
Pro&contro
L'Uv si coalizza con il PdL, una "svolta a destra". Ma come reagirà la base?

Joseph Rivolin
Due considerazioni. La prima è questa. Oggi si dice che l’Italia è in mano alla destra, ma il Capo dello Stato è un ex comunista e il Presidente del Consiglio dei Ministri un ex socialista craxiano. Nel governo di destra ci sono ex comunisti (come Bondi) ed ex socialisti (come Brunetta). Il Presidente della Camera dei Deputati, etichettato come ex neofascista, è uno dei pochi che, per citare Nanni Moretti, “dice qualcosa di sinistra”; mentre il leader della sinistra Franceschini è un ex democristiano (come il suo predecessore Prodi). La Lega, che anni fa fu oggetto delle sperticate lodi della sinistra per aver fatto cadere il primo governo Berlusconi, fa parte, nel Parlamento europeo, del gruppo parlamentare di estrema destra. Mi pare che, nella sostanza, sia ormai difficile distinguere nettamente la destra dalla sinistra.
La seconda considerazione è che l’Union Valdôtaine è un movimento di raccolta, dove i simpatizzanti delle destra e della sinistra si ritrovano nel comune obiettivo di promuovere l’autonomia regionale. Perciò le alleanze, in un sistema che in fondo, anche nella Prima Repubblica, era sostanzialmente bipolare con la DC a destra e il PCI a sinistra (entrambi partner dell’UV in tempi diversi), sono sempre state ispirate a questo principio. La base unionista sa che, quando le simpatie di destra o di sinistra degli uni e degli altri prevalgono sullo scopo fondamentale del Mouvement, gli unici a guadagnarci sono gli avversari, che astutamente aizzano le lotte intestine nello spirito della tattica ben nota del “divide et impera”. E rimettere poi insieme i cocci è dura.
Carlo Curtaz
Passare dal “ni droite, ni gauche”al “ouì, droite!”, può essere dura per la base U.V., tanto che vi è chi assicura che, in vista delle europee, i militanti unionisti si divideranno più o meno così:
a) Gli entusiasti, che apprezzano il pragmatismo del loro capo, voteranno convinti il simpatico Marguerettaz. Se poi Aurelio non ce la facesse, pazienza: 20 o 25 mila voti regalati al Cavaliere dovrebbero comunque servire a tenere a freno i Brunetta ed i Calderoli: l'importante, per il capo, è che di federalismo fiscale in Valle non si parli.
b) I dissidenti, preoccupati per il cinico opportunismo del capo, andranno come niente fosse al comizio della lista, solo terrorizzati dalla prospettiva di trovarsi seduti vicini a Bongiorno o, peggio, a Borluzzi. Poi si recheranno alle urne e, come fecero con Nicco e Perrin, voteranno il Galletto e Louvin. Tanto questa volta il voto, con una sola preferenza, è segreto-segreto.
c) I perplessi, che non ci capiscono più niente, confideranno al capo di aver avuto un attacco tardivo di influenza messicana e di non aver potuto recarsi alle urne. Malattia simulata, certo. Tuttavia, da circa un mese un po' di febbre e di nausea effettivamente ce l'hanno.
18/05/2009
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