Riconversione Lavazza, Donzel: “Stabilimento monco, nessuno ha trattato sulle macchine”

L'Assessore punta il dito contro i sindacati: "Hanno preferito monetizzare la liquidazione" ha detto Donzel rispondendo ad un'iniziativa di Uvp. “Quello stabilimento ora è monco".
Politica

“Si è preferito monetizzare la liquidazione piuttosto che puntare sul posto di lavoro trattando affinché Lavazza non porti via le macchine”.
La chiusura dello stabilimento della Lavazza torna in Consiglio regionale e l’Assessore regionale alle Attività produttive, Raimondo Donzel, si toglie alcuni sassolini dalle scarpe. 
“I sindacati hanno deciso di fare autonomamente la trattativa, io non sono mai stato invitato al tavolo nonostante avessi manifestato la mia disponibilità” dice Donzel. “Hanno firmato un accordo in cui hanno privilegiato la questione della monetizzazione della liquidazione e per quanti hanno deciso di andare a Gattinara hanno puntato sul mantenere la qualifica e lo stipendio acquisito oltre ad ottenere una indennità di trasferimento” ha spiegato l’Assessore.

“Non è che si può andare al tavolo trattare un’indennità e poi chiedere un’indennità anche alla Regione, tanto più che la Regione è stata tenuta fuori da questa trattativa volta a monetizzare fortemente chi non si trasferisce” ha polemizzato Donzel svelando come l’Azienda abbia già deciso di portarsi via le impacchettatrici. “Quello stabilimento ora è monco. Nessuno ha pensato di trattare la questione delle macchine, di proprietà di Lavazza visto in questi anni ha fatto tutta una serie di investimenti, non è che domani mattina arriva qualcuno e può far funzionare quelle macchine ma deve reinventarsi lo stabilimento”.

Le soluzioni all’orizzonte prospettate da Donzel sono, quindi, di andare alla ricerca di un “soggetto ultraesperto con una produzione nel caffè, non nello stesso campo di Lavazza, e 10/12 milioni di investimento” o di riconvertire lo stabilimento sempre nel campo del caffè "ma con produzioni più soft che non potranno accogliere 50 dipendenti".

Preoccupazioni sul futuro dello stabilimento sono state manifestate anche da Luigi Bertschy di Uvp: "Non vorrei che questo stabilimento si trasformasse nell’ennesimo problema per Vallée d’Aoste Structure, con attrezzature difficili da ricollocare".

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