consorzio stabile “EBG”, alla procedura per l’attribuzione delle opere di regimazione delle acque “Tre sorgenti”, in località Maisonnettes, a Torgnon. L’importo dei lavori era di 134.874,5 euro, su cui la ditta di Gignod aveva proposto il ribasso giudicato migliore. Nella fase di aggiudicazione, la “CGF” era però stata raggiunta dal provvedimento interdittivo del Questore (nato dal rigetto della richiesta di iscrizione alla “white list” dei fornitori di beni e servizi agli enti pubblici), che fa scattare l’inibizione ad intrattenere rapporti con la pubblica amministrazione.

L’Amministrazione regionale aveva quindi provveduto ad escludere l’azienda interdetta, assegnando, nello scorso dicembre, i lavori alla seconda migliore offerente, la “S.C. Edil” di Castellamonte (Torino). Con il ricorso depositato al Tar dagli avvocati Pasquale Siciliano e Fabiana Caterina Crotone, la “CGF” chiede ai giudici amministrativi anzitutto la sospensiva e, nel merito, l’annullamento del provvedimento di riaggiudicazione delle opere.

La tesi sostenuta nell'opposizione è che, essendo pendente sull’interdittiva antimafia un ricorso straordinario presentato dall’azienda di Gignod al Capo dello Stato (legato prevalentemente a presunte carenze nella dimostrazione e nella motivazione dell’infiltrazione mafiosa nella società), l’atto del Questore non possa essere considerato definitivo, giacché ancora oggetto di impugnazione. Tale elemento renderebbe, secondo i legali che rappresentano la “CGF”, viziato il procedimento amministrativo seguito dalla Regione nella riassegnazione dei lavori.

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