Trail
Dalla scrivania al bosco: il QuarTrail raccontato da un giornalista di AostaSera
Dopo aver tanto parlato di trail negli ultimi anni è arrivata l’ora di provarne uno: il nostro collaboratore sportivo Orlando Bonserio parteciperà al QuarTrail per raccontarlo “da dentro”. Nonostante il meteo confermata la partenza di sabato

A spanne, in questi otto mesi di collaborazione con AostaSera ho scritto diverse decine di articoli sui trail. Considerando che il mio esordio è stato un vero e proprio battesimo del fuoco – con 4K e Tor des Géants in rapida successione – si può dire che la mia esperienza giornalistica nasca proprio sotto il segno del trail. Alle parole, però, devono seguire i fatti, come si suol dire, e quindi, dopo averne tanto parlato, è cresciuta in me la voglia e la curiosità di provare a vedere cosa significhi fare un trail. Come dicevo qui, il QuarTrail, “trattandosi di una manifestazione non competitiva, è l’occasione giusta per chi intendesse avvicinarsi al mondo dei trail per la prima volta e mettersi alla prova”. Grazie agli organizzatori che mi hanno dato questa possibilità potrò essere di parola.

Ovviamente, mi cimenterò con il percorso più semplice, lo Small da 14 km, con il solo obiettivo di arrivare in fondo: quando dico “mi sto allenando per un trail” mi sembra sempre di esagerare, trattandosi forse di una “bazzecola” per gli addetti ai lavori, però mi sembrava il giusto compromesso per uno alle prime armi come me. Giocando a calcio a 5 da ormai vent’anni, la corsa non mi è del tutto estranea, perché è un buon modo semplice e facilmente attuabile per non stare fermo tra una stagione e l’altra e non arrivare a settembre con troppe ragnatele nelle gambe, e poi – sarà un luogo comune ma per me spesso è così – è un’attività che dà soddisfazioni e belle sensazioni. Raramente, però, andavo a correre a stagione calcettistica in corso, mi sono sempre fatto bastare quel paio d’ore a settimana tra allenamento e partita, ma chissà che le cose non cambino in futuro. Le mie corsette, in solitaria o in compagnia, molte volte si limitavano a svolgere un “compitino”, a farlo perché dovevo, senza quindi fare più del minimo indispensabile e senza mai alzare l’asticella se non in casi rarissimi. Ora posso dire che è più per pigrizia o mancanza di stimoli e traguardi che per mancanza di preparazione, e questo mesetto di allenamento ne è la testimonianza. Il mio standard di corsa si aggirava sui 5-6 km, sempre in piano, una o due volte a settimana e quasi solo d’estate (è dell’anno scorso la “grande svolta” del materiale termico per correre anche col freddo). Ricordo anche (sembra di parlare di secoli addietro, eppure tutto questo risale a un paio di mesi fa) che, per qualche motivo che fatico a identificare se non come una scusa, non andavo praticamente mai a correre per due giorni di fila, né da solo: in fondo, la corsa è più bella se fatta in compagnia, a parlare della vita, l’universo e tutto quanto, o anche in silenzio, sostenendosi a vicenda. Con un po’ di costanza l’entusiasmo è cresciuto e i frutti dell’allenamento si sono visti: dai 5-6 km iniziali sono arrivato a trovare mille espedienti per allungare le corse e non accontentarmi di farne meno di 8, conditi da diverse salite. Accantonato temporaneamente l’allenamento settimanale di calcio a 5, ormai erano più i giorni in cui andavo a correre che quelli in cui non andavo, tra pause pranzo, corse serali dopo il lavoro ed espedienti per incastrare una o due ore da dedicare alla corsa nel weekend, tra una partita e l’altra da seguire e di cui scrivere.

Nel tempo ho provato a variare il più possibile l’allenamento (comunque sempre da autodidatta abbastanza improvvisato), riuscendo a non ripetere quasi mai lo stesso percorso e scoprendo posti nuovi che esulano dalla solita ciclabile: oltre alla prima parte del QuarTrail (poco oltre il Beato Emerico), provata un paio di volte, ho toccato e salito da diversi accessi Chatel-Argent, la morena di Gargantua, il Castello di Sarre, il Ru Pompillard, ma anche pezzi in piano a Gressan, Jovençan o Fénis. Lo spartiacque è stato il giorno in cui, con un amico, abbiamo deciso di fare per la prima volta i 10 km, senza pretese: quando, però, a due km dall’arrivo abbiamo visto che correvamo da 50 minuti, abbiamo deciso che il superamento del “test del moribondo” (10 km in meno di un’ora) era alla portata al primo tentativo (peraltro neanche previsto). Abbiamo chiuso in 59 minuti, una di quelle cose di cui fare lo screenshot di Runtastic e tenere in archivio. Endorfine a mille, ma il risultato ora è che fatico ad essere stanco, dopo le varie corse: che mi stia tenendo troppo? Che stia diventando addicted?

In tutti questi allenamenti, però, non ho mai provato il percorso completo del QuarTrail, un po’ volutamente: domani andrò all’avventura, imparerò il percorso e come reagire ad esso strada facendo, sperando di essere in grado di dosarmi ma anche di tenere un minimo di ritmo. Come detto, l’obiettivo è quello di arrivare fino in fondo, possibilmente mettendoci meno di due ore e mezza o tre. Durante la preparazione del trail, i contrattempi non sono ovviamente mancati, tra dolori alla coscia tamponati da Tecar e onde d’urto, il solito fastidio all’ileo-psoas e l’ultima settimana di allenamento funestata dalla pioggia.

È proprio sotto la pioggia che si correrà il QuarTrail, stando alle previsioni. Ieri è arrivata la conferma della data di sabato, nonostante il rischio di trovare pioggia e, per chi farà il percorso Large, anche la neve (motivo per cui potrebbe essere modificato), condizioni che potrebbero compromettere le attività collaterali, tra cui il concerto del Bojadelic Quartet previsto per le ore 18. Sarà, quindi, un trail bagnato, per me un battesimo vero e proprio.

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