Pro&contro

Perché le Dolomiti nei siti protetti dell'Unesco e il Mont Blanc no?

- Le Dolomiti sono state proclamate patrimonio dell’umanità. Il Consiglio Valle, recentemente, ha respinto un’analoga proposta per la montagna più alta d’Europa. Cosa ne pensano Carlo Curtaz e Joseph Rivolin?

 

Carlo Curtaz
Cinque province del nord-est gioiscono: i parchi naturali delle Dolomiti sono entrati a far parte del patrimonio protetto dell'umanità. Tutto il mondo ne ha parlato. Da noi un Comitato di associazioni ambientaliste, Pro Mont Blanc, si batte da un decennio, con pochi risultati concreti, affinché il massiccio più alto d'Europa ottenga analogo riconoscimento. La Regione, che finora se n'è disinteressata, continuerà a farlo. Del resto, di questi tempi al governo regionale interessa più favorire la speculazione edilizia (con la recente legge sulla casa tutti i proprietari di seconde case potranno ampliare, senza condizioni, il 20% dei loro immobili) che tutelare il proprio ricco territorio. Una politica di chi non guarda più in là della punta del naso, perché non v'è persona di buon senso (climatologo o economista, Barak Obama o Benedetto XVI) che non si ponga il problema di consegnare una Terra ancora viva e vitale alle future generazioni. Sul lato francese, alcune perplessità sul Mont Blanc patrimonio dell'Unesco, si basano addirittura sulla preoccupazione che ciò potrebbe favorire un eccessivo (!) afflusso turistico. Un rischio che noi non correremmo, mi pare.

Joseph Rivolin
In realtà, dei 13 siti “di eccezionale bellezza naturale ed eccezionale valore geomorfologico” di cui i promotori del dossier Dolomiti avevano richiesto il riconoscimento, ne sono stati ammessi soltanto nove, e resta da verificare se le nobili intenzioni (crescita culturale, tutela dell’ambiente, turismo compatibile) e l’annunciata green economy del futuro, reggeranno alla prova della realtà. Non per nulla gli ambientalisti dolomitici, guidati da Mountain Wilderness, sono in stato d’allerta, mentre dal fronte del pragmatismo spinto, invece, c’è chi teme che il marchio Unesco freni lo sviluppo. Le statistiche dicono che il “label” Unesco porta automaticamente il 30 per cento di turismo in più, ma ciò comporta un rischio di “sovraesposizione” che il Comune di Saint-Gervais, ad esempio, ha esplicitato, opponendosi alla candidatura del Monte Bianco a sito protetto. Non bisogna dimenticare, inoltre, che esso riguarda numerose comunità locali i cui interessi non sempre coincidono, e che si estende su tre Stati (uno dei quali, la Svizzera, è fuori dall’Unione Europea): la candidatura richiederebbe quindi l’unità d’intenti di tre ministeri, i quali sinora non l’hanno dimostrata. Va inoltre detto a chiare lettere che gli accordi a livello ministeriale spesso non tengono conto dei reali interessi delle popolazioni locali, né – per quanto riguarda più direttamente la Valle d’Aosta – dei diritti sanciti dal nostro statuto di autonomia. Infine, se anni fa il riconoscimento dell’Unesco rappresentava un prestigio indiscutibile, l’inflazione dei siti “patrimonio dell’umanità” (il cui numero è ormai vicino al migliaio) ne ha svilito la portata, tanto è vero che la città di Dresda vi ha appena rinunciato senza rimpianti. Alla candidatura per un riconoscimento d’immagine di valore ormai dubbio, che implica comunque obblighi onerosi, sembra quindi da preferirsi una strategia che preveda un insieme di azioni concrete di tutela del territorio, realizzate nell’ambito dell’“Espace Mont-Blanc” su iniziativa e con la collaborazione delle comunità interessate.

11/08/2009






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