Joseph Rivolin
Nelle elezioni europee, ciò che non ha funzionato sono le elezioni stesse: dovunque, l’astensionismo ha dimostrato che l’Unione europea, così com’è, è lontana dalla gente. Le istituzioni nazionali non hanno interesse a sponsorizzare quelle comunitarie. In Italia, una campagna elettorale di infimo livello si è concentrata su argomenti che nulla avevano a che fare, non dico con l’Europa, ma neanche con la politica tout court. In Valle d’Aosta, per fortuna, qualche discorso serio si è sentito: ma non è stato sufficiente a convincere la massa a recarsi alle urne. Peccato, perché si è, di nuovo, persa un’occasione concreta di avere un eletto valdostano a Strasburgo (se non addirittura due). Ciò che ha funzionato, nella coalizione “Vallée d’Aoste”, è il risultato finale, che ha visto il mantenimento di una soglia ormai storicizzata sin dal 1979, con qualche picco occasionale in su e in giù, intorno al 37% dell’elettorato valdostano, a favore dell’alleanza autonomista-federalista. Un risultato che non è stato scalfito dalla presenza del “Galletto”, i cui principali promotori, nelle elezioni europee del 2004, avrebbero dovuto far votare, in teoria, nella stessa direzione. Anzi, c’è stato un aumento di circa 3.500 voti in tutta la circoscrizione, pari ad oltre il 10% del totale, rispetto alle europee precedenti. Se accanto al voto di lista, gli oltre 32.000 elettori avessero espresso anche la preferenza per il candidato principale, Aurelio Marguerettaz sarebbe approdato all’aula di Strasburgo a vele spiegate. Anche se lo scarto tra i voti di lista e le preferenze è da considerarsi fisiologico, visto che ha colpito pure la lista del “Galletto”, spiace constatare che i Valdostani, abituati agli orari “rilassati” della ferrovia Pré-Saint-Didier – Torino, hanno purtroppo preso l’andazzo di arrivare in ritardo quando passa il treno della storia.
Carlo Curtaz
L'impatto mediatico e l'attrazione esercitata dalle liste “nazionali” hanno condizionato, come sempre, il voto alle europee. Il prezzo più pesante l'ha pagato la lista “Vallée d'Aoste”, i cui partiti di riferimento (U.V., Stella Alpina e Fédération) avevano ottenuto un anno fa, alle regionali, oltre il 60% dei voti. Lo scorso 7 giugno si sono fermati al 37% circa, anche perché, com'era prevedibile, parte dell'elettorato unionista non ha gradito l'apparentamento con la destra.
Viceversa, se si considera che qualche mese fa il Galletto era dato per morente, il 18,5% ottenuto dall'alleanza autonomista/progressista/ambientalista, senza il P.D. e senza la sinistra radicale, rappresenta un dato positivo, che migliora il risultato delle regionali del 2008. Per di più, l'alleanza ha dimostrato grande coesione nel concentrare consensi sul proprio capolista, tanto che Roberto Louvin è risultato il primo escluso nel gioco delle preferenze fra le due liste apparentate, IdV e Galletto.
Si tratta di un risultato che può segnare un punto di svolta. Il Galletto può continuare ad essere il marchio di un (finora) fortunato Comitato elettorale oppure essere il simbolo di un nuovo soggetto unico, aperto ad alleanze più ampie nel campo del centrosinistra. Insomma, se lo vuole, può diventare un punto stabile di riferimento di un nascente bipolarismo valdostano.