Sociale
Asili nido, il part-time costerà meno e sarà possibile una maggiore flessibilità
Aosta - Una delibera di Giunta, approvata venerdì scorso, introduce alcuni correttivi alla sperimentazione avviata ad inizio anno. Eliminato il contributo minimo per le spese generali (50, 60 o 80 euro a seconda dell'Isee) e spariscono i pacchetti orari.

La sperimentazione delle nuove tariffe degli asili nido, introdotta a inizio 2016, ha messo in luce un paradosso: le famiglie con Isee medio-alto pagano per il part-time pochi euro in meno rispetto al tempo pieno. La quota massima pagata per un tempo piano al nido è di 750 euro mentre per il part-time si arriva a 637 euro. Somme a cui bisogna però aggiungere un contributo minimo per le spese generali (50, 60 o 80 euro a seconda dell'Isee) che assottigliano ancora la differenza fra le due quote. “Così alcune persone hanno deciso di non accedere ai servizi” spiega l’Assessore regionale alle politiche sociali, Laurent Viérin. 

Venerdì scorso, quindi, la Giunta nell’approvare il piano di azione 2016 sui servizi alla prima infanzia, ha deciso di eliminare il contributo minimo per le spese generali. Nella logica di una maggiore flessibilità vengono meno inoltre i pacchetti orari (15, 20 e 30 ore). Le famiglie potranno, quindi, concordare con gli enti gestori a inizio anno l’acquisto di un determinato numero di ore, a seconda delle proprie esigenze.

Le due novità arrivano a seguito della sperimentazione nel nido dell’Envers, condotta in collaborazione con l’Università della Valle d’Aosta, di una maggiore flessibilità, accolta con favore da parte delle famiglie. L’obiettivo per l’Assessorato è che i correttivi introdotti con la delibera, che dovrà ora passare al Celva per tornare poi in Giunta per la sua approvazione definitiva, possano attrarre quelle famiglie scoraggiate dai costi e dagli irrigidimenti dei piani tariffari.

Ma sul fronte dei servizi alla prima infanzia non è l’unica novità in campo. L’Assessore alle politiche sociali presenterà infatti ai sindacati un altro provvedimento che mira a scorporare nel calcolo dell’Isee gli immobili e i terreni non produttori di reddito.  

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