Cronaca
La Corte dei Conti chiede 657mila euro a Empereur. "I soldi del gruppo sono stati usati dal partito"
Aosta - La Procura contesta all'ex capogruppo UV anche il dolo e la colpa grave legati alle spese per il Peuple Valdôtain, il conto corrente unico col movimento, spese di rappresentanza e di personale. La difesa: "Nessun reato, sono tutte spese documentate".

Sono 657mila - 606mila 467 dei quali legati a pagamenti in favore del settimanale UV Le Peuple Valdôtain – gli euro che la Corte dei Conti contesta a Diego Empereur, ex capogruppo dell'Union Valdôtaine in Consiglio regionale, nell'ambito sull'inchiesta dei fondi sui gruppi consiliari della scorsa legislatura.

Un utilizzo non corretto dei fondi pubblici, secondo il Procuratore Roberto Rizzi: “Il gruppo – ha spiegato stamattina nella sua requisitoria – attraverso sistematici trasferimenti ha acquistato l'intera tiratura settimanale del Peuple, circa 10mila copie settimanali. Questo altro non è che un drenaggio di risorse dal gruppo al partito non accompagnato da elementi formali che possano far ritenere che gruppo abbia contribuito alla redazione materiale pubblicato, c'è solo un'attività divulgativa”.

Altri punti per i quali il Procuratore contesta ad Empereur anche il dolo e la colpa grave sono invece legati al conto corrente – aperto dal gruppo nel 1985 presso l'allora Banca CRT, oggi Unicredit – utilizzato esclusivamente dai consiglieri ma intestato al Mouvement: “L'intera provvista finanziaria data dal Consiglio al gruppo transitava su un conto corrente esclusivo del movimento, senza che il capogruppo avesse la possibilità tecnica di operare – prosegue Rizzi – e per la Procura ciò che è transitato su questo conto costituisce danno. Qui si riscontra l'elemento soggettivo del dolo per la consapevolezza delle criticità da chi ha un alto livello culturale ed il privilegio di avere posizioni apicali in un organo di rappresentanza come il Consiglio regionale, e una enorme colpa grave nel dirottamento dell'intera provvista finanziaria sul conto del partito di riferimento”.

Sul tavolo dell'accusa anche la contestazione di 1850 euro di spese del gruppo UV per finanziare il sito internet del Mouvement, l'accantonamento delle spese per il personale e per il tfr della dipendente Giuliana Rosset, l'affitto di un immobile a Morgex e spese di rappresentanza non giustificate per un ammontare di 13mila 700 euro che per la Procura “Non collimano con le finalità pubblico finanziamento. Non c'è nessuna giustificazione per 120 buste di cioccolatini, 130 grolle di cioccolato, 130 panciucchi con 130 bottiglie di vino, per strenne natalizie date a 120 beneficiari nel corso degli anni. Un partito lo può legittimamente fare, ma con risorse proprie”.

La difesa di Empereur, affidata all'avvocato Fabrizio Callà, ribatte colpo su colpo, anzitutto sul conto corrente Unicredit: “Questo conto – spiega – è stato aperto nel 1985, non da Empereur ma dall'allora capogruppo UV, sempre e solo utilizzato dal gruppo per tramite della signora Rosset, non si vede come si possa affermare ci sia stato un travaso di fondi dal gruppo al movimento”.

L'appiglio forte della difesa è la documentazione completa della rendicontazione fornita già durante il processo penale: “Si dice che Empereur abbia tenuto un condotta tale – prosegue Callà – da nascondere qualcosa, ma qui tutte le spese sono documentate, con i giustificativi, dalla tracciabilità assoluta”. E sulla questione Peuple aggiunge: “Non era l'acquisto di copie del giornale per accendere il caminetto ma la fornitura per i lettori indicati dal gruppo consiliare alla società editrice, una distribuzione con finalità informativa e divulgativa. Queste spese sono perfettamente legittime, coerenti, verificate e regolari”.

Anche sulle spese di rappresentanza, argomento controverso, Callà interviene seccamente: “Queste spese sono state fatte da un gruppo che non è un ente pubblico, quindi si pone su un piano più prossimo a situazioni meno istituzionali”.

Insomma la linea della Procura è contestata in pochi elementi sostanziali, secondo la difesa: “Abbiamo un conto in cui da 1985 – chiude Callà – sono confluite risorse al gruppo usate solo dal gruppo e movimentate da una persona assunta per fare quello. Come si fa a sostenere il contrario? È tutto conservato e documentato anche quando non c'era ancora nessun obbligo. Come si può dire ci sia un dolo, la volontà di nascondere o di opporsi ad un controllo? La Sezione Controllo di questa Corte prima e la magistratura ordinaria in seguito hanno ritenuto queste spese perfettamente coerenti, inerenti alle finalità e legittime, elemento che esclude per forza anche la colpa grave”.

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