Cronaca
Attesi dal medico-legale gli elementi utili a progredire nelle indagini sui resti trovati a Saumont
Aosta - La Procura incaricherà all'inizio della prossima settimana la dottoressa Mirella Gherardi, per far luce sull'epoca della morte e sul genere dell'individuo cui appartenevano teschio e femore rinvenuti da un Alpino che si addestrava nell'area militare.

C'è un passo, che gli inquirenti impegnati nel caso del ritrovamento di resti avvenuto nell'area militare a Saumont di Aosta l'altro ieri, giovedì 11 gennaio, ritengono basilare per iniziare a camminare verso la soluzione del mistero. Lo muoverà la Procura di Aosta all'inizio della prossima settimana ed è rappresentato dall'attribuzione, al medico-legale Mirella Gherardi, dell'incarico di analizzare il teschio, il femore e gli altri frammenti ossei che un Alpino, impegnato in addestramenti tattici, ha notato sotto un versante roccioso, riconoscendoli come umani e segnalandone la presenza al comandante in carica dell'attività.

Le manovre del Centro Addestramento Alpino sono state fermate e sul posto sono arrivati gli uomini del Nucleo investigativo del Gruppo Aosta dei Carabinieri, seguiti dal procuratore capo Paolo Fortuna e dal suo sostituto Luca Ceccanti. Al sopralluogo si è anche unito il medico Gherardi, per una prima ricognizione dei resti sul luogo ove sono emersi. Il verbo non è casuale, perché su quel lato del terreno, nel periodo estivo, la vegetazione rende quasi impossibile accedere e muoversi, tanto è fitta. Le abbondanti piogge e neve dell'ultimo periodo possono però aver diradato gli insidiosi arbusti spinosi e “svelato” quelle ossa, accanto alle quali i militari, ispezionando il terreno, hanno trovato anche dei brandelli di stoffa.

Ora, tutto è stato portato al laboratorio di medicina-legale dell'USL della Valle d'Aosta, in vista delle analisi che la Procura disporrà, dopo aver aperto un fascicolo funzionale a compiere gli ulteriori accertamenti, al momento senza indagati. Viaggiando con la mente, gli scenari in grado di prendere forma, anche in modo coerente con il contesto, sono molteplici: da una caduta dall'alto versante roccioso sopra il prato (la parete arriva ad una trentina di metri dal terreno), all'abbandono di quelle ossa, da parte di qualcuno che ne aveva necessità di sbarazzarsene, passando ancora per il malore, non scorto e rivelatosi magari fatale, di una delle tante persone che, specie quando la temperatura è dolce, passeggiano nella zona, accessibile a piedi in assenza di utilizzo e costeggiata, sul lato opposto a quello del ritrovamento dal torrente Buthier.

Scenari dietro ai quali non è difficile intravedere anche gesti criminali, teoricamente resi plausibili pure dal fatto che Saumont è una zona a pochi minuti di auto dalla città, ma al tempo stesso - vuoi anche per la morfologia con una strada a fondo cieco, che termina dopo aver servito un parco giochi, un impianto idroelettrico e il poligono di tiro comunale - tale da risultare sufficientemente fuori mano, o comunque al riparo da troppi sguardi. Su tutto questo, però, né la Procura, né il tenente colonnello Maurizio Pinardi, comandante del reparto operativo del Gruppo Aosta dei Carabinieri, si esprimono, mantenendo riserbo assoluto, perché sanno bene che al momento, in assenza delle risposte attese dal medico-legale, buona parte di tali ipotesi può trovare posto solo nel faldone delle congetture.

Tra i nodi da sciogliere a livello forense (le analisi a disposizione degli specialisti spaziano, in casi del genere ed a seconda degli interrogativi specifici posti, dalla radiologia alla genetica, passando per la tossicologia), il genere umano dell'individuo cui appartenevano le ossa e il periodo della morte, anche se il primo riscontro del loro stato di conservazione, vista la completa scarnificazione, fa pensare ad un episodio non recente. Con quelle informazioni, in particolare con la datazione, i Carabinieri potranno cercare, nel “range” temporale derivante, tra le morti irrisolte o gli scomparsi. Un ulteriore passo, dal quale deriveranno quelli successivi, per raggiungere il traguardo auspicato: dare un nome alla persona di cui sono rimasti solo un teschio e un femore, trovati da un alpino in un mattino di gennaio. Quanto veloce sarà la marcia lo si capirà solo prossimamente.

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