
4 ore a fine turno
"Un fisco giusto". A chiederlo è la Cgil che ha indetto per il 12 marzo uno sciopero generale

Domenico Falcomatà - CGIL
“Lavoro, fisco, cittadinanza. Cambiare si può” è lo slogan che accompagna lo sciopero generale indetto dalla Cgil per venerdì prossimo 12 marzo.
L’astensione dal lavoro interesserà le quattro ore di fine turno. Solo il pubblico impiego, il settore scuola e università e il settore turismo, commercio e servizi sciopereranno per tutta la giornata.
Gli obiettivi generali della protesta sono stati spiegati oggi nel corso di una conferenza stampa. In particolare la Cgil propone una riforma fiscale che prevede “da subito – ha spiegato Domenico Falcomatà – la restituzione ai lavoratori di 500 euro in virtù di quanto hanno già pagato in più per il fiscal drag”. Inoltre la Cgil chiede la restituzione, attraverso una minore imposizione fiscale, di 100 euro al mese per ogni lavoratori, il rilancio dell’evasione e dell’elusione fiscale, la tassazione delle rendite finanziarie e dei grandi patrimoni, l’abbassamento dell’aliquota al 20% e l’unificazione delle detrazioni per i carichi familiari.
Altra questione al centro della protesta, la politica industriale che, secondo il sindacato, non ha avuto in Italia, una strategia mirata a combattere da subito la crisi con lo stanziamento di risorse pubbliche per far sì che gli investimenti ripartissero.
Infine lo sciopero è anche contro “il tentativo di questi giorni del Governo di aggirare lo Statuto dei lavoratori, e in particolare l’articolo 18, attraverso l’introduzione dell’arbitrato".
La Cgil sarà presente con due presidi giovedì 11 marzo davanti alla portineria della Cogne acciai speciali, dalle 7.30 alle 15 e sotto i portici di Palazzo regionale dalle 7.30 alle 13, per spiegare ai lavoratori le motivazioni dello sciopero.
“Abbiamo una forte necessità di risvegliare le coscienze di tutti i lavoratori – ha sottolineato Antonio Fuggetta – perché questi temi accomunano tutti, senza distinzione di categoria. Nei congressi di questi giorni si parla spesso di crisi perché anche in Valle d’Aosta purtroppo questa è presente.”
di Silvia Savoye
09/03/2010
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