Politica
2013 - 2018: Odissea nel Consiglio, cinque anni di "Teatro dell'assurdo"
Aosta - A memoria d’uomo una legislatura così paradossale, dove è successo letteralmente di tutto, è difficile da ricordare. Se la politica è “l’arte del possibile”, ha dimostrato di essere ferrata soprattutto in quella dell’“impossibile”.

Te lo ricordi il 2013? Sembra ieri, a meno che tu non abbia seguito il Consiglio regionale. E stargli dietro, c’è da dire, non è stato semplice. A memoria d’uomo una legislatura così paradossale, dove è successo letteralmente di tutto, è difficile da ricordare. Se la politica è “l’arte del possibile”, ha dimostrato di essere ferrata soprattutto in quella dell’“impossibile”.

La XIV legislatura passerà – non per grandi meriti – alla storia, anche se nasceva da un preambolo che già prometteva scintille. Forse non così tante, ma le prometteva.


L’antefatto: l’Union Valdôtaine Pirogassifiée
La fine del 2012 porta le prime due “scoppole” in fila per il Mouvement: la bastonata sul referendum del Pirogassificatore che è stato sia causa sia conseguenza del distacco dalla costola unionista da cui di lì a poco sarebbe nata Uvp.

Poi le politiche, con Laurent Viérin che arriva ad un pugno di voti dalla Camera dei Deputati, e l’ombra dei Progressistes che si allunga sulle Regionali. I primi scricchiolii nella fu maggioranza (Uv, Stella, Fédération) cominciano a sentirsi, le Elezioni li certificheranno.

 

Le Regionali 2013, lo “Stallo alpino” senza vincitori

Le Elezioni di maggio portano con sé un pareggio sostanziale (il famoso “18 a 17”), con l’impietoso hashtag #StalloAlpino (quando il Consiglio era ancora seguito da Twitter, prima del soliloquio degli Uffici stampa dei partiti), tra i due blocchi contrapposti – bei tempi –, con l’estinzione dei vecchi alleati unionisti di Fédération Autonomiste e del Pdl (che in realtà dava l’appoggio esterno), e un’aula consiliare che lascia in mente ricordi indelebili, ma forse non molto evocativi, tra scambi d’accuse reciproche, votazioni-trabocchetto, franchi tiratori, polemiche, sfottò assortiti e sedute-fiume. Di giorno come di notte, fondamentalmente per dirsene quattro.

Per calmare gli animi il Presidente Augusto Rollandin decide di fare un rimpasto di giunta, ma soprattutto – dicono i maligni – per disinnescare i franchi tiratori mescolando un po’ gli assessori e i consiglieri. L’effetto è modesto, del resto i consiglieri sono molti e le poltrone poche. La sostanza non cambia, i Consigli sono sempre più tesi, la maggioranza Uv-Stella Alpina rischia il tonfo ad ogni votazione. La seduta per approvare il primo bilancio è melodrammatica e va in notturna per tutta la settimana. Si dice che “la notte porta consiglio”, qui era il Consiglio a portarci a notte fonda.

Di suo l’opposizione, la famosa “Renaissance” formata da Uvp, Alpe, Pd-Sinistra VdA cui si aggiunge l’esordiente MoVimento 5 Stelle cerca ogni aggancio per tirare giù il “nemico”. Ci riesce pure, sebbene per un provvedimento piuttosto leggero, ma decide lo stesso di festeggiare la “caduta del tiranno”. Che comunque stava benissimo. Scrivono un programma-ombra, si muovono come assessori-ombra, finché il giocattolo si spacca in due.
 

Nel mezzo si avanzano diverse ipotesi per risolvere la crisi, tutte piuttosto vaghe, dal fumoso “Governo dei responsabili” a quello – altrettanto virtuale – dei “saggi”, ma la maggioranza ha altri piani.

 

Ai ripari, nasce l’Uvpd

In soccorso alla maggioranza, a stretto giro, arrivano i due “allargamenti”. Il neo-Governo Renzi è alla base dell’accordo Uv-Pd del 2015, buono per piazzare un assessore dem, Raimondo Donzel, in giunta – alle Attività produttive – al posto di Pierluigi Marquis, che non la prenderà molto bene. A Stella Alpina va la Presidenza del Consiglio con Marco Viérin che prende il posto di Emily Rini, ché la carica di “arbitro” – per “noblesse oblige” – che si può dare anche alla minoranza viene rigorosamente dimenticata quando si entra in maggioranza.

Il 21 a 14 non abbassa la tensione, ed è il Pd a finire nel tiro incrociato degli ex colleghi di minoranza, fondamentalmente accusato di “Alto tradimento”.

Ma da lì a poco – nei primi mesi del 2016 – a fare il passo più sorprendente, sarà L’Union Valdôtaine Progressiste che crede talmente tanto nel suo slogan “Réunir, réussir” che, semplicemente, riesce a riunirsi con la vecchia Uv. La “Réunion” sposta ancora l’asse di Giunta: Rollandin resta Presidente, ma comincia il walzer delle poltrone.

Laurent Viérin reclama un posto al sole e si becca l’Assessorato alla Sanità: non proprio un “favore”, insomma. La vittima sacrificale è Antonio Fosson, e anch’egli la prenderà con filosofia, uscendo di lì a poco dall’Uv per fondare Pour Notre Vallée e abbandonando la maggioranza con Claudio Restano. L’altro Viérin, Marco, perde subito la Presidenza del Consiglio che finisce ad Andrea Rosset, che del 2017 sarà un personaggio-chiave. Questo nuovo assetto durerà pochino, e senza grossi sussulti. Quella “noia”, insomma, tipica del vedere tutti, o quasi, in maggioranza.

 

2017: Odissea nel Consiglio

L’“annus horribilis” della politica valdostana meriterebbe in effetti un capitolo tutto suo, vista la concentrazione di eventi che l’hanno animato. Piazza Deffeyes comincia da subito a friggere, soprattutto perché il 14 febbraio, in quel di Torino, la Corte d’appello condanna – tra tanti ex – i consiglieri in carica Albert Chatrian e Patrizia Morelli (Alpe), Marco Viérin (Stella), Leonardo La Torre (Uv, ma all’epoca dei fatti contestati in Fédération), Raimondo Donzel e Carmela Fontana (Pd). Per questi ultimi 4 scatta la sospensione dovuta alla Legge Severino, con i nuovi entrati destinati a cambiare l’inerzia di questo Consiglio.

L’aria che tira è quella del “Ribaltone”: per La Torre entra Carlo Norbiato, che lascerà subito i banchi Uv per andare in Pnv; a Marco Viérin subentra invece Paolo Contoz che di suo passerà da Stella all’Union rendendosi protagonista di una scena curiosa. Si presenta in Consiglio durante l’“Aventino” della maggioranza, impegnata a non farsi rovesciare facendo mancare il numero legale, “tuba” due orette piene con Pierluigi Marquis, in odore di Presidenza della Regione, e poi gli vota contro.

Il compianto Orfeo Cout prende il posto di Donzel, durante il famoso 10 marzo del Ribaltone, ma resterà consigliere solo due giorni, venendo stroncato da un infarto il 12. Al suo posto entra allora Paolo Crétier che resterà fedele al Pd. Andrea Padovani sostituirà Fontana, scinderà il binomio tra Pd e “Sinistra VdA”, entrarà nel Gruppo misto con l’esule Elso Gerandin (uscito da Uvp in dissidio con l’allargamento di maggioranza dell’anno prima e che di lì a poco formerà Mouv' assieme ad un altro dei fondatori dei "Progressistes", Luciano Caveri).

Rosset, nel nuovo stallo – stavolta numerico – che si è creato tira fuori il coniglio dal cilindro: con un parere pagato di sua tasca dà il via effettivo al Ribaltone: Marquis diventa Presidente, Alpe entra in Giunta (con Certan, Chatrian e Roscio), Uvp vi rimane con Viérin (che si prende però l’Assessorato all’agricoltura) e la new entry Bertschy (Sanità), Pnv piazza Restano al Turismo. Stella Alpina invece, oltre al Presidente, posiziona anche Borrello alle Opere pubbliche, ma nel frattempo si spacca tra le polemiche e nasce Epav, della premiata ditta Baccega & Lanièce. Quello non Senatore.

Il Consiglio trabocca di “changement”, tranne per i veleni in aula, che aumentano esponenzialmente finché a giugno scatta il misterioso caso della scrivania: il presidente Marquis si fa cambiare il mobilio in Ufficio, ché con le gambe non ci stava, e scopre che in un vano di un cassetto ci sono 25mila euro in contanti, e li denuncia.

L’internet si scatena, si scopre che nella scrivania, assieme ai quattrini ci sarebbe pure una carta di credito scaduta intestata all’ex inquilino dell’Ufficio Augusto Rollandin, ed un foglio – una carta intestata – con dei simboli massonici. Mancava solo un frammento della “Vera Croce”, quindi.

Mentre l’estate passa pigramente – tra tentativi sterili di “Rassemblement” del fronte autonomista – l’aria in Regione cambia ancora. Uvp decide che l’era del Ribaltone è finita, e rovescia di nuovo la frittata: il 10 ottobre è “Controribaltone”. Trattativa difficile, perché L’Union non vuole accettare la posta che i “Progressistes” mettono sul tavolo: Union, Réunion e cotillons, ma senza nessun posto per Augusto Rollandin.

Uvp alla fine la spunta, e nasce la sesta giunta in cinque anni, con Laurent Viérin alla Presidenza che, insediandosi, fa un discorso memorabile spiegando come il suo sarà un governo per chiudere la legislatura visto che: “Ricordo che cinque anni fa abbiamo perso le Elezioni”. Nota a margine, Uvp al momento esprimeva il Presidente della Giunta, l’Assessore alla Sanità (Bertschy), quello all’Agricoltura (Nogara) ed il Presidente del Consiglio (Rosset, nonostante le polemiche). E pensa se le avessero vinte, le Elezioni.

La “nuova giunta” durerà comunque poco, visto che il 10 novembre Ego Perron – tornato Assessore alle Finanze dopo la parentesi del “Ribaltonista” Chatrian – viene condannato a 3 anni per l’“Affaire Bccv”, si dimette (verrà poi sospeso per la “Severino”) e al suo posto rientra nell’esecutivo Renzo Testolin, già Assessore all’Agricoltura.

Piccolo passo indietro, prima di chiudere con l’anno elettorale: a giugno 2017 il Consiglio approva – con 32 voti favorevoli e 3 contrari, Ferrero, Cognetta e Padovani – la nuova Legge elettorale. Chi si accaparra il 42% dei voti prende in automatico il premio di maggioranza di 21 consiglieri. Legge che invita esplicitamente a fare le coalizioni. Talmente tanto che, alle Regionali 2018, i movimenti decideranno di presentarsi praticamente tutti divisi.

 

2018, la Valle d’Aosta si sveglia “italiana”

A marzo la corsa alle Elezioni Politiche porta la prima deputata donna, Elisa Tripodi, oltretutto di quel MoVimento 5 Stelle che entra sì in Parlamento, ma che esce dal Consiglio Valle con la mossa a sorpresa di Ferrero e Cognetta e la novità della casa: saltare giù dal “carro dei vincitori”. Gli autonomisti soffrono di stress post-traumatico, e un po’ di ansia se la trascinano ancora oggi, all’alba delle nuove Regionali.

Dopo il 4 marzo sui social fioccano sparate apocalittiche sulla “fine di un’era”, o sulla Valle che si “sveglia italiana” passando in pochi mesi dalle velleità espansionistiche come la “Anschluss canavesana” – l’annessione di Carema – a scoprire che è stata l’Italia ad entrare in Valle.

 

La “Roma delle Alpi”

Visto il “pasticciaccio brutto” della Capitale, con un Governo nazionale che proprio “non s’ha da fare” – e a maggior ragione in vista della scelta strategica delle 10 liste valdostane di correre in solitaria alle Regionali incombenti – non è difficile immaginare che il prossimo Consiglio Valle non sarà dissimile rispetto al Parlamento: spezzettato, litigioso e ingovernabile.

Forse, in fondo, siamo semplicemente diventati davvero, dopo duemila anni, “la Roma delle Alpi”. O, più prosaicamente, parafrasando gli statisti di “chez nous”: “ci siamo svegliati italiani”.

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