Politica
Dopo la sentenza Raimondo Donzel si sfoga su Facebook: "Somme utilizzate in modo legale"
Aosta - L'Assessore condannato ieri a Torino ad 1 anno e 8 mesi per peculato: "Abbiamo tenuto una condotta ineccepibile, ed io continuerò a essere un cittadino attivo. Il sole sorge ancora”.

Il giorno dopo la sentenza della Corte d'appello sui costi della politica valdostana, a freddo, Raimondo Donzel si affida a Facebook per commentare e rompere gli indugi.

È uno sfogo pieno di amarezza, quello dell'Assessore regionale alle Attività Produttive, per il quale da Torino sono stati chiesti 1 anno e 8 mesi di reclusione con l'accusa di peculato che – per la Legge Severino – fa scattare per l'ex Segretario Pd la sospensione dall'incarico assessorile per 18 mesi, ma in realtà anche di fiducia, anzitutto in un agire che difende e reputa corretto.

Ringrazia per il sostegno e ringrazia il suo partito, Donzel, prima di lanciarsi nella disamina dei fatti che hanno portato alla sentenza di ieri: “Al Gruppo del Pd – scrive – erano state avanzate contestazioni per oltre 235 mila euro, a seguito di oltre 300 operazioni ritenute illecite dalla Procura di Aosta e poi di Torino. Dopo due gradi di giudizio ad Aosta e Torino, di tutto questo nulla, nulla contro la legge, ora è silenzio. Ciò che ha permesso di scrivere fiumi di parole ingiuriose, invettive calunniose, satira straripante odio e volgarità di ogni genere, attraverso una documentazione puntuale, archiviata e conservata rigorosamente, nonostante la legge non lo prevedesse, senza usare trucchi giuridici, è oggi fermamente attestato come lecito da due gradi di giudizio”.

Poi l'assessore, dicendosi comunque rispettoso della Magistratura e del suo operato, si difende, chiedendo che la questione sia riesaminata con maggiore attenzione: “Io continuo a ritenere che anche quelle somme, ancorché limitate – il peculato contestato a Donzel è di 10mila euro, rispetto agli oltre 235mila contestati al gruppo –, siano state tutte utilizzate in modo legale. E di qui la voglia di continuare una battaglia che restituisca anche su quel punto la verità”.

“Rivendico ancora oggi che la battaglia per la trasparenza dell'utilizzo dei fondi dei gruppi fu giusta – scrive sempre Donzel – e che la nostra condotta fu ineccepibile. Anzi sia a livello nazionale sia a livello regionale questa trasparenza sui rendiconti che noi praticammo allora è lungi dal trovare una corretta pratica. Paghiamo il prezzo di aver precorso i tempi e sfidato un mondo fatto di ipocrisie e di ambiguità”. Rendiconti che, non toccati da Procure e tribunali vari, sono per l'assessore testimonianza chiara di un buon agire.

E poi chiude la sua disamina con una dichiarazione di intenti: “Faccio politica da quando avevo 16 anni, non di partito ma dei cittadini democratici che si informano e partecipano consapevolmente alla vita pubblica, e al di là dell'impegno temporaneo nelle Istituzioni, continuerò a essere un cittadino attivo. Il sole sorge ancora”.

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