Calcio a 5
Addio al Claudesport, la parola ai giocatori: "Epilogo che lascia tristezza e rammarico"
Aosta - Dalla serie A alle serie minori, domina un senso di amarezza per la perdita di una manifestazione che andava al di là della semplice attività fisica. Le reazioni di chi ha vissuto per anni questo evento.

Cala il sipario sul torneo Claudesport, e non si fanno attendere le reazioni da parte di tutte quelle persone che, da anni, si ritrovavano una o due volte a settimana con il pretesto della partita o dell’allenamento di calcio a 5 ma che, in realtà, condividevano qualcosa che andava al di là della mera attività sportiva. Per dare un termometro della situazione e far capire anche a chi non ne era coinvolto che cosa volesse dire partecipare ad un torneo che, da 23 anni, era diventato il punto di riferimento dei “calcettisti”, può essere utile ascoltare le parole dirette di chi su quei campi ci ha passato una vita. La sensazione generale è quella di un grande dispiacere per la perdita di un’attività che coinvolgeva, già solo dal punto di vista sportivo, quasi mille giocatori, che ora guardano al futuro della propria passione con molta incertezza, senza considerare il contorno fatto di amicizie, cene, feste che il Claudesport aveva creato.

Questo è quello che pensa Giovanni Bottazzi, simbolo del torneo che non ha mai saltato neanche un’edizione: “Ho quasi 50 anni, ho passato metà della mia vita giocando al Claudesport. La decisione di Andrea Valenti è condivisibile, viste le condizioni dell’ultimo anno e le critiche che gli venivano ingiustamente rivolte. C’è grande amarezza sia per questo addio, sia per il pensiero che una regione come la Valle d’Aosta abbia di questi problemi. Le amministrazioni – e non parlo solo del Comune di Aosta, perché questo torneo era un fenomeno regionale – avrebbero dovuto vigilare e agire, ma forse non si sono mai rese conto della portata di questa manifestazione. Il Claudesport è aggregazione, è avere gruppi di 10-20 persone che vanno al ristorante o in un bar insieme dopo la partita, generando un forte indotto economico.  Il torneo è una scusa per vedersi e uscire, adesso mia figlia, che ha iniziato a frequentare i campi da quando aveva due mesi, mi chiede: “Ma quindi non andiamo più a cena fuori?”. Meritiamo più considerazione, siamo 1000 persone che diventano quasi 2000 con amici e parenti”. Una vita nell’ex Bar Chiribiri (poi Institut Agricole Régional e Impresa edile Bredy-Devoix) e l’ultimo anno in serie C2 nel Da Ciro non solo pizza (“sono vecchio, ma avevo ancora voglia di giocare, anche da semplice comparsa”), Bottazzi ha vinto per due anni di fila la serie A, ma i suoi ricordi migliori non sono sportivi: “La cosa più bella sono le persone e le amicizie nate, a volte inaspettate, che solo il Claude ha potuto rendere possibili”.

Claudio Collura con il CB Costruzioni è stato l’ultimo capitano a sollevare la coppa. “Mi dispiace particolarmente perché da tanti anni il Claudesport era un punto fermo per i ragazzi che, per diversi impegni e motivi, interpretano lo sport dal punto di vista amatoriale e vedevano il campionato come un’occasione per ritrovarsi una volta a settimana. Io ho forse una posizione un po’ diversa, facendolo in una serie più impegnativa, ma sarà dura per tutti, non avendo più un punto di riferimento di questo genere, strutturalmente avviato e ben organizzato, che ci faceva sentire “grandi”: sito web, organizzazione ai massimi livelli, la finale davanti a centinaia di persone… Verrà a mancare un grande indotto ed una manifestazione di importanza nazionale: credo che in Italia non ci sia un torneo simile, che coinvolga così tanta gente a livello amatoriale. La stanchezza di Andrea è comprensibile, viste tutte le critiche che gli sono arrivate, che però dovrebbero essere girate a chi deve vigilare sulle gestioni dei nostri impianti sportivi, visto che quest’anno siamo anche Città Europea dello Sport. Speriamo che sia solo una pausa di riflessione, perché a tutti piacerebbe ritrovarsi di nuovo a giocare insieme, magari con uno spirito un po’ più amatoriale e meno competitivo e semi-professionistico anche per le categorie maggiori”.

Pasquale Di Maio non ha mai alzato il trofeo, ma è un monumento vivente e ancora attivo del calcio a 5 valdostano anche a 50 anni compiuti: “Non mi è mai interessato vincere il Claudesport, ho giocato in serie A con l’Aosta e le mie soddisfazioni sportive me le ero già tolte, sotto quel profilo. Ho sempre voluto partecipare in serie “minori” per trasmettere ai miei giocatori la mia passione e le mie conoscenze, e da quel punto di vista i risultati raggiunti sono stati tanti”. Ultimamente, Di Maio ha preso una squadra dalla B2, il Sottosopra, e l’ha portata in A1 (dove avrebbe dovuto esordire l’anno prossimo) in appena due anni. “Una delle mie più grandi soddisfazioni è stata gestire Alessandro Angiulli: tutti mi dicevano che avrebbe creato problemi, ma ha preso meno ammonizioni di me! Ho lavorato anche sulla testa, ed ora lui e tutti i ragazzi mi rispettano, oltre ad avere fatto un enorme salto di qualità”. Tornando alla cancellazione del Claudesport, Di Maio ha un pensiero fuori dal coro: “A guadagnarci sono molte squadre di calcio, che potranno pescare dal torneo ottimi giocatori. Di sicuro per tutti noi era come il campionato del mondo, uno dei migliori tornei a livello nazionale: sito internet, cronometrista, doppio arbitro… cose che neanche l’Under 21 o la Juniores hanno”. E neanche le dirette Facebook di Di Maio ogni settimana, o la musica e l’inno di Mameli in occasione della finale: “Quelli sono stati regali che ho voluto fare io ad Andrea, se li merita”.

Un altro ad aver alzato un trofeo nella passata edizione è Adriano Petey dell’Impresa Edile Bredy-Devoix, capocannoniere della serie A con 25 reti, oltre ad aver vinto, nelle 16 edizioni disputate, il premio come miglior giocatore ed il Premio Marco Alleyson per il capitano esemplare, senza dimenticare i due campionati con l’Institut Agricole Régional: “La decisione era nell’aria, per cui non sono sorpreso, anche se mi dispiace molto che questo torneo, che durava da più di 20 anni e che coinvolgeva più di 60 squadre, abbia subito questa fine. La formula del torneo era valida, con la divisione in categorie e la possibilità di promozione, e col tempo il livello tecnico era aumentato di molto ed aveva accresciuto gli stimoli e l’impegno richiesto. Capisco Valenti ed il suo stress, ha subito un anno di lamentele immeritate, per colpe non sue. Forse non è stato fatto tutto il possibile e non tutti sono dispiaciuti, ma non voglio avventurarmi in supposizioni. Ho vissuto grandi soddisfazioni sia di squadra che personali, ci tenevo particolarmente, per questo spero che sia solo un anno sabbatico: tutto è destinato a finire ed a rinnovarsi, spero sia così anche per il Claudesport”.

Da un bomber all’altro. Denis Girardi ha iniziato nel 2004 con la Carrozzeria Padovani, squadra storica con la quale ha vinto 3 tornei (di cui due con la stessa squadra ma sotto il nome di Concessionaria Piaggio Giachino) e 2 coppe disciplina, oltre ai titoli individuali (una volta capocannoniere, una volta miglior giocatore, ed una volta il Premio Marco Alleyson). “La nostra squadra era nata come squadra di amici, i ragazzi del cortile che, una volta smesso l’agonismo, si sono dedicati al calcio a 5 amatoriale. Con Erik Chatrian e Mario Barmasse abbiamo condiviso lo stesso percorso, culminato nell’ultima stagione alla Technos Medica dopo lo scioglimento della Concessionaria Piaggio. Ci sono rimasto molto male per la fine del Claude, ma era nell’aria. D’altra parte, due campi in meno avrebbero implicato meno squadre. Ma con quale criterio scegli chi può giocare e chi no?”. Anche Girardi condivide l’idea diffusa che si trattasse di un torneo unico nel suo genere: “In quasi 15 anni di partecipazione non ricordo ritardi, annullamenti di partita, o errori sul sito. Dove la trovi una cosa simile? Tanto di cappello a Valenti, ha dedicato moltissimo tempo a questa manifestazione. Adesso uno non ci pensa molto, ma a settembre ci sentiremo un po’ persi, verrà a mancare un appuntamento fisso che scandiva la stagione”. Sul futuro c’è speranza ma non troppo ottimismo: “Sono un po’ perplesso, perché dopo che si molla per un anno non è facile riprendere. Vedremo. Di sicuro chi prenderà il posto del Claudesport difficilmente riuscirà a riproporre una cosa paragonabile”.

Condivide lo stesso pensiero anche Matteo Bravi, nella passata stagione compagno di squadra di Girardi alla Technos Medica. “Mi dispiace molto, perché Andrea Valenti nel tempo ha costruito un torneo che dava a tutti la possibilità di divertirsi una o due volte a settimana. Era diventato un campionato vero e proprio, con un sito internet sempre aggiornato e che durava da settembre ad aprile, richiedendo allenamenti e materiale. Penso a gente come me che ho 37 anni, a chi ne ha 40, 50, ma anche ai più giovani, che per un motivo o per l’altro non possono dedicarsi all’attività agonistica e che non il Claudesport avevano una valida alternativa. Si era creato un bel movimento con più di 600 persone. Dall’altro punto di vista, però, capisco Andrea, anch’io avrei fatto la stessa cosa: gli sponsor pagano un’iscrizione importante, è normale che chi gioca pretenda di farlo in condizioni migliori, e inevitabilmente qualcuno riversa i propri malumori su chi organizza”. Infine, una riflessione sul futuro: “Credo che, nell’immediato, sia impossibile trovare un’alternativa paragonabile. In una regione come la Valle d’Aosta, in cui per 4 mesi all’anno non si gioca all’aperto, il calcio a 5 dovrebbe essere il fiore all’occhiello, e invece ci sono tutti questi problemi con la gestione delle strutture. Speriamo che prevalga il buonsenso, anche da parte delle amministrazioni: magari questo stop farà riflettere tutti e si potrà ripartire l’anno prossimo”.

Danny Treves, da anni capitano del G7 Team Frama, è sulla stessa linea d’onda: “La fine del Claudesport era nell'aria da più di 2 mesi, ma speravo, come tutti, che la situazione si risolvesse. Sinceramente capisco le difficoltà organizzative con cui Andrea si è scontrato soprattutto nell'ultimo anno, ma reputo un vero peccato che un torneo così importante e storico muoia per questioni legate principalmente a carenze delle strutture sportive e alla loro gestione, considerando in modo particolare il fatto che siamo ad Aosta, la "Città dello Sport". Un epilogo cosi non può che lasciare tristezza e rammarico. Il Claudesport è sempre stato un torneo molto stimolante, ottimamente organizzato e un vero perno di aggregazione che ha creato negli anni un sacco di nuove amicizie e conoscenze positive e che ha appassionato e attratto verso il calcio a 5 più di mille persone in Valle d’Aosta. Faccio i complimenti ad Andrea e Nicolò per tutto l'impegno che hanno dedicato al loro progetto e per le capacità organizzative dimostrate”.

Anche scendendo dalla serie A, dove l’impegno agonistico richiesto è molto elevato, alle serie minori, il succo del discorso non cambia, come traspare dalle parole di Andres Tomas, capitano dell’Ingegneria e Ambiente in serie B1: “Il Claudesport per me è sempre stato un modo per dare un “calcio” ai problemi quotidiani, in questo momento è normale essere delusi perché veniamo privati  di una delle cose più belle e più stimolanti per noi amanti del pallone, ma spero e confido in un’alternativa”.

Infine, Gianni Torello, dirigente dello Sfizio Tecnocasa: “Dispiace, ci rimettono un sacco di persone, tra giocatori ed organizzazione. Magari giocando di domenica si sarebbe risolto qualcosa”.

Queste sono solo alcune delle mille voci che si sentono coinvolte da questa situazione e che sperano che il Claudesport possa ripartire nel 2018.

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