Comune di Aosta
Aosta, la maggioranza si salva da se stessa. Ed il Sindaco si chiama fuori dalla corsa in Regione
Aosta - L'ordine del giorno - bocciato dall'aula - che una parte della maggioranza rivolgeva a se stessa era chiaro, così come era chiara l'impegnativa: gli assessori che volessero candidarsi in piazza Deffeyes dovevano rassegnare le dimissioni e scusarsi.

La 'bomba' in aula del Consiglio di Aosta, di fatto, è inesplosa. E gli artificieri che l'hanno disinnescata sono stati diversi ed oltretutto in schieramenti trasversali.

L'ordine del giorno che una parte della maggioranza rivolgeva a se stessa era chiaro, così come era chiara l'impegnativa: “Il Sindaco – spiega nell'illustrare l'atto Luca Girasole, Epav – ha sempre detto che la sua 'mission' è quella di garantire la stabilità amministrativa e che questa passa attraverso i 6 attuali assessori. Chiediamo allora alla giunta di rassicurare tutti i cittadini garantendo che non vi candiderete alle prossime elezioni regionali e che rispetterete il mandato in Comune fino al 2020”. In caso contrario la richiesta è quella che l'esecutivo rassegni le dimissioni entro tre mesi dalle regionali, con tanto di scuse pubbliche ai cittadini.

Il Sindaco Fulvio Centoz tira fuori il coniglio dal cilindro senza curarsi troppo della suspense, ma soprattutto si chiama fuori – come si vocifera invece fosse interessato – dalla corsa a piazza Deffeyes: “Io sono stato eletto - spiega –, e vorrei continuare a fare il Sindaco fino al termine mio mandato. L'ho sempre detto, ho a cuore la stabilità del Comune, e non ho nessuna intenzione di candidarmi per le regionali”.

Sindaco che, con la sponda di Josette Borre, Uv, cavalca l'onda e propone che la richiesta di dimissioni – in caso di candidatura in altri lidi – sia allargata a tutti i consiglieri, ma che, in prima battuta sembra concorde con l'impegnativa dell'odg, tranne poi cambiare idea. L'idea gliela fa cambiare il suo compagno di partito Pietro Verducci, che propone di sostituire le dimissioni “entro tre mesi” per farle coincidere con il “momento dell'ufficialità della candidatura”. Da lì, Centoz vira perché voleva, di fatto, estendere le dimissioni a tutti i consiglieri : “Mi dispiace – spiega il Sindaco – perché così diventa un 'ordine del giorno farsa'. Le modifiche proposte mi sembravano coerenti con quello che si voleva dire, mi asterrò”.

Nello 'scontro dialettico' che ne segue sull'etica delle candidature il dibattito è ampio, ma le sponde che Girasole e Caminiti (Uv), firmatari dell'ordine del giorno, auspicavano non arrivano. Almeno non quanto auspicassero, dal momento che il provvedimento viene respinto dal voto dell'aula con 13 voti favorevoli, 13 astensioni e 2 voti contrari, ed una piccola scia di polemiche.

A partire da Carola Carpinello, Altra VdA, che parla di una “discussione demenziale, che indebolisce il Sindaco senza fare l'unica cosa possibile, una mozione di sfiducia per buttarlo giù”. Oppure come Luca Lotto, M5s, che parla invece di una “azione intimidatoria e di ricatto nei confronti del Sindaco a cui fate buon gioco, rendendolo più forte e svelando i tasselli di un altro disegno”. Con, tra le righe, il discorso ormai noto della 'spallata' che – dalla Regione – Epav e Union vogliono dare da tempo all'assessore Carlo Marzi, Segretario 'stellalpino' tra i fautori del ribaltone in Consiglio Valle.

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