Cronaca
Costi della politica: Morelli, Louvin e Empereur condannati dalla Corte dei Conti
Aosta - Ai tre è stato riconosciuto un danno erariale di circa 40mila euro di cui 1.500 a Louvin, 8000 a Morelli e 30mila a Empereur, quest’ultimo assolto in sede penale dalla Corte di Appello di Torino nel febbraio scorso.

La vicenda dell’utilizzo dei fondi dei gruppi consiliari fra il 2009 e il 2012 torna in primo piano. Sono state pubblicate oggi infatti le sentenze della Corte dei Conti di condanna degli ex capigruppo di Alpe, Patrizia Morelli e Roberto Louvin e dell’Uv, Diego Empereur. Ai tre è stato riconosciuto un danno erariale di circa 40mila euro di cui 1.500 a Louvin, 8000 a Morelli e 30mila a Empereur, quest’ultimo assolto in sede penale dalla Corte di Appello di Torino nel febbraio scorso.

Le spese di Alpe
A Roberto Louvin la Procura regionale della Corte dei Conti contestava il finanziamento mediante contributi regionali di quattro spese finalizzate all’acquisto: di 500 euro per una marca da bollo per  un ricorso promosso dal gruppo al Tar, 554,40 euro per sveglie da tavolo recanti il logo Alpe;  267,75 euro  quale regalo per la nascita del figlio di un consigliere regionale e 540 euro per 27 regali di Natale a favore di dipendenti del Consiglio regionale.

Secondo la sezione giurisdizionale regionale per la Valle d’ Aosta composta dai magistrati Paolo Cominelli, in qualità di Presidente, Eugenio Musumeci Giudice relatore e dal giudice Pietro Maltese la prima di tali spese risulta ammissibile, "perché comunque ispirata da un intento politico, in riferimento ad una nomina (del direttore di un’agenzia regionale) contestata dal gruppo consiliare". “Risulta invece ovvia l’impossibilità – si legge nella sentenza -  di finanziare grazie ai contributi regionali, regalie squisitamente private: come quelle per la nascita di un bambino ovvero per soggetti (quali i dipendenti del Consiglio regionale) rispetto ai quali il gruppo non svolge attività di rappresentanza stricto sensu. Neppure è ammissibile una spesa meramente propagandistica, come quella per gadgets con il logo del gruppo”.

Le spese contestate a Patrizia Morelli riguardano invece: i compensi professionali (complessivamente pari a 9.288,03 euro) per tre giudizi tra loro connessi, aventi ad oggetto l’ineleggibilità di consiglieri regionali appartenenti ad un altro gruppo consiliare e  un ulteriore compenso defensionale di 1.872 euro per un giudizio riguardante nomine e determinazioni dei compensi degli organi direttivi di una comunità montana valdostana.

Tutte spese ritenute ammissibili dai giudici perché i “contenziosi giudiziali finanziati dal gruppo Alpe costituivano comunque uno strumento di lotta politica del gruppo stesso, a prescindere dall’esito (favorevole nell’un caso, contrario nell’altro) della specifica controversia”.

Considerata legittima anche la donazione di 500 euro all’associazione “Scuola di pace della Valle d’Aosta”  che ha “comunque valenza politica: anche perché, in buona sostanza, grazie a quella spesa risulta finanziata un’attività politica di due consiglieri del gruppo Alpe”.

Non è stato ritenuto invece ammissibile il contributo di 2.500 euro per il circolo “Espace populaire” “non essendo sufficiente la circostanza che ivi possano essersi talora svolte iniziative politiche di interesse del gruppo stesso”.

Ammissibili sono anche “le spese di trasporto (60 euro) in favore dell’ospite ad un convegno organizzato dal gruppo consiliare ovvero di un consigliere del gruppo stesso, in riferimento ad un incontro che costituiva senz’altro espressione di attività politica. Ed analoga finalità caratterizzava le spese in favore della cooperativa Enfer (123,90 euro) e della trattoria Pam Pam (148 euro), così come la pubblicazione su un giornale (con evidenti finalità di trasparenza) dei bilanci del movimento Alpe di cui il gruppo era espressione (1.936 euro)”.

Ritenuta illegittima invece la spesa di 4.719 euro per un sondaggio, commissionato dal movimento Alpe.

Infine i giudici hanno ritenuto ammissibili i circa 44mila euro spesi fra il 2012 e 2013 per il periodico “Alpe”, intitolato all’omonimo movimento politico e da quest’ultimo edito.

“Va condivisa la tesi difensiva – spiegano i giudici nella sentenza -  secondo cui tale pubblicazione andava a perseguire finalità analoghe a quelle di un periodico edito direttamente dal gruppo Alpe”.

La spese di Diego Empereur
Il danno erariale contestato inizialmente all’ex capogruppo Uv, Diego Empereur, ammontava a  657.354,57 euro relativo alle spese per il Peuple Valdotain pari a 606.867 euro e da ulteriori spese.

Per quanto riguarda le spese per il giornale i giudici della Corte dei Conti concordano con  quanto osservato dal giudice penale. "Appare ovvio che una così ampia e soprattutto sistematica risonanza attribuita dal giornale LPV alla specifica attività politica del gruppo UV giustificasse e, anzi, presupponesse una partecipazione del gruppo stesso alle spese sostenute dall’editore di quel giornale”.

Per i giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti "non sono ammissibili, invece, le spese sostenute dal gruppo consiliare per finalità che non possono considerarsi di rappresentanza. E che invece risultano meramente propagandistiche, perché tutte connesse ad auguri o a regali natalizi verso destinatari indeterminati” . La cifra inizialmente individuata dalla Procura ammontante a circa 13mila euro è stata ridotta, per intervenuta prescrizione, a 8.905,80 euro. Altri 16.782,10 euro sono stati contestati perché "non avvalorati da alcuna documentazione".

Ai due consiglieri del Galletto -  condannati in Corte d’Appello a Torino a 4 mesi ciascuno per finanziamento illecito ai partiti - e a Diego Empereur è stato riconosciuto il dolo “per il semplice fatto: che, evidentemente, le somme in questione sono state da essi spese consapevolmente; che a loro era palese che ciascuna spesa veniva finanziata mediante contributi provenienti dalla Regione; e che questi ultimi venivano attribuiti al gruppo consiliare appunto in riferimento alla funzione svolta da esso svolta in seno alla Regione”.

I due ex consiglieri e l'attuale consigliera sono stati condannati, oltre che a risarcire la Regione, al pagamento delle spese legali. 

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